Crea sito

08/02/2012 Cosa sta accadendo in Grecia

"«Oggi non verrò a prendere Anna. Non posso più prendermi cura di lei. Abbiatene cura voi. Sua madre». Questo l’agghiacciante biglietto fatto recapitare ad una maestra d’asilo di Atene pochi giorni dopo Natale. In Grecia, la crisi finanziaria ha portato le famiglie a una tale disperazione che alcune stanno dando via la cosa più preziosa per tutti: i bambini." (Reportage BBC)

Ecco una sintesi della storia, tratta da Wikipedia:

"È lo stesso presidente George Papandreou, a fine 2009, subito dopo le elezioni a dichiarare il rischio di bancarotta del Paese.[2]

All'inizio del2010, in seguito al downgrading da parte delle agenzie di rating internazionali,[3]si son diffusi timori di una crisi del debito pubblico[4]relativamente ad alcuni Paesi della Zona Euro,[5]ed in particolare: la Grecia, la Spagna, l'Italia, l'Irlanda,[6], il Portogallo e Cipro.[7]

Nei primi giorni dimaggio2010[8]è stato definito un pacchetto di 110 miliardi di Euro di aiuti in 3 anni da parte dei paesi della zona euro forniti alla Grecia[9].

 

La situazione non sembra migliorare nel2011, in quanto le agenzie di rating Moody's,Standard & Poor's e Fitch tagliano ulteriormente il rating della Grecia portandolo rispettivamente a Caa1 (insolvente), a CCC (debito altamente speculativo) e a CCC (vulnerabile)[10], cosa che costringe il governo ad effettuare nuovi tagli per 6,5 miliardi di euro e nuove privatizzazioni al fine di ottenere nuovi prestiti da parte dell'Unione Europea e del Fondo Monetario Internazionale[11]; la crisi ha riverbero anche sulla situazione occupazionale del paese, con un tasso di disoccupazione che a febbraio2011raggiunge il 15,9%.[12]Dopo l'approvazione da parte del parlamento greco di un nuovo piano di austerità che imporrà al paese ellenico tagli per ben 28 miliardi di euro entro il2015, l'Unione Europea dà il via libera alle ulteriori tranche di aiuti per tutto il2011.[13]Il25 luglio2011Moody'staglia il rating greco di altri tre livelli portandolo da Caa1 a Ca, dando per certo il default della nazione.[14]Nel settembre 2011 il governo greco vara un'ulteriore manovra tassando gli immobili allo scopo di recuperare 2,5 miliardi di euro utili a raggiungere un'ulteriore tranche di aiuti pari a 8 miliardi di euro[15]; nel frattempo il vice-cancelliere tedesco Philipp Rösler ha sostenuto la possibilità del default greco per uscire dalla crisi dell'euro.[16]La finanziaria sull'immobile non basta e il giorno 21 dello stesso mese il governo ellenico si vede costretto a formulare una drammatica manovra che prevede un ulteriore taglio alle pensioni, la messa in mobilità di 30.000 dipendenti statali già dal2011e il prolungamento della precedente tassa sugli immobili fino al2014.[17]A questo punto viene istituita una troika formata da FMIBCE ed UE e grazie al suo verdetto sulla situazione della Grecia riesce a convincere la Germania ad attivare il fondo salva-stati, che garantisce alla Grecia ulteriore ossigeno economico.[18]Il governo Papandreou tenta di sottoporre a referendum il piano di salvataggio ma la minaccia da parte dell'Europa di sospendere gli aiuti economici gli impone il dietrofront, e a quel punto il premier ellenico annuncia le sue dimissioni ed il passaggio ad un governo di unità nazionale guidato da Lucas Papademos[19], con le elezioni politiche pianificate per aprile2012.[20]Nel frattempo il paese torna a vivere il fenomeno migratorio del dopoguerra verso altri continenti, in particolare il flusso caratterizza laureati greci che cercano opportunità prevalentemente in Australia, ma anche in RussiaIran e Cina.[21]

 

