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La Grecia tornera' alla dracma: ora lo dice la Ue

Articolo del 26/04/2012

Il crollo dell’euro non è più accademia. È un’ipotesi che comincia ad aleggiare, per quanto come evento estremo, tra le stesse istituzioni Ue a dispetto delle continue rassicurazione di Bruxelles. Come scoperto da un giornale greco, un contratto della Banca Europa per gli Investimenti contiene una clausola che prevede l’obbligo di rinegoziare in caso di reintroduzione della dracma.

BRUXELLES – Il crollo dell’euro non è più un’ipotesi di scuola, puramente accademica, o frutto di una speculazione dei mercati. È un’ipotesi che ormai a quanto pare comincia ad aleggiare, per quanto come evento estremo e non probabile, tra le stesse istituzioni Ue a dispetto delle continue rassicurazione di Bruxelles. Almeno per quanto riguarda la Bei (Banca Europa per gli Investimenti), la banca comunitaria creata nel 1957, il cui capitale sociale è sottoscritto da tutti gli stati membri Ue. Essa provvede a finanziamenti (in forma di prestiti agevolati) nel quadro degli obiettivi di sviluppo regionale e infrastrutturale dell’Unione. La Bei ha già previsto un totale di 600 milioni di euro entro al 2013 (1,4 miliardi di euro entro il 2015) per la Grecia nell’ambito degli aiuti al paese in difficoltà.

La Banca, stando a quanto rivelato dal quotidiano greco Kathimerini, ha già previsto una “clausola” per i negoziati per un finanziamento da 70 milioni di euro alla società Ppc (Public Power Corporation), il colosso elettrico ellenico, che prevede l’obbligo di rinegoziare in caso di reintroduzione della dracma. Un evento, viene precisato, che avvenga sia per la fuoriuscita della Grecia dall’eurozona, sia però anche del collasso dell’Unione Monetaria.

La Ppc ha riferito la questione al ministero delle Finanze di Atene non appena, leggendo le carte, si è resa conto che la clausola non era rivolta solo a lei, ma in generale fosse destinata a diventare base della politica creditizia della Bei nei confronti di Atene. Non basta, secondo fonti Bei, citate dal giornale, la Banca si accinge a introdurre clausole analoghe per tutti gli altri paesi sotto programma di aiuti, e cioè Portogallo e Irlanda, e avrebbe in animo di estenderle a tutti i paesi dell’eurozona.

Contattata da chi scrive, la stessa Bei non ha smentito la rivelazione di Kathimerini. «Non capiamo il perché di tanta attenzione mediatica – dice, sorprendentemente, Sabine Parisse, uno dei portavoce della Banca – si tratta di clausole normali nel mondo bancario, che prevedono che le scadenze del contratto debbano essere pagate nella moneta in vigore in quel momento. Tutto qui». Tutto qui? Immaginare che a scadenza dei contratti di finanziamento possa non esserci più l’euro non è certo roba di poco conto. È come se una grande banca pubblica Usa inserisse una clausola sulla possibile cessazione di esistenza del dollaro nei finanziamenti a imprese americane.

Un certo imbarazzo ha rivelato la Commissione Europea, che non ha voluto esprimersi a chiare lettere in materia. Amadeu Altafaj, portavoce del commissario agli Affari economici e monetari Olli Rehn, si è limitato a osservare che «l’Unione Europea e la comunità internazionale (leggi Fmi, ndr) hanno preso tutte le misure necessarie affinché non ci sia pericolo che la Grecia possa lasciare l’euro o che l’Unione monetaria possa disfarsi». I mercati, evidentemente, la vedono in modo molto meno ottimistico, a giudicare almeno dall’andamento degli spread. Se un importante finanziario organo Ue come la Bei vuole tutelarsi dal rischio di un ritorno delle valute nazionali, c’è davvero di che preoccuparsi.

Fonte: http://www.linkiesta.it/grecia-dracma-ritorno#ixzz1ssryQW7Q

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