Crea sito

04/03/2012 Il nuovo Patto Fiscale europeo: fine della democrazia

Il Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance dell’Unione economica e monetaria, o ‘Fiscal Compact’ è stato firmato il 30 gennaio da 25 paesi su 27, tutti tranne Gran Bretagna e Repubblica Ceca. La versione ufficiale, invece, è del 31 gennaio 2012. Tutte le lingue dei paesi firmatari fanno fede, ma esiste al momento unicamente la versione ufficiale inglese. Il Fiscal Compact dovrebbe essere ratificato dai parlamenti nazionali.

L’applicazione di questo Trattato è strettamente connessa alla creazione del MES, un fondo che con la scusa di aiutarci  – cioé indebitarci – ci svenerà poiché tale fondo, lungi dal diventare il prestatore di ultima istanza, come preconizzano alcuni per la BCE, diventerà il nostro strozzino/creditore privilegiato. Per approfondire: Fermiamo il Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM)).

Il senso del Trattato è espresso dal Titolo III, che porta a sua intestazione Fiscal Compact (‘Patto fiscale’), chiesto esplicitamente dal Presidente della BCE, Mario Draghi, nel suo discorso al Parlamento Europeo il 1° dicembre 2011. Le modalità autoritarie non sono dovute solo al fatto che una banca centrale, la BCE, chieda e ottenga dai governi la definizione di un nuovo patto fiscale; è che, a differenza delle stesse rivoluzioni borghesi del 1688-89, del 1776 e del 1789, i governi siglano un patto fra di loro al posto dei cittadini.

Nelle rivoluzioni borghesi si conveniva un patto tra cittadini e monarchi affinché il potere fiscale fosse di competenza dei parlamenti, della rappresentanza. Ora i governi si auto-conferiscono il potere fiscale per imporre, per gli anni a venire, le politiche di austerità in modo da scaricare i costi della crisi economico-finanziaria sui popoli europei.

Il secondo fatto, che colpisce al cuore i principi democratici, è l’obbligo di inserire in Costituzione il ‘pareggio di bilancio’, ciò che impone una nuova ‘costituzione economica’ comportando la cancellazione della possibilità da parte delle istituzioni pubbliche di intervenire nella gestione dell’economia con provvedimenti anticiclici, che hanno caratterizzato i paesi capitalistici del Secondo dopoguerra dove si è accettato il ‘compromesso keynesiano’ con la gestione della domanda pubblica e la costruzione del Welfare State. Si afferma all’art. 3, comma 2, che le regole del pareggio di bilancio: «devono avere effetto nelle leggi nazionali delle Parti contraenti al massimo entro un anno dall’entrata in vigore del Trattato attraverso previsioni con forza vincolante e di carattere permanente, preferibilmente costituzionale». Con un Trattato di carattere internazionale si interviene per modificare le Costituzioni così da legittimare nella legge fondamentale, la prima nella gerarchia delle fonti, il liberismo con le sue politiche dell’offerta tese all’espansione del mercato e dell’impresa privata. Il Parlamento italiano ha già votato, in prima lettura, la modifica dell’articolo 81 per imporre una camicia di forza alle politiche di bilancio. Sarà la Corte di Giustizia dell’UE a verificare l’avvenuto inserimento e a comminare eventuali sanzioni (art. 8): la Costituzione è resa vassalla delle esigenze di bilancio dettate dai mercati finanziari.

Il terzo fatto, che mina alla radice la stessa democrazia rappresentativa, è che a decidere le politiche fiscali non saranno più le rappresentanze elette ma la tecnocrazia della BCE e dei governi riuniti nel Consiglio europeo con la collaborazione della Commissione e del Vertice Euro. Infatti saranno questi organismi, seguendo le procedure definite dal Patto Euro Plus e i parametri indicati dal Six Pack, a decidere ‘la sostenibilità delle finanze pubbliche’ dei paesi membri per garantire anno dopo anno il consolidamento fiscale.

