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L’India denuncia la Monsanto per bioterrorismo

Un’intera nazione, l’India, denuncia la multinazionale Monsanto, produttrice mondiale di sementi transgeniche, di bioterrorismo. L’India ha citato la Monsanto per “biopirateria” accusandola di sottrarre piante indigene per sviluppare versioni geneticamente modificate, senza però garantire compensi o risarcimenti alle popolazione locali e allo Stato, unici detentori del patrimonio di biodiversità nazionale. Per la seconda volta e sempre in India, una delle più grandi aziende del mondo specializzata in sementi e avvezza a citare stagionalmente in giudizio i contadini che non si sono affidati all’acquisto delle sue sementi, ma i cui campi confinano con altri che usano semi transgenici Monsanto, si trova a fare l’imputato.

Già in passato l’attivista e ambientalista indiana Vandana Shiva ha reso note le responsabilità della Monsanto e della Cargill in centinaia di suicidi tra contadini, spinti a questo gesto perché soffocati dalle pressioni per corporativizzare i metodi di coltivazione tradizionale, sistema noto come “Green Revolution”. Pur di non lasciare il proprio terreno alle banche, molti agricoltori si sono uccisi bevendo i pesticidi delle multinazionali.

Secondo un rapporto del Center for Human Rights and Global Justice (CHRGJ) ogni 30 minuti un contadino indiano si toglie la vita. Dal 1995 sono 250.000 i lavoratori della terra che si sono suicidati. Il rapporto si sofferma in particolare sulla crisi del settore cotoniero. L’industria è progressivamente finita nelle mani di multinazionali straniere che hanno promosso l’utilizzo del cotone transgenico Bt, perché più produttivo e resistente a malattie.

Il problema è che questa specie di cotone ‘miracoloso’ necessita dell’abbondanza di due risorse che sono già scarse per i piccoli produttori: soldi e acqua. Gli agricoltori si sono indebitati per acquistare i semi del cotone Bt, ma quando il raccolto non ha dato i risultati sperati perché l’acqua era insufficiente, il contadino si è ritrovato con una montagna di debiti. Inoltre i semi del raccolto geneticamente modificato non sono fertili ovvero non possono essere impiegati per la semina del raccolto successivo e quindi i contadini sono costretti a comprare ogni anno la costosa e distruttiva semente monsanto.

Si tratta di un disastro umanitario che ha grosse conseguenze sulla società agricola indiana.

Vandana Shiva

Vandana Shiva ha anche rivelato i tentativi della Monsanto di brevettare, con diritti esclusivi, materiale genetico di piante tradizionali indiane, come quello del riso Basmati, fingendo di averlo ‘scoperto’ per prima. L’attivista indiana intervenuta nei giorni scorsi al Festivalfilosofia a Modena dedicato al tema Natura ha riportato ciò che è accaduto in India con i semi Ogm del cotone diventati monopolio della multinazionale Monsanto come esempio per far capire quale potrebbe essere il futuro, se non si interviene, se non si lotta, come fa lei da anni con la sua Research Fondation for Science, Technology and Ecology, per un domani ecosostenibile e di libertà. Il suo allarme sul non brevettare la vita, la natura, ha chiuso il Festivalfilosofia.



Fonti: 

http://www.informarexresistere.fr/2011/09/24/ogm-lindia-denuncia-la-monsanto-per-bioterrorismo/#ixzz1oT6XdZ5C 

http://www.informarexresistere.fr/2011/10/10/india-contro-monsanto-l%e2%80%99accusa-e-bioipirateria/#ixzz1oT6qDoMY

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