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05/03/2012 L’Irlanda al voto contro il Fiscal Compact degli eurocrati

Il popolo irlandese andrà al voto per una consultazione sui diktat degli eurocrati.

Il premier irlandese Enda Kenny (nella foto) ha annunciato infatti che l’Irlanda sottoporrà a referendum il nuovo accordo sulla politica fiscale (Fiscal Compact) dell’Unione europea, deciso dai capi di governo di 25 Paesi dell’Ue a fine gennaio. La data del referendum non è stata ancora decisa, ma ci si aspetta che si terrà entro poche settimane, a maggio o forse al massimo entro il mese di giugno.

Il primo ministro di Dublino appartiene al partito di centrodestra Fine Gael ed è al governo in una coalizione che include anche il partito laburista. Kenny ha annunciato che il suo partito farà campagna per il “sì”. Anche il Fianna Fáil, il principale partito di opposizione che chiedeva da tempo che fosse tenuto un referendum di approvazione, ha annunciato il suo sostegno al nuovo accordo europeo. Il Sinn Féin e il Partito Socialista irlandese hanno annunciato invece che faranno campagna per il “no”. La campagna si preannuncia tuttavia molto difficile. Gli irlandesi sono diffidenti nei confronti delle istituzioni europee, oramai da anni, da quando la crisi economica che ha colpito il Paese nel 2008 ha costretto il governo di Dublino a ricorrere a un prestito particolarmente oneroso da parte del Fondo monetario internazionale e approvare una serie di pesanti misure di austerità. (NDR: come sta acadendo in Grecia, Italia, Spagna e Portogallo). Lo scorso mese un sondaggio ha mostrato che gran parte degli irlandesi avrebbe preferito votare sull’accordo, ma che il “sì” avrebbe ottenuto solo una stretta maggioranza.
Il referendum nonostante tutto servirà agli irlandesi a far capire agli eurocrati che il popolo non approva le scelte imposte dall’alto da parte di Bruxelles e Strasburgo sul futuro del loro Paese. Tuttavia una bocciatura del fiscal compact da parte degli elettori irlandesi non avrebbe probabilmente conseguenze serie per l’accordo, a cui basta l’approvazione di 12 Paesi dei 17 che compongono l’Eurozona per entrare in vigore. Ma costituirebbe pur sempre la dimostrazione che il Paese del Nord Europa si oppone, per l’ennesima volta come ha fatto col Trattato di Lisbona, alle imposizioni degli eurocrati e dei grandi organismi internazionali.

Fonte: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=13499

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