Siamo oltre il Trattato di Maastricht perché questo prevedeva il limite del 3% del deficit annuale e il 60% del PIL come limite massimo del debito; prevedeva sì le procedure di disavanzo eccessivo, ma non l’accentramento delle decisioni delle politiche fiscali, che ora si è creato. Entrate e spese sono sottoposte al vaglio del Consiglio Europeo, della Commissione e del Vertice Euro, con l’attiva partecipazione della BCE, in modo che il deficit annuale strutturale non oltrepassi lo 0.5% del PIL. Nel caso si oltrepassi questo limite, afferma sempre l’art. 3, interviene la Commissione per imporre un’azione correttiva. Azione correttiva che viene letteralmente imposta altrimenti scattano non solo pressioni ma sanzioni come previsto dalle procedure del ‘semestre europeo’.

Intanto, per spingere gli Stati a ratificare questo nuovo Trattato si afferma, in un ‘considerando’, che il sostegno finanziario previsto dal Meccanismo europeo di Stabilità (noto con la sigla inglese ESM) scatterà solo se sarà approvato dai rispettivi Parlamenti.

L’articolo 4 impone l’abbattimento del debito pubblico, per la quota che eccede il 60% del PIL, un ventesimo all’anno. Per l’Italia ciò significa un abbattimento di circa 47 miliardi l’anno, quasi il 3% del PIL!

L’articolo 5 prevede l’attuazione, in partnership con l’UE, di un programma relativo sia al bilancio sia alla politica economica che ‘includa una descrizione dettagliata di riforme strutturali’. Intendendo con ‘riforme strutturali’ quelle del mercato del lavoro, dei servizi pubblici, della previdenza. È il programma che sta realizzando il governo Monti: prima il taglio alla previdenza con l’allungamento della stessa età pensionabile, poi le liberalizzazioni e privatizzazione dei servizi partire da quelli a rete, poi il mercato del lavoro, per facilitare ancor di più licenziamenti e flessibilità.

L’articolo 6 prevede che la stessa programmazione della collocazione dei titoli di debito pubblico deve essere comunicata ex ante all’UE per coordinarla a livello europeo. Inutile ricordare che l’emissione dei titoli è una delle ‘prerogative’ più incisive dei ministeri del Tesoro, che ora di fatto viene spostata a Bruxelles.

Le procedure di governance previste dal Titolo V del Trattato sono la razionalizzazione di quelle già assunte con il ‘semestre europeo’, che voglio rapidamente ricordare.

Il Consiglio ECOFIN del 7 settembre 2010, ha modificato il Codice di condotta per l’attuazione del Patto di stabilità e crescita mediante le procedure del ‘semestre europeo’, avviato nel gennaio 2011. La loro novità è nella discussione e nell’indicazione ex ante delle politiche di bilancio, le cui fasi principali sono: a metà aprile quando gli Stati membri sottopongono iPiani nazionali di riforma (PNR, elaborati nell’ambito della nuova Strategia UE 2020) e contestualmente i Piani di stabilità e convergenza (PSC, elaborati nell’ambito del Patto di stabilità e crescita), tenendo conto delle linee-guida dettate dal Consiglio europeo; a inizio giugno quando, sulla base dei PNR e dei PSC, la Commissione europea elabora le Raccomandazioni di politica economica e di bilancio rivolte ai singoli Stati membri; nella seconda metà dell’anno quando gli Stati membri approvano le rispettive leggi di bilancio, sulla base delle Raccomandazioni ricevute. In un’indagine annuale la Commissione dà conto dei progressi conseguiti dai paesi membri nell’attuazione delle Raccomandazioni stesse.

L’impianto procedurale del semestre europeo ha, dunque, già prodotto scelte operative e atti legislativi costituendo il modus operandi della governance economica europea. Questa, con il Consiglio europeo del 24-25 marzo 2011, si è arricchita del Patto Euro Plus, che lo stesso governo italiano ha riconosciuto essere un ‘momento di innovazione costituzionale’: «Gli effetti del Patto non sono e non saranno limitati alla dimensione economica […] ma esteso alla dimensione politica. Effetti destinati a prendere la forma di una sistematica e sempre più intensa devoluzione di potere dagli Stati-nazione ad una comune nuova e sempre più politica entità europea» .