Ad inizio 2012 l'agenzia Fitch dà per certo il default della Grecia[22] e la Germania, paese maggiormente esposto verso il debito greco, si vede respingere la proposta di trasferire la sovranità nazionale del paese ellenico a Bruxelles.[23]"

 

A quanto ammonta il debito della Grecia

Secondo le stime del 30 settembre 2010 Il debito della Grecia ammonta a 340 miliardi di euro, 48 miliardi di euro sono in mano alle banche greche, 22 miliardi sono in mano ai fondi pensioni della Grecia, 130 miliardi sono in mano a investitori pubblici BCE, FMI Ue Banca Mondiale, 140 miliardi sono in mano ai privati, così suddivisi:
63 miliardi in mano ai francesi, 40 miliardi ai tedeschi 15 ,1 ai britannici, 10, in mano ai
portoghesi, 4,7 miliardi in mano agli italiani.
Di 340 miliardi di debito solo 110 sono garantiti dalla Bce e dal FMI.

Le prossime scadenze nel 2011 scadono 22 miliardi di euro, nel 2012 scadono 33 miliardi di euro, nel 2013 scadono 29 miliardi di euro, nel 2014 scadono 32 miliardi di euro, nel 2015 scadono 20 miliardi di euro. (Fonte)

 

Qual'è l'origine del debito

La crisi di sovraccumulazione di capitale e merci, manifestatasi nel 2008 come crisi finanziaria, ha cambiato faccia e si presenta nella forma di crisi del debito statale, ovvero sotto forma di crescita incontrollata del debito e del deficit pubblico, che è aumentato mediamente dal 2,2% del 2007 al 10,1% di fine 2009. Questo perché lo Stato, come ha sempre fatto dinanzi ai fallimenti del mercato autoregolato, è dovuto correre al salvataggio di imprese e banche. Gli aiuti di Stato al settore bancario hanno superato i 14mila miliardi di dollari, una cifra, pari a un quarto del Pil mondiale, che non ha paragoni nella storia. Tutto questo allo scopo di evitare un collasso generalizzato del modo di produzione.

Tuttavia, la crisi non è risolta, come provano i 50 milioni di disoccupati in più a livello mondiale nel 2009. Inoltre, la riduzione del costo del denaro e la massa di liquidità statale immessa nel sistema finanziario hanno scatenato una nuova speculazione verso le materie prime e soprattutto verso i titoli del debito pubblico e le valute. La crisi attuale, dunque, ingigantisce il debito e rende più difficile finanziarlo a causa della stagnazione dell’economia, che riduce il gettito fiscale dello Stato.

Di conseguenza, gli Stati che hanno una struttura produttiva più fragile sono percepiti dai mercati finanziari come cattivi creditori, e hanno difficoltà a collocare sul mercato titoli del debito pubblico, se non a costi (rendimenti) più alti. In questo modo, tali stati hanno difficoltà non solo a finanziare il nuovo debito ma anche gli interessi su quello pregresso, con il rischio di andare in bancarotta. È quanto sta accadendo ai paesi della periferia dell’area euro.

Si tratta di Paesi, come la Grecia, il Portogallo, e la Spagna, con una struttura industriale più fragile di quella dei paesi centrali della Ue e che spesso hanno seguito il modello Usa di crescita basato sull’indebitamento delle famiglie, come la Spagna (l’85% del Pil contro il 40% dell’Italia). La Grecia si è affidata all’uso di derivati, assecondando il consiglio di due grandi banche Usa, tra cui Goldman Sachs, allo scopo di evitare di ascrivere i finanziamenti nel debito. Allorché il trucco contabile è venuto fuori, il debito ed il deficit sono schizzati in alto, e il mercato ha costretto la Grecia ad offrire rendimenti più alti per collocare il suo debito pubblico. Il rischio, ora, sembrerebbe essere quello del fallimento della Grecia e degli altri paesi della fascia periferica dell’euro. (Fonte)

