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MES: Intervista a Lidia Undiemi

Articolo del 18/04/2012

lidia undiemi

È vero, è difficile sbarcare il lunario e districarsi tra le difficoltà quotidiane che portano spesso a concentrarsi solo sull’oggi senza la possibilità di alzare il capo, respirare e prendere il tempo per una riflessione di più lungo termine. Eppure come cittadini italiani ed europei in questo momento storico più che mai corre l’obbligo di svegliarsi dal torpore e dal senso di sfiducia nel quale il sistema ci ha impantanato.

Dobbiamo imparare ad andare oltre decodificando ciò che accade intorno per averne consapevolezza e per essere vigilanti decisionisti del futuro. Abbiamo avuto la fortuna di incontrare Lidia Undiemi, studiosa di diritto ed economia, con la quale ci siamo intrattenuti per capire di più e fare chiarezza sul Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), un trattato che i governanti europei hanno approvato nell’ultima versione il 2 Febbraio 2012 e che è in attesa della ratifica (art. 136) a livello di ogni singola nazione europea aderente.

In che cosa consiste il MES e quali sono i suoi capisaldi?

Il MES è un trattato, uno strumento con il quale si vuole perseguire l’obiettivo di raggiungere una stabilità finanziaria nella zona euro. Con tale documento si istituisce un’organizzazione finanziaria intergovernativa alla quale si affida la gestione di un fondo 'salva stati'. In sintesi la dotazione iniziale del fondo sarà di 700 miliardi di euro alla quale ogni nazione parteciperà con una quota contributiva proporzionale, per l’Italia si tratta di circa 126 miliardi, terzo più grande contributore dopo Germania e Francia.

Quello che colpisce innanzitutto ed è il primo passo fondamentale da rimarcare è che il fondo sarà gestito da un’istituzione non democraticamente eletta ed indipendente anche dalle istituzioni europee. Quindi si trasferisce la gestione del 'Salva-Stati' dalle istituzioni europee a una istituzione che di fatto rappresenta delle logiche privatistiche.

Entriamo un po’ più in profondità, chi saranno i soci o i membri di tale istituzione intergovernativa finanziaria?

I soci sono gli stessi Stati, ma attenzione: il potere di ogni singolo Stato non sarà misurato sulla base del potere sovrano bensì in qualità di socio e quindi del potere proporzionato alla quota versata. Cosa succederà? A cosa andremo incontro?

Basta guardare il caso della Grecia ed è sconvolgente: la Troika, costituita da FMI, UE e BCE, ha imposto alla Grecia delle condizioni che si traducono sostanzialmente in una cessione della sovranità. Ti do dei soldi, però in cambio devi accettare una serie di condizioni di politica interna (piano di austerity, riduzione dello stato sociale, liberalizzazioni e privatizzazioni). Quindi organizzazioni esterne, e non più dei rappresentanti eletti democraticamente, incidono sulla sovranità popolare sulla base di un fabbisogno di carattere finanziario. Potrebbe accadere lo stesso con uno Stato-socio del MES in difficoltà. Il trattato del MES accenna, inoltre, ad una 'rigorosa condizionalità' che rischia di aprire le porte ad una rilevante ingerenza del fondo nella politica economica e sociale di ogni singola nazione.

Si è detto che l’obiettivo del MES è quello di raggiungere la stabilità finanziaria dell’eurozona, ma sorgono dei dubbi sul come farlo, sulle modalità con cui si mira all’ottenimento di tale meta.

In effetti, ci sono tante aree grigie ed opache nel trattato che propone ampie libertà. Il MES sarà costituito da un Consiglio di Governatori rappresentato dai ministri delle finanze di ogni stato membro e poi da un Consiglio di Amministratori per il quale il documento resta ancora molto opaco. Chi saranno? Si sa che i suoi membri sono nominati dai governatori e possono essere revocati in qualsiasi momento.

Quello che stupisce inoltre è il fatto che si intenda superare il problema dell’indebitamento con un ulteriore indebitamento finanziario generato da un fondo che viene gestito non da istituzioni europee ma da un’istituzione che potrebbe perseguire degli obiettivi differenti, su tutti quello creare dei piani di finanziamento con i quali ricavare degli introiti con 'congrui margini' così come previsto dal MES.

C’è da chiedersi se non si debba parlare di conflitto di interessi; si pensi al ministro delle finanze che, da un lato, deve curare e proteggere gli interessi dello Stato di appartenenza ma che dall’altro è membro-socio del MES che non avrà necessariamente comunione di interessi con lo Stato del ministro. Perché poi non affidare la mission della stabilità alle istituzioni europee? Perché estendere la partecipazione alle riunioni del MES, ad altri soggetti, come potrebbe essere la Cina qualora partecipasse ai piani di finanziamento, inizialmente come osservatore esterno?