Approvato il 4 ottobre 2011, il Six pack prevede un deposito dello 0.2% del PIL per lo Stato che infrange le regole del limite del deficit annuale del 3% trasformabile in una multa, prescrivendo altresì il rientro del debito nel limite del 60% del PIL nell’ordine di un ventesimo ogni tre anni (previsione ripresa dal nuovo Trattato).

Se messe insieme queste regole – inserimento in Costituzione del pareggio di bilancio, deficit annuale allo 0.5% del PIL, abbattimento dello stock del debito per riportarlo al 60% del PIL, ‘riforme strutturali’ per ampliare il ruolo del mercato –, ci accorgiamo che l’altro pilastro che mancava all’euro, la gestione delle politiche fiscal ed economiche, è stato costruito. I bilanci dei paesi membri saranno definiti e gestiti dall’oligarchia di Bruxelles e la moneta dalla BCE, con l’obiettivo della stabilità finanziaria per rendere certi e promuovere gli scambi di mercato e gli investimenti privati a livello continentale .

Abbattimento della rappresentanza politica e distruzione dei diritti sociali sono i figli gemelli del nuovo ‘patto fiscale’, per questo l’opposizione alla sua ratifica fino alla richiesta di un referendum di indirizzo per sottoporlo al giudizio popolare, come quello tenutosi nel 1989, è un passaggio cruciale per dare forza alla resistenza contro le misure di austerità e per porre le basi di un’altra Europa − l’Europa democratica dei/delle cittadini/e.

* Membro del Comitato No Debito e animatore del Forum Diritti/Lavoro

Ecco gli articoli per intero che hanno firmato di comune accordo:

