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22/02/2012 Obama approva il piano della Shell di trivellare il petrolio nell'Artico

L’amministrazione Obama ha approvato il piano della Shell di risposta agli sversamenti di petrolio dalle piattaforme che la multinazionale vuole installare nel  Mare di Chukchi, nell’Artico occidentale statunitense Il Chukchi, un  mare dove vive un decimo della popolazione mondiale di orso polare ed un importante rotta di migrazione per specie di balene in via di estinzione e beluga. La Shell vuole iniziare le trivellazioni già quest’estate.

La Shell vuole perforazione 6 pozzi nel Mare di Chukchi entro le prossime due stagioni estive, quando l’acqua è libera dai ghiacci, all’interno della Prospect Burger, circa 70 miglia al largo della costa ed a circa 140 metri di profondità.  Il permesso  rilasciato non autorizza la Shell ad iniziare la perforazione: deve ancora ottenere l’approvazione del Bureau of safety and environmental enforcement (Bseee) che deve  ancora esaminare e approvare le attrezzature che verranno utilizzate in quelle condizioni estreme ed anche il “well control and a spill”. Inoltre la Shell ha l’obbligo di interrompere qualsiasi perforazione di idrocarburi nell’area 38 giorni prima dell’1 novembre «in modo che se un incidente dovesse verificarsi, tutte le operazioni di capping, di risposta e could kill  del greggio possano essere condotte con il mare aperto, prima che si formi il ghiaccio nelle acque di Chukchi».

Ma, come ammette lo stesso Salazar, nell’area ci sono zone uniche ed ecologicamente importanti, «Il Dipartimento sta attivamente esaminando le opzioni per proteggere la casa della più grande concentrazione di nidificazione dell’emisfero settentrionale degli uccelli migratori nei 1.700.000 acri dell’area di Teshekpuk Lake nella National Petroleum Reserve-Alaska (Npra). Il dipartimento degli interni è nelle fasi finali per il completamento di un progetto di piano per la Npra che identificherà le eventuali protezioni per le risorse uniche aviarie e terrestri nella grande area del Teshekpuk Lake, incluse 45 specie di uccelli che nidificano in una delle zone umide più ecologicamente importanti dell’intero Artico, che comprende l’habitat di decine di migliaia di oche mute, civette delle nevi, e specie minacciate come l’edredone dagli occhiali. L’area Teshekpuk Lake ospita anche 45.000 capi di Caribou a Teshekpuk Lake Caribou Herd».

Inoltre il 2011 è stato il  primo anno da quasi due decenni, nel quale gli Stati Uniti sono diventati un esportatore. Ogni giorno del mese di febbraio, gli Stati Uniti esportato 54.000 barili di petrolio più di quanto non ne importano. Quindi non è necessario altro petrolio agli USA per raggiungere l'indipendenza energetica. Ora che al Polo Nord si è sciolto il ghiaccio possono rischiare di inquinare una delle zone dall’ecosistema più delicato del nostro Pianeta, dove sarebbe praticamente impossibile ripristinare le condizioni ambientali iniziali, a causa dell’inospitale clima artico..

Al fine di evitare il verificarsi di tali situazioni ad alto rischio, ambientalisti, ecologisti ed animalisti americani si sono uniti per cercare di impedire che sia i test di trivellazione che le vere e proprie operazioni di estrazione del petrolio abbiano inizio.

Dagli Stati Uniti è stato lanciato uno spot che sta facendo il giro del mondo, volto a contrastare le intenzioni della compagnia petrolifera, che si prepara ad operare lungo le coste del Circolo Polare Artico. Di fronte ad un eventuale disastro ambientale, la fauna artica sarebbe costretta a contare su scarsissime possibilità di sopravvivenza. Il video, che mostra quali potrebbero essere le condizioni di vita degli orsi polari nella peggiore delle ipotesi, è parte della campagna Keep Shell out of the Arctic!. La speranza dei promotori dell’iniziativa è che alla Shell venga negato dalle autorità statunitensi il permesso finale necessario per dare inizio alle trivellazioni, previste a partire dall’estate 2012.

Ricordiamo infine che proprio la Shell si è resa responsabile, lo scorso dicembre, di un nuovo versamento di petrolio nelle acque oceaniche, che ha interessato le coste della Nigeria. A destare preoccupazione è il fatto che ben 40 mila barili di petrolio siano finiti in mare nel corso di operazioni ritenute di routine. Di fronte ad un incidente così recente, gli Stati Uniti dovrebbero essere spinti a riflettere maggiormente sulla propria decisione finale, proseguendo nel tenere conto di come un incremento del ricorso alle energie rinnovabili potrebbe condurre nel corso del tempo alla riduzione della dipendenza mondiale dal petrolio.

Fonti:

http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=14631

http://www.greenme.it/informarsi/ambiente/6932-shell-trivellazioni-artico-spot

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