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29/02/2012 Spagna e Portogallo sempre più in recessione

La troika conferma il via libera all’invio della nuova tranche di “aiuti” al Portogallo, ma nel Paese monta la protesta. Lisbona ha superato l’esame degli esperti inviati da Ue, Bce e Fondo monetario internazionale che hanno valutato le riforme e i tagli alla spesa pubblica decisi dal governo di centro destra guidato da Pedro Passos Coelho. A confermare il semaforo verde della troika è stato il ministro delle Finanze lusitano, Viktor Gaspar, che ha anche ricordato l’importo della terza tranche di aiuti pari a 14 miliardi di euro, per una somma complessiva di 78 miliardi. Gaspar non ha mancato di ricordare che il risultato della loro visita è stato positivo nonostante le condizioni sfavorevoli. La missione ha confermato il soddisfacimento dei criteri richiesti nelle condizioni per ottenere il prestito. Per la troika il programma di risanamento dei conti pubblici “è sulla buona strada, ma rimangono sfide e venti contrari” come l’aumento della disoccupazione e dei fallimenti, con un Pil che per il 2012 dovrebbe scendere del 3,25%, dopo il -1,5% registrato nel 2011. Da parte sua il governo lusitano sta cercando di realizzare i diktat della troika continuando a tagliare i costi, nonostante una forte recessione causata proprio dalle misure draconiane e dall’aumento del numero dei senza lavoro che ha raggiunto la quota record del 14 per cento. Ma nel rapporto diffuso ieri la troika sottolinea come “la notevole correzione fiscale del 2011 e il forte bilancio 2012 hanno rafforzato la credibilità del Portogallo”: ma anche se gli interventi “per aumentare la competitività, la crescita e l’occupazione vanno avanti, molte riforme attendono ancora la piena attuazione”. Tuttavia conclude il rapporto: “L’obiettivo di disavanzo di bilancio del 4,5% del Pil per il 2012 resta a portata di mano”. Insomma ancora sacrifici per il popolo lusitano, sacrifici che non serviranno a un bel nulla se non a ingrassare i portafogli dei grandi organismi dell’usura internazionale che lucreranno sulla svendita dei beni pubblici e sugli interessi dei prestiti contratti dal governo di Lisbona. Intanto nel Paese monta la protesta e i lavoratori si preparano a partecipare ad una grande manifestazione di protesta per il mese prossimo contro le misure ultraliberiste del governo.

Ma non è soltanto il Portogallo a soffrire i diktat degli organismi dell’usura internazionale, anche la Spagna è nell’occhio del ciclone. A premere su Madrid è la Commissione europea che ha chiesto al governo di fornire all’Ue tutte le spiegazioni necessarie sul bilancio 2011, il cui deficit è stato molto maggiore del previsto, e sulle intenzioni per quello del 2012 “nelle prossime settimane”. Una richiesta assurda dato che gli eurocrati conoscono bene le difficoltà in cui versa la Spagna a causa degli tagli alla spesa pubblica e con una disoccupazione che è la più alta in Europa. “Qualunque cambiamento” negli impegni presi per la riduzione del debito con Bruxelles “se mai ci sarà, ma non siamo ancora a questo punto, dovrà essere concordato da coloro che avevano accettato” quelli precedenti, ha messo in chiaro il portavoce Ue Olivier Bailly. In ogni caso, ha avvertito il portavoce, la Spagna dovrà comunque presentare “qualcosa di credibile” per il bilancio 2012 perché “i mercati stanno a guardare”. Un concetto già espresso dal Commissario Ue agli Affari economici e monetari Olli Rehn (nella foto) la scorsa settimana e ribadito durante un’audizione all’Europarlamento, in cui ha ricordato che “primo, abbiamo bisogno di tutte le informazioni sullo slittamento di bilancio del 2011 e le ragioni di questo”. Secondo, ha continuato, “abbiamo bisogno di tutte le informazioni sulla bozza di bilancio e le misure concrete previste per il consolidamento fiscale del 2012”, e infine, ha aggiunto il commissario, queste devono essere fornite “nelle prossime settimane, nel corso del mese di marzo”. Sacrifici e ancora sacrifici per il popolo iberico. È questo ciò che chiedono i Soloni dell’Unione europea, senza riguardo per le difficoltà che attraversa la Spagna e che per questo aveva chiesto una maggiore flessibilità nei tagli al deficit poiché molto probabilmente l’obiettivo del rapporto debito pubblico/Pil al 6% nel 2012, fissato dal suo predecessore José Luiz Rodriguez Zapatero, sarà difficilmente raggiungibile.

Fonte: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=13450

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