TITOLO I
FINALITA’ E CAMPO DI APPLICAZIONE
Articolo 1
  1. Con il presente Trattato le parti contraenti decidono, in qualità di Stati membri dell’Unione europea, di potenziare il pilastro economico dell’Unione economica e monetaria adottando una serie di norme volte a costituire una disciplina di bilancio attraverso un (com)patto fiscale (fiscal compact), per rafforzare il coordinamento delle politiche economiche e a migliorare la governabilità dell’euro zona, e sostenendo quindi il conseguimento degli obiettivi dell’Unione europea per crescita sostenibile, impiego, competitività e coesione sociale.
2. Le clausole del presente Accordo si applicheranno alle parti contraenti la cui moneta è l’euro. Esse si applicheranno ugualmente alle altre parti contraenti nella misura e nei termini definiti all’articolo 14.
TITOLO II
COMPATIBILITA’ E RAPPORTI CON LE LEGGI DELL’UNIONE
Articolo 2
  1. Il presente Trattato si applicherà e sarà interpretato dalle parti contraenti conformemente ai Trattati che fondano l’Unione europea, in particolare l’articolo 4(3) del Trattato dell’Unione europea, e secondo le leggi dell’Unione europea, ivi compreso il diritto procedurale laddove sia richiesta l’adozione di atti di carattere regolamentari.
2. Le clausole del presente Accordo si applicheranno nella misura della loro compatibilità con i Trattati su cui si basa l’Unione e con il diritto dell’Unione europea. Non pregiudicheranno le competenze dell’Unione ad agire nell’ambito dell’Unione economica.
TITOLO III
PATTO FISCALE
Articolo 3
  1. Le parti contraenti applicheranno le seguenti norme, che si aggiungono a, e senza pregiudizio degli obblighi derivanti dalle leggi dell’Unione:
a) La posizione di bilancio del governo sarà in pareggio o in attivo,
b) La norma al punto a) di cui sopra sarà ritenuta soddisfatta se il deficit annuo strutturale del governo rispetterà l’obiettivo a medio termine specifico del paese come definito nel Patto di Stabilità e Crescita, con una soglia di deficit strutturale dello 0,5% del prodotto interno lordo ai prezzi di mercato. Le parti contraenti garantiranno una rapida convergenza verso il loro rispettivo obiettivo a medio termine. Il calendario di tale convergenza sarà proposto dalla Commissione alla luce dei rischi sostenibili specifici di ogni paese. I progressi verso il conseguimento dell’obiettivo a medio termine e il suo rispetto saranno valutati sulla base di una valutazione complessiva basata sul saldo strutturale come riferimento, compresa un’analisi delle spese al netto delle misure sulle entrate discrezionali conformemente ai provvedimenti del Patto di Crescita e di Stabilità.
c) Le parti contraenti possono provvisoriamente deviare dal loro obiettivo di medio termine, o dall’aggiustamento mirante ad esso, unicamente nelle circostanze eccezionali definite al paragrafo 3.
d) Qualora il rapporto debito pubblico/PIL a prezzi di mercato sia notevolmente inferiore al 60% e qualora i rischi in termini di sostenibilità a lungo termine dei conti pubblici siano deboli, la soglia inferiore dell’obiettivo a medio termine specificato al punto b) può raggiungere un deficit strutturale di massimo 1% del prodotto interno loro ai prezzi di mercato.
e) Nell’eventualità della constatazione di notevoli deviazioni dall’obiettivo di medio termine o dalle misure di aggiustamento verso lo stesso, scatterà un meccanismo correttivo automaticamente. Tale meccanismo includerà l’obbligo della parte contraente interessata di attuare le misure per corregge le deviazioni per un determinato periodo di tempo.
2. Le norme citate al paragrafo 1 di cui sopra entreranno in vigore negli ordinamenti nazionali delle parti contraenti al massimo un anno dopo l’entrata in vigore del presente Trattato previa l’adozione di misure dall’effetto vincolante e di carattere permanente, di preferenza costituzionaleo saranno garantite del pieno rispetto e adesione nei processi contabili nazionali. Le parti contraenti istituiranno, a livello nazionale, il meccanismo correttivo citato al paragrafo 1.e) sulla base dei principi comuni proposti dalla Commissione europea, relativi in particolare alla natura, le dimensioni e il calendario dell’azione correttiva da intraprendere, anche in caso di circostanze eccezionali, e al ruolo e all’indipendenza delle istituzioni competenti a livello nazionale, del controllo del rispetto di tali norme. Questo meccanismo rispetterà integralmente le prerogative dei parlamenti nazionali.
  1. Al fine del presente articolo, saranno valide le definizioni contemplate dall’articolo 2 del Protocollo 12 in materia di procedura di deficit eccessivo allegato ai Trattati dell’Unione europea. Inoltre “la bilancia strutturale annua del governo” si riferisce alla bilancia netta aggiustata ciclicamente al netto di qualsiasi misura una tantum e temporanea. Per “circostanze eccezionali” s’intende la condizione di un avvenimento insolito fuori dal controllo della parte contraente interessata suscettibile d’influire pesantemente sulla situazione finanziaria del governo, ovvero periodi di grave crisi economica ai sensi di quanto definito nel Patto di Crescita e di Stabilità, purché la deviazione temporanea della parte contraente interessata non metta a repentaglio la sostenibilità fiscale nel medio terme.
Articolo 4
Se il rapporto del debito pubblico con il prodotto interno lordo supera il valore di riferimento del 60% citato all’articolo 1 del Protocollo 12, le parti contraenti lo ridurranno a un tasso di un ventesimo l’anno come valore indicativo, conformemente a quanto previsto all’articolo 2 del Regolamento del Consiglio EC No. 1467/97 del 7 luglio 1997 in materia di accelerazione e semplificazione dell’attuazione della procedura di deficit eccessivo, come modificato dal Regolamento del Consiglio (EU) No. 1177/2011 dell’8 novembre 2011. L’esistenza di un deficit eccessivo dovuto alla violazione del parametro del tasso di indebitamento sarà stabilita secondo la procedura prevista all’articolo 126 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea.
Articolo 5
Le parti contraenti soggette a una procedura di deficit eccessivo ai sensi dei trattati dell’Unione, istituiranno un programma di collaborazione finanziaria ed economica vincolante, ivi compresa la descrizione dettagliata delle riforme strutturali necessarie per garantire una correzione effettivamente duratura dei loro deficit eccessivi. Il contenuto e il formato di tali programmi sarà definito dalle leggi dell’Unione europea. Saranno sottoposti alla Commissione europea e al Consiglio per ratifica e saranno monitorati nell’ambito delle procedure di sorveglianza esistenti del Patto di Crescita e Stabilità.
L’attuazione del programma, e i piani finanziari annui ad esso conseguenti, saranno monitorati dalla Commissione e il Consiglio.
Articolo 6
Al fine di conseguire un migliore coordinamento delle emissioni nazionali dei titoli del debito, le parti contraenti riferiranno preventivamente i loro piani di emissione del debito alla Commissione europea e al Consiglio. [Le banche dealer già strozzano lo Stato facendo cartello al momento di comprare i nostri titoli, figuriamoci se adesso persino l'emissione di titoli del debito viente contingentata da Bruxelles...]

