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Documento del Vaticano: la crisi come opportunità per un Nuovo Ordine

Articolo del 24/02/2012 

“La situazione attuale del mondo esige un’azione d’insieme sulla base di una visione chiara di tutti gli aspetti economici, sociali, culturali e spirituali”. Questo è l’incipit della prefazione del documento “Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale nella prospettiva di un’autorità pubblica a competenza universale” emesso dal Vaticano, ed in particolare dal Pontificio Consiglio Della Giustizia e Della Pace per conto del Santo Padre, pochi mesi fa. Secondo Benedetto XVI la crisi ”ci obbliga a riprogettare il nostro cammino, a darci nuove regole e a trovare nuove forme di impegno… La crisi diventa così occasione di discernimento e di nuova progettualità“. “Il benessere economico globale, misurato in primo luogo dalla produzione del reddito ed anche dalla diffusione delle capabilities, si è accresciuto, nel corso della seconda metà del XX secolo, in una misura e con una rapidità mai sperimentate nella storia del genere umano”. Queste non sono parole di un economista, ma del Mons. Mario Toso.

Alla luce di quanto sopra esposto, non si può che condividere il pensiero di Adriano Celentano al Festival di Sanremo 2012: “…se c’è una cosa che non sopporto e che mi innervosisce, non soltanto dei preti ma anche dei frati, è che nei loro argomenti, quando fanno la predica, o anche nei dibattiti in televisione, non parlano mai della cosa più importante, cioè del motivo per cui siamo nati. Giornali inutili, come l’Avvenire e Famiglia Cristiana si occupano di politica e delle beghe nel mondo, anziché parlare di Dio…”. Verrebbe da sottolineare che all’elenco occorre aggiungere anche la Santa Sede.

Benedetto XVI, richiamando l’enciclica Pacem in terris, ha espresso la necessità di costituire un’Autorità politica mondiale. Un lungo percorso resta però ancora da percorrere prima di arrivare alla costituzione di una tale Autorità pubblica a competenza universale. Prosegue il manifesto socio/economico/politico della Chiesa: “nel cammino della costituzione di un’Autorità politica mondiale non si possono disgiungere le questioni della governance (ossia di un sistema di semplice coordinamento orizzontale senza un’Autorità superpartes) da quelle di un shared government (ossia di un sistema che, oltre al coordinamento orizzontale,stabilisca un’Autorità super partes) funzionale e proporzionato al graduale sviluppo di una società politica mondiale. A un Governo mondiale non si può pervenire se nondando espressione politica a preesistenti interdipendenze e cooperazioni“.

La Santa Sede individua come uno dei fattori determinanti per la stabilità del sistema monetario mondiale il Fondo Monetario Internazionale che garantirebbe stabilità alla finanza mondiale, regolando la creazione complessiva di moneta e “vegliando” (che termine affettuoso !) sull’ammontare di rischio di credito assunto dal sistema. Il FMI è un istituto specializzato dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) creato insieme alla Banca mondiale durante laconferenza di Bretton Woods nel 1944 e diventato operativo nel 1946; i suoi obiettivi sono l’eliminazione delle restrizioni sul commercio estero, la promozione della cooperazione monetaria internazionale e favorire una crescita equilibrata del commercio mondiale con investimenti su scala globale. In sintesi, il Fondo Monetario Internazionale era nato con l’intento (riuscito) di innescare la globalizzazione che ha determinato la crisi mondiale del debito di cui noi oggi siamo le vittime. Non solo. In passato il FMI ha imposto piani di austerità con conseguente taglio della spesa pubblica, licenziamenti e privatizzazioni (la Grecia in questo senso è un osservatorio privilegiato per noi europei) come condizione per accedere ai propri fondi, legittimando l’aumentando dei costi sociali ed ambientali per le popolazioni dei Paesi che sono stati costretti a richiederne l’intervento. Parafrasando le parole  dell’economista Giulio Tremonti, che di tutto può essere accussato tranne far parte del braccio armato del complottismo ”andare al FMI a chiedere un programma di aiuto equivale per uno Stato più o meno a cedere una quota della propria sovranità nazionale, mettersi il cappio al collo“.

Il Vaticano si rammarica dunque che il Fondo Monetario Internazionale abbia perso la necessaria brillantezza che in passato aveva garantità “stabilità” a livello mondiale. Conclude il documento “Gli Stati moderni, nel tempo, sono divenuti insiemi strutturati, concentrando la sovranità all’interno del proprio territorio. Ma le condizioni sociali, culturali e politiche sono progressivamente mutate (ndr. per merito/colpa di chi ?!). È cresciuta la loro interdipendenza – sicché è divenuto naturale pensare ad una comunità internazionale integrata e retta sempre più da un ordinamento condiviso –, ma non è venuta meno una forma deteriore di nazionalismo,secondo cui lo Stato ritiene di poter conseguire in maniera autarchica il bene dei suoi cittadini.”. Innanzitutto alzi la mano chi di voi non ritiene che la Chiesa Cattolica, per sua natura, abbia sempre avuto posizioni conservatrici su qualsiasi tema sociale. Come mai sulla politica internazionale il Vaticano, invece, è così inspiegabilmente proiettato al futuro? Secondo la visione politica del Vaticano, gli Stati moderni non possono più prescindere da una forma di interdipendenza da una comunità internazionale, mentre coloro che perseguono il bene dei propri cittadini attraverso politiche ed economie autosufficienti, vengono additati come spregevoli Paesi nazionalisti. Sembrerebbe, dunque, che non vi sia più spazio per le sovranità nazionali, che l’esigenza primaria per la pace ed il bene mondiale debba convergere su di un governo mondiale a carattere sovranazionale, non eletto dal popolo e quindi non più rispondente ai principi della democrazia. Tutti noi auspichiamo la pace globale e l’armonia trai popoli: la creazione di una nuova politica globale che si ponga come obiettivi il livellamento delle diseguaglianze, il controllo delle speculazioni finanziarie ed il ritorno all’economia reale, lo sviluppo sostenibili ed ecologico, e chi più ne ha più ne metta…

Il punto non è questo. Il problema è la forma di governance che si vuole mettere in piedi: i cittadini eleggono i propri rappresentanti a livello nazionale; un ristretto insieme di tali rappresentanti, a sua volta, nomina una struttura sovranazionale che avrà un potere decisionale superiore a quello dei singoli Stati. E’ evidente che in questo meccanismo, in questo doppio salto mortale, si perde il potere decisionale del popolo. Le leggi che saranno promulgate dal super-governo non potranno essere in alcun modo contestate; i poteri economici e finanziari soffriranno di un conflitto di interesse mai sperimentato finora, dal momento che nessuno potrà garantire che trai membri del super-governo, non vi siano proprio i finanzieri della globalizzazione. Una struttura autoreferenziale di questo tipo, che accentra potere legislativo, esecutivo, giudiziario, economico e politico, rappresenta più di un pericolo per la libertà dell’uomo.  In sintesi, rischieremo di sperimentare in grande ciò che stiamo vivendo in questi tempi in Italia ed in Grecia: un governo non nominato dai cittadini che decide per il popolo, senza alcun consenso e/o legittimazione.

 
 
 
 
 
 
 
Link al documento Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale nella prospettiva di un’autorità pubblica a competenza universale
 
Fonte: Quinto Potere 

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