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Il 52% degli italiani contro l'euro e Ballarò li terrorizza

Articolo del 11/06/2012

Lo scandaloso cartello mostrato ieri sera a Ballarò Martedì scorso su Rai3 c’era Ballarò. Buttata lì, in maniera abborracciata, la questione della crisi dell’euro e dell’eventualità che si torni alle valute nazionali. Discorsi seri neanche uno. Già è tanto che se ne discuta, direte voi. Per niente. Guardando la trasmissione si è capito dove il Floris voleva andare a parare. 

Ad un certo punto viene mostrato un cartello: Che succederebbe se l’Italia tornasse alla lira? Floris legge con enfasi e perentorietà quattro risposte secche: (1) Svalutazione moneta dal 25% al 60%: lavoratori più poveri, (2) Esempio: un litro di latte passerebbe a 1,70 euro a 5mila lire, (3) Corsa agli sportelli bancari, fuga dei capitali, (4) Aumento dei tassi d’interesse, aumento del debito pubblico. 

Quest’operazione è squallidamente intimidatoria, anzi terroristica, tesa a spaventare la maggioranza degli italiani, a minacciarli, come i preti fanno promettendo l”inferno perpetuo ai peccatori. Un giornalismo davvero fetente, sleale, furfantesco! 

Anzitutto perché Floris non ha detto chi abbia fatto queste fosche previsioni. Quale istituto? Quale organismo scientifico? Nessuno, ovviamente, solo paccottiglia del peggior giornalismo. Una scorrettezza intollerabile. Una mossa tanto più diabolica perché il cartello è stato mostrato sulla scia a quello del Pagnoncelli, ingannando quindi deliberatamente il telespettatore. 


La cosa più grave è che tutte e quattro le asserzioni sono false, prive di ogni base scientifica. 
(1) Tutti gli analisti, gli stessi studi delle maggiori banche europee prevedono, in caso di ritorno alla lira, una svalutazione (rispetto all’eventuale euro-marco tedesco) che può al massimo giungere al 20%. Ripetiamo, al massimo! mentre Floris ha posto il 20 come base minima della forchetta con il massimo del tutto strampalato del 60%. 

(2) Che poi i lavoratori saranno più poveri, questa è un’altra bufala priva di ogni fondamento. Saranno più poveri ove la svalutazione innescasse un violento processo inflattivo. L’economia insegna che non c’ alcun legame automatico tra svalutazione e inflazione. Come la svalutazione della lira dell’autunno 1992 mostrò (Governo Amato) alla svalutazione non corrispose affatto un aumento dei prezzi della stessa portata. Tanto più che, nel caso di inflazione, i lavoratori dipendenti potrebbero pur sempre difendere il potere d’acquisto, ad esempio con la scala mobile o più semplicemente strappando aumenti salariali. 

(3) Un litro di latte passerebbe da 1,70€ a 5mila lire? Che idiozia! Vero è che un litro di latte potrebbe aumentare di prezzo rispetto ad oggi, ma solo ove dovessimo importarlo, ad esempio dalla Germania. Usciti dall’eurozona non dovremmo rispettare le quote latte e visto che il settori lattiero italiano è perfettamente in grado di soddisfare la domanda interna, non solo un litro non ci costerebbe di più, esso potrebbe costarci addirittura di meno (al netto dei costi per eventuali mangimi d’importazione), col vantaggio che rilanceremmo tutto il settore lattiero e caseario nazionale. 

(4) Corsa agli sportelli? Fuga dei capitali? Ma un governo serio, un governo popolare d’emergenza, mentre riavvia la zecca per stampare le lire necessarie a sostituire gli euro e necessarie alla circolazione, per decreto, impedirebbe ogni fuga dei capitali impedendo alle banche di far ritirare ingenti somme di denaro, i depositi verrebbero congelati affinché passi la tempesta. Nel caso le banche dovrebbero essere chiuse, per una settimana almeno, e ai risparmiatori verrebbe concessa la facoltà di ritirare soldi agli sportelli automatici (riprogrammabili in remoto) per prelevare somme quotidiane modeste per acquistare beni di prima necessità. 

(5) Aumento del debito pubblico e dei tassi d’interesse. Questa è un’altra fandonia. Sarebbe verità ove il ritorno alla lira fosse gestito dai medesimi servi della finanza che ci governano oggi. Decisi a restare nel circuito della finanza speculativa internazionale, a onorare i debiti, essi spremerebbero infatti ancor più il popolo lavoratore per pagarli. E’ poi evidente che l’Italia, a lira svalutata, dovrebbe pagare interessi più alti per prendere soldi in prestito. 
Non sarebbe così ove il passaggio alla lira fosse gestito da un governo popolare. Questo ripudierebbe i debiti con la finanza internazionale (default programmato) e ristrutturerebbe la quota di debito che lo Stato ha con banche, enti e cittadini italiani. Nazionalizzando le banche verrebbe di fatto cancellato il debito verso di esse (lo Stato avrebbe un debito con se stesso) e per quanto riguarda i debiti con privati italiani, esso tutelerebbe il risparmio, diciamo sotto la soglia dei 200mila euro, allungando i tempi del rimborso e assicurando un tasso d’interesse fisso garantito. Le rendite in titoli di stato dei grandi redditieri subirebbero la stessa sorte con un significativo aumento delle imposte. Con le ingenti risorse risparmiate grazie a queste misure il tasso d’interesse, che sarebbe cresciuto per il periodo d’emergenza dettato dal passaggio alla sovranità monetaria e dall’inflazione scenderà e se non sarà tenuto troppo basso dalla Banca d’Italia sarà per l’eventuale necessità momentanea di sostenere la domanda di moneta italiana per incoraggiare l’afflusso di valuta straniera (necessaria per le importazioni). La storia dell'Islanda insegna.

Chissà quanto tempo dovrà passare affinché si possa spiegare, anche in Tv, questi concetti agli italiani. Per adesso la televisione è la principale arma di distruzione in massa di coscienze in mano ai dominanti.

Fonte: http://sollevazione.blogspot.it/2012/06/il-52-degli-italiani-contro-leuro.html#more

Tratto da: http://risveglioglobale.blogspot.it/2012/06/il-52-degli-italiani-contro-leuro-e.html

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