 

Articolo 7
Nel pieno rispetto delle condizioni procedurali dei trattati dell’Unione, le parti contraenti la cui moneta è l’euro, s’impegnano a sostenere le proposte e le raccomandazioni avanzate dalla Commissione europea laddove uno Stato membro la cui valuta è l’euro abbia violato il parametro del deficit nel contesto di una procedura di deficit eccessivo. Tale obbligo non si applicherà se le parti contraenti la cui moneta è l’euro hanno stabilito che la maggioranza qualificata, calcolata ai sensi dei provvedimenti pertinenti dei trattati dell’Unione europea, ed esclusa la posizione della parte contraente interessata, si oppone alla decisione proposta o raccomandata.
Articolo 8
1.   La Commissione europea è invitata a presentare in tempo debito alle parti contraenti un rapporto sulle misure adottate da ognuna di esse ai sensi dell’articolo 3(2). Se la Commissione europea, dopo avere offerto alla parte contraente l’opportunità di presentare osservazioni, conclude nella sua relazione che una parte contraente abbia violato le previsioni dell’articolo 3(2), la materia sarà deferita in Corte europea di giustizia dell’Unione europea da una o più parti contraenti. In ambo i casi, la sentenza della Corte europea di giustizia sarà vincolante per la parte in causa, che adotterà le misure necessarie per eseguire la sentenza entro un termine stabilito dalla Corte.
2. Se, sulla base della sua valutazione o di una valutazione della Commissione europea, una parte contraente considera che un’altra parte contraente non abbia preso le misure necessarie per eseguire la sentenza della Corte di giustizia, secondo il paragrafo 1 di cui sopra, essa può deferire il caso in Corte di giustizia e richiedere l’imposizione del pagamento delle sanzioni finanziarie secondo i criteri stabiliti dalla Commissione nel contesto dell’Articolo 260 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Se la Corte considera che la parte contraente interessata non si sia conformata alla sua sentenza, può imporle il pagamento di una somma forfettaria, o di una penale congrua a seconda del caso, che non superi comunque lo 0,1% del suo prodotto interno lordo. Gli importi imposti a una parte contraente la cui moneta sia l’euro saranno corrisposti al Meccanismo di Stabilità Europeo. Negli altri casi, i pagamenti saranno destinati al bilancio generale dell’Unione europea.
3.   Il presente Articolo costituisce un accordo speciale tra le parti contraenti nell’ambito dell’articolo 273 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea.
TITOLO IV
COORDINAMENTO DELLE POLITICHE ECONOMICHE E CONVERGENZA ECONOMICA
Articolo 9
Fermo restando il coordinamento di politica economica definito nel trattato sul funzionamento dell’UE, le parti contraenti s’impegnano ad adoperarsi insieme per una politica economica che sostenga l’armonioso funzionamento dell’Unione economica e monetaria e la crescita economica attraverso maggiore convergenza e competitività. A tal fine, le parti contraenti adotteranno le azioni e le misure necessarie in tutti i settori essenziali per il corretto funzionamento dell’euro zona nell’intento di conseguire gli obiettivi di sviluppare maggiore competitività, di promuovere l’occupazione, di contribuire ulteriormente alla sostenibilità dei conti pubblici e di potenziare la stabilità finanziaria.[Le priorità sono ben lontane dai principi fondanti dei trattati dell'Unione di 'ottenere un miglioramento sempre più rapido del tenore di vita' cfr. http://eur-lex.europa.eu/it/treaties/dat/11957E/tif/TRAITES_1957_CEE_1_XM_0332_x111x.pdf
Articolo 10
Fermo restando il pieno rispetto dei termini dei trattati dell’Unione, le parti contraenti si dichiarano disposte a ricorrere attivamente, se opportuno e necessario, alle misure specifiche di quegli Stati membri la cui moneta è l’euro come formulato dall’articolo 136 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea e alla cooperazione rafforzata ai sensi dell’articolo 20 del Trattato sull’Unione europea e degli articoli 325 a 334 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea nelle materie essenziali per il corretto funzionamento dell’euro zona, senza pregiudizio per il mercato interno.