Un documentario prodotto e diffuso tramite internet cerca di capire come è stato accumulato l’enorme debito pubblico del paese e punta il dito contro i responsabili. Tutti parlano di “Debtocracy”, un documentario dei giornalisti Katerina Kitidi e Aris Hatzistefanou sulla crisi greca. Girato con i loro risparmi e i contributi di qualche amico, il documentario è stato pubblicato gratuitamente su http://www.debtocracy.gr/ . In meno di dieci giorni lo hanno visto quasi 600mila persone. I protagonisti di questo documentario (circa 200 personalità) hanno firmato una petizione per l’istituzione di un comitato internazionale che investighi sull’origine del debito e individui i responsabili. La Grecia avrebbe il diritto di rifiutare il rimborso del suo “debito ingiustificato”, cioè del debito accumulato attraverso atti di corruzione commessi contro l’interesse della società. “In quasi 40 anni due partiti, tre famiglie politiche e alcuni grandi imprenditori hanno portato la Grecia al fallimento. Questa gente ha smesso di pagare i cittadini per salvare i suoi creditori”. Il documentario  mostra come seguendo l'esempio dell’Ecuador e dell’Argentina si deve stilare un rapporto di un comitato di esperti che può essere utilizzato come strumento di negoziazione per cancellare una parte del debito dimostrandolo illegale. (Fonte)

Ecco il documentario:

 

I cosiddetti "salvataggi" dei paesi non sono destinati, come ci si potrebbe aspettare, per soddisfare le esigenze di una popolazione in difficoltà, ma perché il Paese "salvato" affronti il pagamento d'interessi su un debito contratto con istituzioni finanziarie senza scrupoli. Questi "aiuti" sono condizionati da misure di adeguamento che soffocano ancora di più la popolazione, e anche, nel caso della Grecia, a compromessi, come l'acquisizione di armi, che non fanno altro che aumentare il deficit. Il denaro dei nuovi prestiti finisce così nelle mani di chi ha causato la crisi e dei fabbricanti di armi. Non sono salvataggi, sono truffe in piena regola.

 

Quali misure sono state prese dal governo 

- Riduzione degli stipendi e delle pensione fino al 30 per cento.

- Taglio dello stipendio minimo a 600 euro.

- Drastico aumento dei prezzi (gasolio e benzina, 100 per cento; elettricità, riscaldamento, gas, trasporti pubblici, 50 per cento).

- Un terzo delle 165mila imprese commerciali è fallito, un terzo non è più in grado di pagare gli stipendi. Ovunque ad Atene si possono vedere cartelli gialli con la scritta "Enoikiazetai" in rosso – "Affittasi".

- In questa miseria i consumi (l'economia greca è stata sempre molto incentrata sui consumi) si sono ridotti in modo catastrofico. Le coppie con un doppio stipendio (il cui reddito familiare arrivava fino a 4mila euro) si trovano improvvisamente ad avere solo due sussidi di disoccupazione di 400 euro, che per di più cominciano a essere versati con due mesi di ritardo.

- I dipendenti statali o delle imprese parastatali, come l'Olympic Airlines o gli ospedali, non sono più pagati da mesi e il versamento del loro stipendio è stato rimandato a ottobre o all'"anno prossimo". Il record è del ministero della Cultura: molti dipendenti che lavoravano all'Acropoli non sono pagati da 22 mesi. E quando hanno occupato l'Acropoli per manifestare (pacificamente), sono stati subito caricati e gassati dalla polizia.

- Tutti concordano nel dire che i miliardi dei versamenti dell'Ue ripartono per il 97 per cento direttamente verso l'Unione e le banche, per rimborsare il debito e i nuovi tassi di interesse. Così il problema è con discrezione rigettato sulle spalle dei contribuenti europei. Intanto le banche continueranno a incassare alti interessi fino all'eventuale bancarotta, mentre i crediti sono tutti a carico del contribuente. Di conseguenza non c'è ancora denaro per le riforme strutturali.

- Migliaia e migliaia di piccoli imprenditori, autisti di taxi o di camion, hanno dovuto sborsare migliaia di euro per le loro licenze, e per ottenerle hanno fatto dei debiti, ma oggi si vedono confrontati con una liberalizzazione che permette ai nuovi arrivati di non pagare quasi nulla.