Sembrerebbe quasi che l’obiettivo finale non sia quello della stabilità economica ma al contrario quello di aumentare le difficoltà delle singole nazioni per poi prevaricarle consensualmente. L’impressione è che dietro il trattato si celino altri interessi e che il fondo possa tramutarsi in una vera e propria super potenza economica in grado di sostituire la sovranità degli stati in una dittatura economica.

Mi sembra preoccupante e disarmante il volere creare una sorta di limbo intoccabile nel quale i componenti del MES possano agire arbitrariamente godendo tra l’altro di totale immunità e di altri privilegi e nel quale si prevede perfino l’inviolabilità dei loro carteggi, dei documenti, degli archivi.

I membri del MES godranno di immunità nell'esercizio delle proprie funzioni, di esenzione fiscale, di inviolabilità di documenti; preme ribadire la gravità di quanto stabilito. Il fondo potrà applicare sanzioni di natura finanziaria agli Stati membri che dovranno irrevocabilmente e incondizionatamente contribuire nella tempistica prevista.

Ma c’è di più, nel trattato si fa riferimento alla vendita e all’importazione di beni. Perché? Ciò vorrà dire che il MES può entrare nel campo della commercializzazione e nei processi di privatizzazione degli 'Stati cattivi'? Che attinenza ha tutto ciò con la stabilità finanziaria? È sconvolgente pensare a questa spasmodica ricerca di garanzie di immunità. È quanto meno sospetta questa volontà di proteggersi, in maniera del tutto antidemocratica, con l’immunità e l’inviolabilità. Trovo infine grave la deresponsabilizzazione della politica che è palese nel momento in cui si accetta di garantire e rendere immuni dei poteri spropositati

bandiere unione ue
Quali sono i rischi che il cittadino europeo ma anche le autorità governative di ogni singolo Stato aderente corrono?

I rischi sono per tutti. Innanzitutto quello di perdita o cessione della sovranità, poi quello della perdita dello stato sociale per i cittadini. Nel momento in cui uno Stato non sarà in grado di fare fronte agli impegni presi si entrerebbe nel circuito dell’attuale Grecia: ti 'salvo' dandoti dei soldi, ma devi accettare di impoverire la gente con dei piani di austerità che implicano riduzioni di stipendi, riduzioni dei servizi, liberalizzazioni e privatizzazioni.

Le risorse dei paesi potrebbero essere svendute. Infine il rischio per le autorità nazionali che vedranno sempre più perdere il potere istituzionale per fare del posto alle condizioni del MES imposte con logiche privatistiche. In breve i rischi sono rappresentati dalle pesanti ingerenze di un’istituzione intergovernativa nelle politiche economiche e sociali degli Stati europei.

In questo scenario la classe politica italiana, i tecnici non eletti e lo stesso Capo dello Stato tacciono. Qual è il l’allarme da segnalare ai cittadini italiani ed europei? Cosa si può fare e come ci si sta muovendo concretamente per generare un elettro-shock che possa svegliare l’Italia?

Il silenzio è inaccettabile. Ad oggi del MES si è parlato solamente come strumento Salva-Stati. Se la nostra politica non ne parla perché non conosce in profondità i potenziali impatti del MES allora vuol dire che non è idonea ad esercitare le proprie funzioni, ma non credo sia così. Se invece fosse così, mi sono fatta promotrice di una mozione popolare con lo scopo di creare consapevolezza tra i cittadini ma anche per scuotere la classe politica.

Occorre creare la denuncia mediante la partecipazione diretta del singolo cittadino. È inutile dare tante cose da fare ai cittadini; ho pensato ad una mozione popolare da fare firmare e da diffondere massivamente. Gli obiettivi immediati e concreti sono quelli di chiedere al Premier Monti di fornire delle spiegazioni pubbliche in merito al MES. È un dovere per chi guida il Governo 'rendicontare' sulle implicazioni di tale atto che potrà avere degli effetti non indifferenti sulle nostre vite. Inoltre, con la mozione si chiede la non ratifica da parte dei parlamentari e il suo rifiuto da parte del Capo dello Stato. Impegniamoci a creare una catena di cittadini.

“L’indifferenza oggi è un atto eversivo” (Lidia Undiemi)

Fonte: http://www.ilcambiamento.it/crisi/europa_approva_mes.html

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