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26/02/2012 L’Islanda si è salvata, noi no

Congratulazione all’Islanda. Venerdì Fitch ha ridato al rating del Paese l’investment grade, portandolo a BBB con outlook stabile, nell’aspettativa che il debito arriverà al 100 per cento del Pil. L’Islanda, dati Ocse, quest’anno crescerà del 2,4 per cento, dopo un rotondo 2,9 del 2011 e il tasso di disoccupazione è sceso dal 7 per cento del 2011 e al 6,1 di quest’anno, con previsioni del 5,3 per il 2012. Il deficit di conto corrente nel 2010 era dell’11,2 per cento, quest’anno sarà del 3,4 per cento e scomparirà nel 2012.

La politica di svalutazione in un contesto di controlli del capitale, ha funzionato molto meglio dell’austerity della troika, preservando il welfare statale e la coesione sociale, cosa che non si può dire per Atene. Nessuno vuole cacciare il governo democraticamente eletto – con tanto diriscrittura della costituzione da parte di un comitato di saggi votato dal popolo, anche attraverso Facebook – e nessuno pensa a direttori e premierati tecnocratici.

Si sono seguite, da subito, le regole del mercato: banche lasciate fallire, banchieri ladri arrestati e incarcerati, debito estero cancellato dopo che una Corte ha deciso che quelle poste in essere dalle banche inglesi e olandesi erano operazioni truffaldine. C’è vita al di fuori dell’euro, c’è vita dopo un default. Ed è anche una bella vita, nel caso dell’Islanda. Per la Grecia, oramai, è tardi. Tre anni di cura della troika, l’hanno condannata ad essere “salvata”.

Fonte: http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/02/20/lislanda-si-e-salvata-noi-no/

Ricordiamo l'articolo: Islanda, quando il popolo sconfigge l'economia globale.

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