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12/01/2012 Corte Costituzionale respinge il referendum

Dopo un giorno e mezzo di camera di consiglio dalla Corte costituzionale una doppia bocciatura. Inammissibili le due richieste presentate dal comitato per l'abrogazione totale della legge Calderoli o solo in parte. Parisi: "Non sono sorpeso, battaglia continua". Di Pietro: "Deriva antidemocratica. Fatto favore al capo dello Stato". Il Quirinale: "Insinuazione volgare e gratuita"  

ROMA - La Consulta ha bocciato con un doppio no entrambi i quesiti presentati dal comitato promotore del referendum sulla legge elettorale: sia, dunque, quello che chiedeva l'abrogazione totale della Calderoli, sia quello che ne chiedeva l'abrogazione per parti. 

"La Corte costituzionale, in data 12 gennaio 2012, ha dichiarato inammissibili le due richieste di referendum abrogativo riguardanti la legge 21 dicembre 2005, n. 270 (Modifiche alle norme per l'elezione della camera dei deputati e del senato della repubblica). La sentenza sarà depositata entro i termini previsti dalla legge", si legge nel comunicato. La corte era in plenum, con tutti i 15 giudici in carica: il presidente Alfonso Quaranta e giudice relatore Sabino Cassese.


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La decisione, attesissima, 3 è arrivata dopo un giorno e mezzo di camera di consiglio. Già nei giorni scorsi erano circolate indiscrezioni secondo cui i giudici erano orientati a respingere 4 la possibilità della consultazione elettorale.  

A quanto si apprende, per i giudici costituzionali non ci sono "aspetti di merito rilevanti" nei due quesiti di illegittimità proposti dal comitato elettorale per abrogare la legge elettorale, questo il motivo della loro inammissibilità. La legge Calderoli però secondo i giudici andrebbe comunque cambiata. Nella motivazione che verrà depositata nei termini di legge, la Corte Costituzionale solleciterebbe comunque il Parlamento a cambiare il Porcellum.

Le reazioni. Arturo Parisi, uno dei promotori della raccolta di firme sui quesiti referendari, non è stupito della decisione. "Anche se il prolungamento della camera di consiglio aveva aperto la nostra attesa alla speranza, tutto posso dichiararmi fuorchè sorpreso", ha commentato. "Noi abbiamo fatto la nostra parte" afferma l'esponente Pd, "continueremo la nostra battaglia per interpretare il milione e duecentomila firme raccolte, in modo diverso in Parlamento e ancor più di prima all'esterno di esso". 

"Non ci fermeremo", aggiunge Andrea Morrone, presidente del comitato promotore, ricordando come non sia la prima volta e non sarà l'ultima che un'iniziativa referendaria viene bocciata dalla Corte Costituzionale, "ma la nostra battaglia per il sistema maggioritario e per la democrazia in Italia continuerà e non si ferma di certo adesso". 

Fra le prime reazioni durissima quella di Antonio Di Pietro: "L'Italia si sta avviando lentamente verso una rischiosa deriva antidemocratica: manca solo l'olio di ricino", ha detto a caldo il leader dell'Italia dei Valori. "E' tempo di scendere nelle piazze e di passare alla protesta attiva per non assistere più a questo scempio di democrazia", chiede l'ex magistrato, che attacca: "Quella della Corte non è una scelta giuridica ma politica per fare un piacere al capo dello Stato, alle forze politiche e alla maggioranza trasversale e inciucista che appoggia Monti, una volgarità che rischia di farci diventare un regime".

A stretto giro, arriva la reazione del Quirinale, dove si rileva che parlare della sentenza odierna della Corte Costituzionale come di una scelta adottata "per fare un piacere al Capo dello Stato" è una insinuazione volgare e del tutto gratuita, che denota solo scorrettezza istituzionale.

Le parole di Di Pietro non piacciono neanche a PierFerdinando Casini, che sottolinea come la Consulta vada "rispettata sempre ed è evidente che ora tocca al Parlamento rifare una legge elettorale che garantisca ai cittadini la possibilità di scegliere". 

Deluso Pierluigi Bersani, che chiede ora al Parlamento di agire. "Chi come noi ha dato un aiuto decisivo alla raccolta di firme, non può certo gioire per la decisione della Consulta ma la rispettiamo. Adesso tocca al Parlamento agire e noi da domani siamo impegnatissimi a cambiare il porcellum", commenta il segretario del Pd.
Sulla stessa linea Massimo D'Alema, che sottolinea l'obbligo morale del Parlamento a cambiare rapidamente la legge elettorale, perché quella "attuale è insostenibile e inaccettabile per i cittadini". 

E' d'accordo Italo Bocchino: il Parlamento deve occuparsi subito di una nuova legge elettorale, dando risposta alla richiesta venuta da oltre un milione di italiani. "Serve una legge elettorale che restituisca agli italiani la possibilità di scegliere i loro deputati e senatori", dice il vicepresidente di Fli.

Roberto Maroni si attendeva la decisione della Corte Costituzionale, "ma ora la legge elettorale va cambiata altrimenti si offenderebbe il sentimento democratico dei cittadini". 

Per Mario Segni è un giorno triste, "in cui l'Italia ha perso l'occasione per sbarazzarsi di una delle peggiori leggi che siano mai state approvate". Anche Nichi Vendola parla di "immensa amarezza" di fronte a una sentenza della Corte Costituzionale "che frustra la strarispante domanda di cambiamento che si era espressa attraverso attraverso 1,2 milioni di firme di cittadini".

 

Fonte: http://www.repubblica.it/politica/2012/01/12/news/consulta_respinto_referendum-27979781/?ref=HRER3-1

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