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Le caraffe filtranti sono dannose

Le caraffe filtranti che in poco tempo hanno fatto registrare il boom di vendite nei negozi di tutto il mondo dovrebbero eliminare sostanze nocive come calcare, metalli e cloro. Ma non è quello che accade e sia la procura di Torino che il sito Altroconsumo hanno testato le brocche e trovato dei risultati sconcertanti.

La procura di Torino lancia l'allarme: le famose brocche rendono l’acqua "non più potabile" e "depauperata di elementi nutritivi", e la contaminerebbero sia con corpi estranei sia alzando il rischio di cariche batteriche. Secondo l'inchiesta, queste caraffe modificherebbero la normale composizione dell'acqua di rubinetto, al posto di calcio e magnesio finiscono nell’acqua sodio e potassio con valori superiori ai limiti diventando pericolose per chi soffre di certi disturbi. Un problema per chi è tenuto, per problemi di salute, a diete iposodiche. Le ipotesi di reato sarebbero commercio in sostanze alimentari nocive e frode in commercio. Inoltre, una perizia del nucleo Nas dei Carabinieri aveva fatto emergere che le brocche non riescono a depurare l'acqua e anzi aumenterebbero la profilerazione dei batteri. L’esposto cita tre marche, la tedesca “Brita”, leader del settore, quella “Auchan” prodotta da “Laica”, e quella della “Coop”, marchiata “Viviverde”, di cui la stessa Brita è in realtà fornitore.

Il sito Altroconsumo ha deciso di testare le brocche BRITA, KENWOOD e TERRAILLON con filtro. 

Funzionano tutte allo stesso modo: vanno riempite con acqua di rubinetto (in modo che passi sull'apposita cartuccia filtrante) e poi conservate in frigorifero. Le caraffe hanno un recipiente da 1-1,5 litri di volume, un imbuto con l'alloggiamento per la cartuccia, la cartuccia filtrante e un coperchio dotato di contatore (può misurare i litri, il tempo o il numero dei riempimenti), che serve come promemoria per il ricambio delle cartucce. La cartuccia dura circa un mese e rimane sempre immersa nell'acqua, svolgendo così la funzione filtrante. Al suo interno, un granulato di resina a scambio ionico (serve ad abbassare la durezza dell'acqua) e di carbone attivo (trattiene il cloro e gli eventuali composti organici e inquinanti presenti nell'acqua). Per evitare la proliferazione batterica, in alcuni casi, le cartucce vengono addizionate con un composto a base di argento che ha proprietà battericide. 

L'acqua filtrata dalle 5 caraffe è stata messa a confronto con quella dell'acquedotto di Milano per un periodo di circa un mese (il tempo medio di durata delle cartucce filtranti). 

Abbiamo testato le brocche, simulando l'uso che si farebbe in famiglia per servire a tavola l'acqua con i principali pasti della giornata. 

L'utilizzo della brocca per filtrare l'acqua del rubinetto è praticamente inutile sia quando le sostanze indesiderate sono assenti nell'acqua di partenza sia quando sono presenti. Alcune cartucce rilasciano ammonio in quantità superiore al limite di legge fissato per le acque destinate al consumo umano.

Le brocche tengono a bada i solventi, ma il ristagno dell'acqua nella caraffa causa un generale peggioramento della qualità microbiologica (la carica batterica) e chimica (l'aumento di nitriti che sono dannosi e sospetti cancerogeni) dell'acqua.

Fonti: 

http://affaritaliani.libero.it/cronache/caraffe_filtranti_pericolose230211.html

http://acquachimica.blogspot.com

http://www.altroconsumo.it/acqua/caraffe-con-filtro-s174673.htm

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