- Si continuano a inventare nuove tasse. Adesso per sporgere denuncia alla polizia bisogna pagare 150 euro sull'unghia. La vittima deve tirare fuori il portafoglio se vuole che la sua denuncia sia presa in considerazione. Nel frattempo i poliziotti sono obbligati a pagare di tasca propria per fare il pieno delle macchine di servizio.

- È stata creata una nuova imposta fondiaria associata alla fattura dell'elettricità. In caso di mancato pagamento viene interrotta l'elettricità.

- Ormai da diversi mesi le scuole pubbliche non ricevono più i libri di testo. Lo stato ha accumulato un debito enorme con le case editrici e di conseguenza le consegne sono state bloccate. Gli studenti ricevono ormai dei cd e i loro genitori devono comprare dei computer per permettere loro di seguire le lezioni. Nessuno sa come le scuole, soprattutto quelle del nord del paese, potranno pagare le spese di riscaldamento.

- Tutte le università sono di fatto paralizzate fino alla fine dell'anno. Molti studenti non possono né presentare la loro tesi né sostenere gli esami.

- Il paese si prepara a un'ondata di emigrazione di massa e spuntano sempre più agenzie specializzate in questo settore. I giovani si rendono conto di non avere alcun futuro nel paese. Il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 40 per cento fra i giovani laureati e il 30 per cento fra i giovani in generale. Chi lavora lo fa per uno stipendio da fame e a nero (senza alcuna forma di previdenza sociale): 35 euro per dieci ore di lavoro al giorno nel settore della ristorazione. Le ore di straordinario si accumulano senza essere pagate. In questa situazione non rimane più nulla per settori come l'istruzione. Il reddito che il governo greco riceve dalle imposte è quasi nullo.

- Le riduzioni di massa di impiegati della funzione pubblica sono state fatte in modo del tutto antisociale. Si è pensato soprattutto a sbarazzarsi delle persone qualche mese prima del loro pensionamento, così da dover versare solo il 60 per cento di una pensione normale.

(Fonte)


Com'è la situazione oggi

Quello riportato sotto è il discorso pronunciato davanti alla Commissione Sociale dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa il 24 gennaio 2012 a Strasburgo sul tema «Le misure di austerità: un pericolo per la democrazia e i diritti sociali»:

"I salariati e i pensionati sono amputati del 50%, o persino in certi casi del 70%, del loro potere d’acquisto nel settore pubblico, e un po’ meno nel settore privato.
È anche che la malnutrizione già ha effetti devastanti sui bambini delle scuole elementari e che è persino comparsa la fame, soprattutto nelle grandi città del paese, dove il centro è ormai occupato da decine di migliaia di senzatetto miserabili, affamati e stracciati. È che la disoccupazione colpisce ormai il 20% della popolazione e il 45% dei giovani (49,5% per le giovani).

Che i servizi pubblici sono liquidati o privatizzati, con la conseguenza che i letti di ospedale sono ridotti (per decisione governativa) del 40%, che bisogna pagare carissimo persino per partorire, che negli ospedali pubblici non ci siano più nemmeno cerotti o medicinali di base come l’aspirina.
Che lo Stato greco non sia ancora in grado – nel gennaio 2012! – di fornire agli alunni i libri dell’anno scolastico iniziato lo scorso settembre.
Che decine di migliaia di cittadini greci handicappati, malati o affetti da malattie rare si vedono condannati a una morte certa e a breve scadenza dopo che lo Stato greco gli ha tagliato i sussidi e i farmaci.

Che i tentativi di suicidio (riusciti o no) aumentano a una velocità allucinante, come d’altronde i sieropositivi e i tossicomani ormai abbandonati alla loro sorte dalle autorità.

