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21/03/2012 Devis, da informatico a contadino: vivo con 200 euro al mese

«In questa nuova vita non ci sono domeniche. Le settimane non segnano più il passo. È la natura a scandire il tempo. Non dovremmo portare più orologi al polso, come cappi al collo». Sono pensieri come questo che muovono la filosofia di Devis Bonanni, classe 1984, carnico di Raveo, una specie di eremita futurista, trasformatosi da tecnico informatico in agricoltore di sussistenza, sposando uno stile di vita frugale che non taglia a priori però tutti i ponti con la modernità.

Una storia iniziata pochi anni fa, tutta da scoprire, che continua ad essere vissuta in maniera partecipata attraverso il personale blog (www.progettopecoranera.it), ed ora trasposta nel libro "Pecoranera, un ragazzo che ha scelto di vivere nella natura", che l'editore Marsilio ha dato alle stampe le scorse settimane, un volume definito a mezza strada fra i libri di Mauro Corona e "Adesso Basta"» di Simone Perotti.

Tutto è partito nel 2003 quando Devis, compiuti i 23 anni, ha deciso di lasciare casa ed il proprio sicuro posto di lavoro come tecnico informatico, trasferendosi in una casetta in legno minimale nelle campagne del paesino carnico, reso celebre prima dalle "Esse", i gustosi biscotti che prendono la forma da quella lettera, e nel 2007 dall'arresto del brigatista Alfredo D'Avanzo, che aveva scelto Raveo come proprio covo.

Il "ragazzo" si scalda con la legna bruciata in un vecchio "spolert" (stufa tipica, ndr) e fa luce con un pannello fotovoltaico, ha una serra e produce ortaggi - pomodori, melanzane, verdura fresca d'estate, fagioli e farina di mais - coi quali si alimenta ma che anche vende per guadagnarsi i 200 euro al mese che gli servono per eventuali spese o qualche sfizio. Non paga quindi l'affitto, la bolletta del gas non esiste. Ascolta comunque la radio, usa il cellulare e il computer, si sposta in bici.

«La pecora nera è un progetto di vita alternativo, più attento all'ambiente e alle persone - ha raccontato al Gazzettino - un progetto che in sostanza aspira al ritorno alla coltivazione della terra per poi imparare a vivere in maniera diversa». 

Ma il «resto del mondo» come ha risposto a questa sua iniziativa? «Sicuramente è più facile comunicarla a coloro che vengono da fuori a cercarti: nei primi anni è stato invece un po’ difficile spiegare quello che facevo al paese e nel circondario, tutto ciò poi viene visto più di buon occhio dagli anziani che non dai 40-50enni, perché uno stile di vita di questo genere mette più in discussione quello che ha fatto la generazione dei nostri genitori che non quella dei nostri nonni».

Mai pentito? «No, io mi alzo ogni mattina e so di essere libero di decidere cosa fare e cosa no - risponde Devis - Certo c'è anche molta responsabilità». L'esperienza di Devis sicuramente andrà avanti, l'incredibile notorietà raggiunta in queste settimane non gli comprometterà la semina di questa primavera anticipata; e per chi volesse avvicinarsi alle sue idee, si raccolgono adesioni per trascorrere delle settimane nell'eco-villaggio a zappare la terra, a raccogliere le uova, a spaccare la legna. E non è detto che con questa crisi che non si esaurisce, e con questo mondo già esaurito, storie come quella di Devis non diventino molto familiari.

Fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=186695&sez=STORIE&fb_source=message

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