Articolo 11
Al fine di definire le migliori prassi, le parti contraenti garantiscono che tutte le maggiori riforme di politica economica che prevedono d’intraprendere saranno discusse preventivamente e, se del caso, coordinate tra di loro. Tale coordinamento comprenderà le istituzioni dell’Unione europea come richiesto dalle leggi dell’Unione.
TITOLO V
GOVERNANCE DELL’EURO ZONA
Articolo 12
  1. I Capi di Stato e di Governo delle parti contraenti la cui moneta è l’euro si riuniranno informalmente alle riunioni del Vertice Euro, assieme al Presidente della Commissione europea. Il Presidente della Banca centrale europea sarà invitato a partecipare a dette riunioni. Il Presidente del Vertice euro sarà nominato dai capi di stato e di governo dell’euro zona a maggioranza semplice dai capi di Stato e di governo delle parti contraenti che hanno l’euro come moneta contemporaneamente all’elezione dal Consiglio europeo del suo presidente, e per un mandato della stessa durata. [Cioé dal dogma della BCE autonoma, non controllata dalla politica, alla realtà di una BCE intromissiva, che controlla la politica[
  1. Le riunioni del Vertice euro avverranno, se del caso, almeno due volte l'anno per dibattere di questioni connesse alle responsabilità specifiche che detti Stati membri, che hanno l'euro come moneta, condividono ai sensi della moneta unica, di altri temi relativi alla governance dell'euro zona e alle norme che vi si applicano, in particolare gli indirizzi strategici per attuare le politiche economiche e per una maggiore convergenza dell'euro zona.
  1. I capi di Stato e di governo delle parti contraenti diverse da quelle che hanno l'euro come moneta, e che hanno ratificato il presente Trattato, parteciperanno ai dibattiti delle riunioni dell'Euro Vertice in materia di competitività delle parti contraenti, di modifica della struttura globale dell'euro zona e delle regole fondamentali che si applicheranno ad essa nel futuro nonché, se del caso e almeno una volta l'anno, parteciperanno ai dibattiti su temi specifici in materia di attuazione del presente Trattato di Stabilità, Coordinamento e Governance nell'Unione economica e monetaria.
  2. Il presidente dell'Euro vertice assicurerà i preparativi e la continuità delle riunioni dell'Euro vertice in stretta collaborazione con il Presidente della Commissione europea. L'ente preposto ai preparativi e al controllo degli effetti delle riunioni dell'Euro Vertice sarà l'Euro Gruppo e il suo presidente può essere invitato a partecipare alle riunioni dell'Euro Vertice a tal fine.
  3. Il Presidente del Parlamento europeo può essere invitato per essere ascoltato. Il Presidente dell'Euro Vertice presenterà una relazione al Parlamento europeo dopo ogni riunione dell'Euro Vertice.[Cioé da un Parlamento co-partecipe a un parlamento invitato di pietra]
  1. Il Presidente dell’Euro vertice terrà strettamente informate le parti contraenti che non hanno l’euro come moneta e gli altri Stati membri dell’Unione europea sui preparativi e gli esiti delle riunioni del’Euro Vertice.
Articolo 13
  1. Secondo quanto previsto al titolo II del protocollo 1 sul ruolo dei parlamenti nazionali nell’Unione europea allegato ai trattati dell’Unione europea, il parlamento europeo e i parlamenti nazionali delle parti contraenti determineranno insieme l’organizzazione e la promozione di una conferenza con la partecipazione dei rappresentanti delle commissioni pertinenti dei parlamenti nazionali e dei rappresentanti delle commissioni pertinenti del parlamento europeo per dibattere delle politiche di bilancio e di altri temi coperti dal Trattato.[ciliegina sulla torta: il parlamento europeo e i parlamenti nazionali  ridotti all'organizzazione di una conferenza per dibattere e basta...in barba a tutti i blabla e le norme di legge sulla sovranità del parlamento europeo e dei parlamenti nazionali]