Che milioni di donne greche si vedono ora gravate in famiglia dei compiti normalmente assolti dallo Stato tramite i suoi servizi pubblici, prima che fossero smantellati o privatizzati dalle politiche di austerità. La conseguenza è un vero calvario per queste donne greche: non solo sono le prime a essere licenziate e sono costrette ad assumersi i compiti dei servizi pubblici lavorando sempre di più gratuitamente in casa, ma sono anche direttamente prese di mira dalla ricomparsa dell’oppressione patriarcale, che serve come alibi ideologico al ritorno forzato delle donne al focolare domestico.

Si potrebbe continuare quasi all’infinito questa descrizione del deterioramento delle condizioni della popolazione greca. Ma, anche limitandoci a quanto appena detto, si constata che ci si trova davanti a una situazione sociale che corrisponde perfettamente alla definizione dello stato di necessità o di pericolo, riconosciuto da molto tempo dal diritto internazionale. E lo stesso diritto internazionale permette, e anzi obbliga espressamente gli Stati a dare la priorità alla soddisfazione dei bisogni elementari dei propri cittadini e non al rimborso dei propri debiti.

La nostra conclusione è categorica: la tragedia greca non è fatale né insolubile. La soluzione esiste e il ripudio, l’annullamento e il non pagamento del debito pubblico greco ne fanno parte come primo passo nella giusta direzione. Vale a dire verso la salvezza di tutto un popolo europeo minacciato da una catastrofe umanitaria senza precedenti in tempo di pace."

(Fonte

 

E non basta

Per ottenere ulteriori aiuti internazionali e scongiurare il default, la Grecia dovrebbe subire nuove misure di austerity, licenziare 15mila dipendenti pubblici entro il 2015 e abbassare ulteriormente i salari minimi e pensioni. Il popolo greco è esausto e rischia di perdere la pazienza; ieri, nel corso di un imponente scipero generale di ieri si sono viste scene inquietanti come l'incendio di bandiere tedesche e insegne naziste nei pressi del Parlamento.

 

Infatti il 7 febbraio si è svolto un nuovo sciopero generale di 24 ore oggi in Grecia per protestare contro le nuove misure di austerity che verranno discusse oggi 8 febbraio e se l'sito sarà positivo verrano approvate entro domenica. L'agitazione e' stata proclamata dai principali sindacati del Paese per protestare contro l'accordo che sarebbe stato raggiunto fra il governo di Atene e i rappresentati della troika e in particolare contro il piano dell'esecutivo che prevede il taglio di 15mila dipendenti nel settore pubblico nel 2012 cosi' come altre misure di rigore richieste dall'Europa per scongiurare il default. Tre diverse marce di protesta si sono svolte ad Atene dove scuole e uffici pubblici sono rimasti chiusi.

 

Quello che sta avvenendo in Grecia non è diverso da quello può accadere in Italia. Qualche giorno fa Monti ha versato  2,5 miliardi di euro nelle casse della STANLEY MORGAN nel silenzio più assoluto. "La banca newyorkese si è limitata ad annunciare trionfalmente il recupero della somma, il governo italiano non ha fornito alcuna spiegazione e i media non indagano né chiedono alcunché, né sulla gestione delle operazioni in derivati da parte del Tesoro, né sul motivo per il quale tra tanti creditori si sia scelto di onorare il debito proprio con la Morgan Stanley. Il questo modo il governo non è tenuto a spiegare perché abbia optato per il silenzio e la segretezza assoluta anziché ammettere che, mentre venivano stangati i pensionati e non solo, lo Stato provvedeva a rimborsare 2 miliardi e mezzo alla investment bank" (Fonte)

Questa è la tabella con le ultime proiezioni del Fondo Monetario Internazionale sulla crescita del PIL mondiale e paese per paese. L’Italia è la nazione peggiore di tutti con una decremento del 2.2%, peggio della Spagna.

 E' ora di svegliarsi: questo collasso economico è stato pianificato, e se riconosciamo chi ha pianificato questo possiamo cambiare la situazione. Se non ci svegliamo ci controlleranno prostrandoci economicamente: creano il problema e ci offrono la loro soluzione.

 

Dioni














Attualità        HomePage