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Banca Mondiale e multinazionali insieme per privatizzare l'acqua

La Banca Mondiale vara una nuova alleanza con varie multinazionali, tra le qualiNestlè, Coca Cola e Veolia. Con sede presso l’IFC (International Finance Corporation), questa nuova iniziativa mira a 'trasformare il settore idrico' introducendo il settore privato in quello che è, storicamente, un servizio pubblico.

Questa nuova partnership fa parte di una più vasta tendenza da parte dell'industria di influenzare le politiche globali sull'acqua. Questa iniziativa industriale, denominata The 2030 Water Resources Group Phase 2 Entity schiera multinazionali con grossi interessi finanziari nella governance dell’acqua con la Banca Mondiale, una delle più importanti istituzioni per lo sviluppo a livello mondiale.

Peter Brabeck, presidente della Nestlé, è stato chiamato a presiedere il Water Resources Group, che ha già ricevuto 1,5 milioni di dollari di finanziamento IFC. Nestlé è la più grande multinazionale di imbottigliamento acque.

Questo non è che l’ennesimo tentativo da parte delle multinazionali dell’acqua di interferire nella gestione democratica e legittima dell’acqua.

Infatti già in precedenza, il presidente della Nestlé Peter Brabeck ha affermato che l'acqua dovrebbe essere trattata “più come il petrolio”. Con il petrolio “è evidente cosa accade quando la domanda sale. Il mercato reagisce e le persone iniziano ad usarlo in maniera più efficiente”.

Brabeck spinge il suo paragone fino al punto per lui più conveniente, quello dell'efficienza. Ma noi vogliamo andare più avanti. Abbiamo detto di considerare l'acqua come il petrolio. Ma cosa sta accadendo con il petrolio? Sul fronte dell'offerta, il petrolio è una risorsa in rapido esaurimento; se ne riesce ad estrarre sempre meno e quelle poche gocce preziose le si ottengono a fronte di uno sforzo sempre più elevato. Sul fronte della domanda, la richiesta continua a crescere e continuiamo a vivere in una società che basa sull'oro nero gran parte della sua produzione.

Cosa avviene? Il prezzo sale costantemente e sempre meno persone saranno in grado di acquistare petrolio o suoi derivati (fra cui l'energia da esso prodotta). Fin qui poco male, anzi. Un aumento vertiginoso del prezzo di benzina & co. porterà ad un ripensamento forzato delle strategie energetiche dei paesi industrializzati in chiave, si spera, ecosostenibile.

Ma immaginiamo che lo stesso accada con l'acqua. Supponiamo che l'aumento della richiesta – determinato dal costante aumento della popolazione mondiale – ed il calo della disponibilità – dettato invece dall'impoverimento e dalla contaminazione delle falde acquifere – facciano “reagire il mercato” causando un aumento considerevole dei prezzi dell'acqua. Che faremo allora? Sostituiremo l'acqua con un'altra risorsa più abbondante ed economica? Difficile da immaginare.

Più plausibilmente, le fasce più povere della popolazione perderanno l'accesso all'acqua potabile e dovranno, sempre che gli sia concesso, ricorrere all'acqua piovana o ad altre acque poco sicure, con il rischio della diffusione di malattie ed epidemie. Le multinazionali, grazie al loro potere d'acquisto, domineranno incontrastate sul mercato dell'acqua, dettandone regole e prezzi. E l'acqua da diritto di tutti passerà ad essere un privilegio di pochi.

La campagna del settore privato per ottenere finanziamenti

“Siamo senza ombra di dubbio in presenza di una campagna attivista dell’industria privata per l’ottenimento di finanziamenti e credibilità, nel tentativo di ottenere un potere totale”, ha dichiarato Shayda Edwards Naficy, dirigente delCorporate Accountability International, un organismo non governativo.

“Stando alla Banca Mondiale, il 34 per cento dei contratti idrici di tipo privato sono in sofferenza o vengono rescissi prima della scadenza.

Ad aprile, l’ufficio di vigilanza dell’Ombudsman ha dichiarato che un sorprendente 40 per cento dei reclami ricevuti da tutti i settori e da tutte le regioni era correlato con l'acqua. Questo dimostra quanto la privatizzazione dell’acqua si sia rivelata una miniera di problemi, quali promesse non mantenute di fornitura di servizi allargati, finanziamenti pubblici sprecati, minacce ai diritti umani, specie per quanto riguarda le famiglie a basso reddito.

Interessi finanziari

Se la Banca, nonostante una lunga storia di fallimenti, approva questo approccio, questo fa legittimamente pensare a un processo decisorio inquinato da diffuse partnership con multinazionali e quote finanziarie in queste ultime.

Al momento, il 90 per cento degli utenti dell’acqua utilizza il servizio pubblico. Affidare questi sistemi ad aziende private porterebbe a aumento dei prezzi, interruzioni di servizio, e significativi licenziamenti degli impiegati del settore.

Focalizzare sul settore privato significa inoltre distogliere l’attenzione dal sostegno ai governi nella protezione dei diritti umani.

Il Water Resources Group mira a “sviluppare un nuovo approccio normativo alla gestione dell’acqua”, preparando la strada per un ruolo sempre più ampio del settore privato a livello mondiale. Per poter ottenere questi nuovi finanziamenti, tutti i progetti devono presentare “almeno un partner del settore privato”, non come semplice finanziatore benefico, ma “come parte delle operazioni”.

Un paese alla volta

La strategia del gruppo consiste nell’inserire il settore privato nella gestione dell’acqua un paese alla volta, attraverso una combinazione tra ricerca finanziata dall’industria e partecipazione diretta in organismi governativi.

Al momento, il Water Resources Group sta formalmente lavorando con i governi, rispettivamente, della Giordania e del Messico, e con lo stato indiano di Kanataka. Inoltre, colloqui sono in corso con i governi del Sud Africa, della Cina, e di vari altri paesi scelti per la fase successiva.

Corporate Accountability International ha dimostrato in modo consistente l’inerente conflitto di interessi della Banca Mondiale, che agisce come investitore, consulente del governo, arbitro, e veicolo di pubbliche relazioni a sostegno del profitto nel settore dell’acqua” ha dichiarato Naficy.

Alle multinazionali dell’acqua non deve essere permesso

Alle multinazionali globali dell’acqua non deve essere permesso di aprire i rubinetti dei fondi per lo sviluppo per promuovere i propri interessi privati, perché tutti i casi hanno dimostrato come profitto e rispetto dei diritti umani nel settore dell’acqua sono in conflitto.

Corporate Accountability International (ex Infact) è un’organizzazione di soci che, negli ultimi 34 anni, ha con successo portato avanti campagne a difesa della salute, dell’ambiente e dei diritti umani.

Attraverso la sua campagna Challenging Corporate Control of Water (sfidare il controllo delle multinazionali sull’acqua),Corporate Accountability International ha assunto un ruolo leader nel movimento globale per proteggere il diritto e l’accesso all’acqua; preservare e proteggere le risorse idriche e i sistemi per il bene pubblico; e preservare le risorse idriche in quanto patrimonio ecologico.

Fonti:

http://www.pressenza.com/npermalink/banca-mondiale-e-grandi-multinazionali-coalizzate-per-la-privatizzazione-dellxacqua-su-scala-mondiale

http://www.ilcambiamento.it/acque/nestle_borsa_acqua.html

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