Crea sito

20/01/2012 Decreto liberalizzazioni, via libera alla trivellazione selvaggia

Trivellazioni

Le norme contenute nella bozza del decreto liberalizzazioni, se confermate, darebbero il via alle trivellazioni selvagge sul territorio italiano

Il decreto liberalizzazioni verrà presentato ufficialmente oggi; solo quando avremo davanti il testo ufficiale, potremo fare considerazioni certe e trarre conclusioni. Per adesso, ci limitiamo a commentare le bozze che arrivano ogni giorno dagli ambienti governativi. L'ultima, uscita ieri sera, non risparmia brutte sorprese.

 

Resta intatta la norma ammazza-referendum, ma è scomparso il capitolo sulle concessioni delle spiagge, che limitava a 4 anni la durata della concessione e di fatto impediva la possibilità di costruire e cementificare da parte dei privati. In compenso sono apparsi tre articoli a dir poco inquietanti, che se dovessero risultare nel testo definitivo autorizzerebbero la trivellazione selvaggia del territorio e delle acque italiane.

 

Si investe di più in infrastrutture estrattive, si dimezzano, e più, i limiti per le trivellazioni in mare, si liberalizzano le concessioni. D'ora in avanti, a meno che non sia espressamente vietato, sul suolo italiano si potrà trivellare praticamente ovunque.

 

Ma guardiamoli nel dettaglio, gli articoli incriminati. Sono i numeri 20, 21 e 22. L'articolo 20 recita che “al fine di favorire gli investimenti di sviluppo delle risorse energetiche nazionali strategiche di idrocarburi, garantendo maggiori entrate per lo Stato, [...] sono stabilite le modalità di destinazione di una quota di tali maggiori entrate per lo sviluppo di progetti infrastrutturali e occupazionali di crescita dei territori di insediamento degli impianti produttivi e dei territori limitrofi”.

 

Nella relazione allegata si spiega che l'articolo dovrebbe “consentire nell’immediato di realizzare investimenti di sviluppo pari, nella sola Regione Basilicata, a 6 miliardi di euro, garantendo una produzione aggiuntiva di idrocarburi nei prossimi 20 anni per un valore economico di almeno 30 miliardi di euro ed entrate aggiuntive per lo Stato (tra royalties e entrate fiscali) pari ad almeno 17 miliardi”. A livello nazionale si passerebbe da una produzione di circa 80mila barili al giorno a 104mila.

 

Procediamo oltre. È l'articolo 21 che avrebbe le peggiori conseguenze ambientali. Infatti al comma 2 recita: “All’articolo 6, comma 17, secondo e quarto periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152, le parole 'dodici miglia' sono sostituite con le parole 'cinque miglia'”. Le miglia di cui si parla sono quelle di distanza dalla costa a cui è consentito trivellare. Ad oggi non si può forare il fondale marino a meno di 12 miglia marine dalla costa; da domani, se il decreto sarà approvato in questa versione, il limite verrà più che dimezzato.

 

Al comma successivo dello stesso articolo, una vera e propria chicca: “All’articolo 6, comma 17, secondo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152, le parole 'linee di base' sono sostituite con le parole 'linee di costa'”. Le linee di base sono delle linee che uniscono i tratti salienti della costa e vengono utilizzate in ambito internazionale per stabilire le distanze da terra. A volte, in casi di golfi o coste frastagliate tali linee non seguono l'andamento della costa ma comprendono ampie porzioni di mare. Dunque scrivere 'linee di costa' al loro posto significa andare a recuperare qualche decina di metri in più per trivellare. Metri che – come lascia intendere un'analisi de Il Fatto Quotidiano – sono necessari al famoso progetto di trivellazione alle isole Tremiti, in Molise.

 

Nella relazione allegata, poi, si fa notare come la decisione di abbattere i limiti per le trivellazioni in mare sia dovuta anche a motivi per così dire esterni: “Si rileva che tra le ragioni che hanno indotto, lo scorso 9 settembre, Standard & Poor’s ad alzare il rating di Israele ad ‘A+’ da ‘A’, c’è stata proprio la decisione del governo israeliano di sviluppare le attività di ricerca e prospezione degli idrocarburi nelle proprie acque territoriali”. Ecco che si compie il ricatto dei mercati, attraverso una delle loro armi più micidiali: le agenzie di rating.

 

Infine, l'articolo 22, chiamato non a caso “Semplificazione e liberalizzazione delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi”, è quello della liberalizzazione vera e propria, in cui di fatto si autorizza chiunque a trivellare ovunque, a meno che non sia espressamente vietato per vincoli ambientali.

 

Insomma, se i tre articoli in questione verranno confermati nel testo ufficiale, l'intero territorio nazionale sarà in pericolo. Potrebbe partire una folle corsa all'oro nero, in terra come sui fondali marini, senza alcun rispetto dell'ambiente e con il rischio di generare disastri inimmaginabili. Ci ricordiamo della Deepwater Horizon?

 

Fonte: http://www.ilcambiamento.it/legislazione_ambientale/decreto_liberalizzazioni_trivellazioni_selvagge.html

HomePage