Crea sito

18/01/2012 LA SICILIA E' IN RIVOLTA

 

Ancora contro la Manovra del Governo Monti, questa volta a ribellarsi è un’intera regione e i Tg di tutta Italia non ne parlano.

 
Gli autotrasportatori della regione Sicilia, per ribellarsi alle iniquità della Manovra Monti si sono riuniti nel “Movimento dei forconi” e sono entrati in sciopero, una vera e propria rivoluzione; la protesta è soprattutto contro le accise che stanno colpendo la Trinacriache per ogni 1000 euro ne paga 596 di tasse allo Stato.

Alla rivolta pacifica ha aderito moltissima gente, nonostante tutte le città siciliane stiano risentendo dei blocchi, che hanno causato notevole rallentamento del traffico.

Agrigento, Palermo, Caltanissetta, Gela, manifestazioni, con blocchi stradali pacifici, che non creano problemi alle forze dell’ordine, in tutte le maggiori città della regione, di cui le televisioni nazionali e la stampa non hanno fatto parola.

Da ieri in Sicilia è rivoluzione e l’Italia non ne sa nulla, una rivoluzione contro il Governo che, secondo i manifestanti, ha ridottola Sicilia ad un vero e proprio collasso economico.

Soltanto i giornali locali e del Mezzogiorno hanno reso nota la notizia di quello che sta accadendo in Sicilia.

Il Movimento dei Forconi

Il Movimento dei Forconi aveva come obiettivo quello di paralizzare la Sicilia, bloccando tutti i punti più importanti dell’isola; e così presidi di persone e Tir hanno bloccato le strade principali di tutte la maggiori città della Sicilia.

Il movimento però doveva creare disagi non solo a livello regionale, ma a tutta Italia, per attirare l’attenzione sui gravi problemi in cuila Siciliaversa dopola Manovra Monti.

A partecipare alla rivolta sono più di 100 mila persone, anche se per i prossimi giorni si spera in una partecipazione molto più massiccia da parte degli abitanti dell’isola; per il momento tra i manifestanti c’erano agricoltori, autotrasportatori, commercianti, artigiani e pescatori.

La manifestazione di protesta iniziata ieri notte in Sicilia, durerà fino al 20 gennaio 2012, quindi la regione rimarrà bloccata per ben 4 giorni durante i quali, per forza di cose, le conseguenze del blocco toccheranno l’intera nazione.

 

 Canali mediatici oscurantisti

La cosa che però fa porre molte domande è perché di tutto questo fermento, di tutta questa agitazione che ha fermato un’intera regione italiana non sia stata fatta parola dai servizi mediatici del nostro Paese nella giornata di ieri.

Anzi, un totale oscuramento della notizia ha cercato di trascurare la mobilitazione che stava avvenendo in Sicilia.

Così i protestanti si sono rivolti alla rete per divulgare il loro pensiero, facendo circolare tramite internet le ragioni della protesta, attraverso Social Network come facebook dove la notizia è rimbalzata da un profilo all’altro riuscendo in qualche modo a far prendere coscienza agli italiani di quello che sta accadendo.

Questo ha provocati i primi accenni di una timida rivolta anche in Calabria.

 

Fonte: http://www.investireoggi.it/news/la-sicilia-e-la-rivoluzione-dei-forconi/ 

 

Riporto un altro articolo che chiarisce meglio le motivazioni:

è il passa-parola che sta estendendo a macchia d’olio la protesta da una parte all’altra della Sicilia. E ormai non ci sono soltanto i camionisti perché si sono aggiunti agricoltori e pescatori che hanno cominciato a presidiare anche strade statali, ferrovie e porti, rallentando la circolazione di auto, treni e perfino dei traghetti.

«Non ci difende nessuno e allora facciamo da soli», dice un camionista fermo davanti al suo Tir sull’enorme piazzale del casello di San Gregorio dell’autostrada Catania-Messina, ormai completamente invaso da grossi bestioni con rimorchio. Gli organizzatori hanno chiamato questi cinque giorni di blocco «operazione Vespri siciliani» e il riferimento non è ai militari mandati in Sicilia dopo le stragi di mafia del 1992 ma alla storia, al 1282, alla rivolta popolare della Sicilia contro l’invasore francese. Stavolta, però, l’«invasore» si trova a Roma, è il governo - e qui non fanno distinzione tra il prima e il dopo per le condizioni di lavoro e dell’economia siciliana: «Sono aumentati il costo del gasolio, quello dei pedaggi, quello dei traghetti per attraversare lo Stretto, davvero non ce la facciamo più», dice il signor Salvatore che da anni va avanti e indietro lungo tutta la Penisola portando frutta e verdura dalle serre del Ragusano fino ai mercati del Nord Italia.

Il movimento l’hanno chiamato «Forza d’urto», l’obiettivo è quello di farsi sentire il più possibile per fare entrare i problemi dell’isola nell’agenda politica. By-passando i partiti, il governo della Regione, i politici locali. E dunque niente bandiere se non quelle gialle e rosse con la trinacria, la bandiera della Sicilia. A San Gregorio, come ai caselli di Messina, come lungo l’autostrada per Palermo, come sulle statali interne dell’isola, le auto passano, ma attraverso strette corsie tracciate dai camion. In altre zone sono gli stessi Tir, che avanzano a passo d’uomo e fanno su e giù lungo lo stesso tratto di strada, a rallentare la circolazione: «Non vogliamo esasperare gli animi perché vogliamo la popolazione al nostro fianco, vogliamo fare capire che qui è in discussione il futuro della nostra terra», ripetono. Mariano Ferro, agricoltore e leader dei «Forconi», uno dei movimenti che ha aderito all’Operazione Vespri siciliani, spiega: «Il nostro appello è rivolto a tutti i siciliani che vogliono combattere la politica corrotta e incapace, i sindacati imbelli, le associazioni finte, il caro carburante, le cartelle esattoriali con tassi da usura, l’arroganza delle banche, la burocrazia cieca e ottusa». Tra le organizzazioni coinvolte c’è anche l’Aias di Giuseppe Richichi.

Fonte: http://www3.lastampa.it/economia/sezioni/articolo/lstp/438742/


Ecco alcuni video:

 

 

HomePage