    TITOLO VI

DISPOSIZIONI GENERALI E FINALI
Articolo 14
  1. Il presente Trattato sarà ratificato dalle parti contraenti conformemente alle loro rispettive norme costituzionali. Gli strumenti di ratifica saranno depositati presso il Segretariato generale del Consiglio dell’Unione europea.
  1. Il presente Trattato entrerà in vigore il 1 gennaio 2013 a condizione che dodici parti contraenti che hanno l’euro come moneta abbiano depositato i loro strumenti di ratifica, ovvero al primo giorno del mese che segue il deposito del dodicesimo strumento di ratifica di una qualsivoglia parte contraente che ha l’euro come moneta.
  1. Il presente Trattato si applicherà dal giorno di entrata in vigore tra le parti contraenti che hanno l’euro come moneta e che lo abbiano ratificato. Si applicherà alle altre parti contraenti la cui moneta è l’euro dal primo giorno del mese che segue il deposito dei loro rispettivi strumenti di ratifica.
  1. In deroga al comma 3, l’articolo 12 si applicherà a tutte le parti contraenti la cui moneta è l’euro dalla data di entrata in vigore del presente Trattato.
  1. Il presente Trattato si applicherà alle parti contraenti che lo abbiano ratificato e che godono della deroga prevista all’articolo 129(1) del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, o in dell’esenzione definita al Protocollo 16 allegato ai trattati dell’Unione europea, in materia delle misure relative alla Danimarca, a decorrere dal giorno di entrata in vigore della decisione di abrogare detta deroga o esenzione, a meno che la parte contraente interessata non dichiari l’intenzione di vincolarsi in una data precedente a tutte le misure, o parte di esse, dei Titoli III e IV del presente Trattato.
Articolo 15
Il presente Trattato sarà aperto all’adesione di altri Stati membri dell’Unione diversi dalle parti contraenti. L’adesione sarà effettiva sin dal momento di deposito degli strumenti di adesione presso il depositario, che notificherà alle altre parti contraenti l’avvenuto deposito
Articolo 16
Entro cinque anni massimo dall’entrata in vigore del presente Trattato, sulla base di una valutazione dell’esperienza della sua attuazione, saranno prese le azioni necessarie, conformemente ai provvedimenti del Tratto dell’Unione e del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, al fine d’integrare il merito del presente Trattato nell’ordinamento giuridico dell’Unione europea.[Modifica costituzionale UE, l'ennesima, senza consultazione dei popoli d'Europa]
Fatto a Bruxelles lì , del mese di , l’anno duemiladodici in una versione originale unica di cui le versioni Bulgara, Danese, Olandese, Inglese, Estone, Finlandese, Francese, Tedesca, Greca, Ungherese, Irlandese, Italiana, Lettone, Lituana, Maltese, Polacca, Portoghese, Rumena, Slovacca, Slovena, Spagnola e Svedese sono ugualmente autentiche, e saranno depositate negli archivi del Depositario che le trasmetterà come copie autenticate a ognuna delle parti contraenti.[le versioni in lingua non sono ancora pubblicate e la stampa sta facendo un silenzio assordante]Traduzione non ufficiale di Nicoletta Forcheri, 12 febbraio 2012. Le parentesi e il grassetto sono dell’autrice/traduttrice.

 

Fonti:

http://www.contropiano.org/it/archivio-news/documenti/item/6526-il-nuovo-patto-fiscale-europeo-fine-della-democrazia

http://www.stampalibera.com/?p=40835

Attualità     HomePage