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12/01/2012 Iran: killers all’opera

 

Un esperto nucleare che lavorava nel sito di Natanz, specializzato nell’arricchimento dell’uranio, è stato ucciso ieri a Teheran in un attentato. Mustafa Ahmadi Roshan era nella sua auto quando una moto si è avvicinata piazzando una bomba magnetica sulla vettura che, secondo testimoni, è esplosa subito dopo causando anche un secondo morto ed il ferimento di altre due persone. Lo riferiscono i media iraniani, precisando che l’attentato è avvenuto nella parte nord della città, vicino all’Università.

Mustafa Ahmadi Roshan, professore universitario, lavorava al sito si arricchimento nucleare di Natanz, dove sono presenti oltre 8000 centrifughe. Lo ha riferito l’agenzia Mehr. L’attentato, avvenuto intorno alle 8.30 (le 6 in Italia) è stato messo a segno con un ordigno magnetico attaccato alla vettura da un motociclista.

Ahmadi Roshan era docente di industria del petrolio e supervisionava un dipartimento nell’impianto nucleare per l’arricchimento dell’uranio a Natanz, nella provincia di Isfahan, nell’Iran centrale. Aveva 32 anni, si era laureato una decina di anni fa in Chimica degli Idrocarburi presso un altro ateneo della capitale iraniana, l’Università Tecnologica “Sharif”.

E’ l’ennesimo episodio simile. Il 12 gennaio 2010, un altro scienziato nucleare di fama internazionale, Masoud Ali Mohammadi, era stato ucciso dall’esplosione di una moto-bomba mentre usciva di casa a Teheran. Il 23 luglio 2011 era toccato al fisico nucleare Daryoush Razaei, 35 anni, assassinato a Teheran da sconosciuti in motocicletta che gli hanno sparato davanti a casa. La moglie era con lui ed è stata ferita. Il 29 novembre scorso, è toccato a uno dei “cervelli” della ricerca atomica iraniana, il fisico nucleare Majid Shahriyari, ucciso da un’esplosione nella sua auto a Teheran in circostanze simili all’omicidio di stavolta: una bomba attaccata al finestrino della sua auto.

L’uccisione di Mustafa Ahmdi-Roshan potrebbe quindi essere solo l’ultimo fino ad ora degli omicidi che negli ultimi anni ha visto scienziati e docenti iraniani del settore nucleare. Ogni volta Teheran ha accusato Israele e l’Occidente di esserne responsabili. Non a caso, il vice governatore della provincia di Teheran, Safar Ali Baratloo, ha subito puntato l’indice contro Israele come mandante dell’omicidio. “La bomba magnetica era dello stesso tipo di quelle già utilizzate in precedenza per gli assassinii di altri scienziati, ed è opera dei sionisti”, ha accusato.

Di sicuro la pista interna è da escludere e anche questo omicidio, per stile e modalità somiglia ad una vera e propria esecuzione e fa sentire odore di servizi segreti, occidentali o israeliani, da chilometri di distanza. Altro che sanzioni, controlli dell’IAEA, negoziati: la strada scelta dal mondo occidentale per contrastare il programma nucleare iraniano assomiglia molto di più a quella di un serial killer che lascia dietro di se una lunga scia di sangue.

D’altronde, l’uccisione degli scienziati racchiude una serie di messaggi precisi. Messaggi politici. Il primo messaggio è diretto: gli avversari di Teheran, Usa e Israele in testa, stanno facendo di tutto per ostacolare il programma atomico, e non solo dal punto di vista diplomatico. Il corollario al messaggio è che la lista di ricercatori e scienziati da eliminare fisicamente non è ancora terminata.

Il secondo messaggio è rivolto al regime iraniano: la serie di attacchi, comprese le misteriose esplosioni in fabbriche e siti strategici, sono una sfida agli apparati di sicurezza. Il governo di Teheran ha creato una speciale unità per proteggere le figure legate al programma nucleare, ma fino ad ora non sembra particolarmente efficiente; é quindi probabile che il delitto avrà delle conseguenze politiche interne e che le prossime mosse vedranno una decisa ristrutturazione dell’apparato di sicurezza.

E proprio in tema di sicurezza interna si colloca un altro messaggio implicito: i servizi segreti non solo occidentali, ma anche quelli israeliani e forse anche quelli sauditi, hanno possibilità di agire in Iran con una certa frequenza ed una discreta impunità. Hanno dei loro team in loco e probabilmente contano su elementi locali, arruolati tra chi detesta gli ayatollah.

E’ interessante notare che lo scienziato è stato ucciso con un modus operandi già impiegato in passato con efficacia: i killer si avvicinano in moto e applicano una bomba magnetica alla vettura del bersaglio. Per eseguire l’azione bisogna essere professionisti ben addestrati, conoscere bene il territorio, soprattutto per garantirsi la fuga, e contare su una rete d’appoggio locale operativa.

In ogni caso, l’obiettivo degli omicidi è spargere terrore e creare una forte pressione psicologica, accusando parallelamente l’Iran di essere lui a spargere terrore. O a minacciare di farlo. Chiaramente, questo nuovo episodio alzerà ancor più la tensione in un’area già surriscaldata dalle provocazioni politiche di tutte le parti in gioco, con UE e USA pronti a comminare nuove sanzioni e l’Iran pronto a chiudere lo stretto di Hormuz. La risposta di Teheran, in qualche modo è inevitabile, perché in questa guerra (perché di guerra si tratta, altro che azioni diplomatiche) nessuno è disposto a risparmiare colpi.

La prima reazione di Teheran è stata quella di riunire la commissione per la Sicurezza nazionale e la Politica estera del Parlamento (Majlis) con la partecipazione delle autorità governative in materia di sicurezza e intelligence. Gli studenti delle università di Teheran hanno indetto per sabato una manifestazione contro l’attentato e hanno rinnovato il loro sostegno alla Guida Suprema, Al Khamenei, affermando l’intenzione di proseguire nella strada che stava percorrendo lo scienziato ucciso. Al contrario delle attese delle Cancellerie occidentali, che puntavano alle divisioni interne tra riformisti e conservatori, il regime, sull’aggressione straniera, si ricompatta.


Fonte: http://www.altrenotizie.org/esteri/4600-iran-killers-allopera.html

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