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I Droni sono già attivi sul cielo americano

 
Non è un film di James Bond: i droni usati da Obama per incursioni in Afghanistan e Iran, sono pronti per l’uso civile. Il presidente lo scorso 14 febbraio 2012 ha aperto ai droni anche i cieli americani. Lo scopo è sorvegliare la sicurezza dei cittadini, ma il problema è che minacciano la privacy: volando ad alta quota, sono invisibili ma vedono tutto, anche attraverso i muri. Il mercato, intanto, si apre in tutto il mondo. Anche in Europa. Ed è probabile che li vedremo in azione già quest’anno per le Olimpiadi a Londra.

Immaginate città in cui piccoli aerei senza pilota volano silenziosi ad alta quota, impossibili da individuare ad occhio nudo, equipaggiati con video e fotocamere ad alta definizione e capaci anche di penetrare muri grazie a tecnologia ad infrarossi. Sono i droni, simili a quelli usati in Afghanistan o in Yemen da Obama. Vi sembra fantascienza o l’ultimo film di James Bond? Non fatevi ingannare. Sta già succedendo in alcune città americane ed è solo questione di tempo prima che avvenga in tutto il paese e, chissà, anche in Europa.

Il giorno di San Valentino, Obama ha firmato una legge che ordina alla “Federal Aviation Administration” (FAA), l’agenzia che controlla lo spazio aereo americano, di regolarizzare l’uso commerciale e civile di droni – o Uav (velivolo di ricognizione pilotato a distanza) – all’interno dello spazio aereo americano entro il 15 Settembre 2015. Insomma, per i droni in Stati Uniti, il cielo si è finalmente aperto.

Finora, l’uso domestico di droni era stato severamente limitato per ragioni di sicurezza e preoccupazioni sulla privacy. Attualmente in Stati Uniti, chiunque voglia usarli o testarli, sia università che corpi di polizia, deve chiedere un permesso speciale alla FAA. La nuova legge obbliga l’agenzia a permettere l’uso di droni alla polizia entro 90 giorni.

In realtà, abbiamo scoperto che alcuni corpi di polizia hanno già comprato e testato in segreto droni, alcune volte senza nemmeno il permesso della FAA. E con questa nuova legge, ne seguiranno molti altri. L’espansione dell’uso di droni – che sono potenzialmente più efficaci di alternative tradizionali come gli elicotteri – costituisce una minaccia alla privacy. La American Civil Liberties Union, la più grande associazione per la difesa dei diritti civili in USA, la Electronic Frontier Foundation, una organizzazione che difende i diritti civili nell’era digitale, ed altri esperti sono preoccupati che questa tecnologia finirà per limitare i diritti dei cittadini americani.

Infatti negli ultimi anni la stampa americana aveva rivelato i nomi di alcuni dipartimenti di polizia che avevano acquistato droni. E già dal 2007, per esempio, che si parla della Polizia di Miami e quella di Houston. Quest’ultima beccata addirittura in flagrante dalle telecamere della stazione televisiva locale, la KPRC.

Finora nessuno è riuscito a rivelare con esattezza chi possiede o sta utilizzando droni. L’unica fonte affidabile, la FAA, si è sempre rifiutata di rendere pubblici i nomi di coloro che hanno ottenuto un permesso speciale: fare diversamente potrebbe mettere a repentaglio la sicurezza delle loro operazioni. Qualche numero, però, c’è: Les Dorr, uno dei portavoce della FAA, ha dichiarato via mail che l’agenzia ha rilasciato 313 permessi nel 2011. A fine anno ce ne erano 295 attivi.

Vacek stima che ci devono essere almeno una ventina di corpi di polizia negli Stati Uniti che sono già in possesso di UAV. Lui stesso è al corrente di dieci, ma si è rifiutato di rivelarne il nome perché la sua università collabora con alcune di queste. Vacek ha però ammesso che alcune di queste polizie stanno usando droni in maniera illegale.

«Non ti dirò chi, ma almeno uno di questi corpi di polizia mi ha detto che usano normalmente i droni al di fuori dei limiti imposti dal permesso ottenuto dalla FAA», ha detto Vacek in un’intervista telefonica. «E so che ci sono altre polizie che possiedono droni e li stanno sperimentando, che è anche quello illegale. Alcune di queste li hanno comprati, hanno poi capito che non potevano usarli, ma hanno deciso di farlo comunque».

Siamo riusciti ad ottenere questa misteriosa lista da Melanie Hinton. Questi sono i corpi di polizia in Stati Uniti che fanno attualmente uso di droni: la polizia di Mesa in Colorado; Miami-Dade in Florida; Arlington in Texas; il Texas Department of Public Safety; Montgomery County in Texas; Richland County in Carolina del Sud; Queen Anne’s County in Maryland; la Utah Highway Patrol; Prescott in Arizona; e Yavapay County, anche questa in Arizona.

Steve Gitlin, un portavoce di AeroVironment, la più grossa produttrice di piccoli Uav nel mondo, pensa che un’espansione dell’uso di droni è inevitabile perché «ha troppo senso per non accadere». E la sua compagnia si sta già posizionando per approfittare dell’apertura di un nuovo mercato domestico.

AeroVironment sta pubblicizzando sul proprio sito un prototipo chiamato Qube, che costerà intorno ai 40 mila dollari. Ha l’apparenza di un mini-elicottero, pilotato a distanza da una specie di controller che sembra un iPad. Un video promozionale sul sito mostra le potenzialità del Qube: si monta in maniera semplice e può essere riposto nel cofano di una qualsiasi macchina della polizia, pronto a volare in pochi secondi. Secondo Gitlin, il Qube sarà «estremamente facile da usare, come un videogioco».

Visto che gli elicotteri veri, invece, costano migliaia se non milioni di dollari, Gitlin non ha dubbi che la richiesta di droni come il Qube aumenterà nei prossimi anni. «Ci sono tantissime agenzie che potrebbero trarre beneficio dall’uso di un dispositivo portatile a basso costo come il Qube».

Con lo spazio aereo finalmente aperto, compagnie che già producono droni per usi militari come la Honeywell, Insitu o AeroVironment sono pronte al lancio di modelli pensati apposta per il mercato domestico. Secondo alcune stime, il mercato americano di Uav nel 2011 ha raggiunto il valore di 4,3 milioni di dollari ed è previsto che raddoppi entro il 2020. Nello stesso arco di tempo, il mercato globale passerà dai 6 agli 11 milioni. Insomma, i droni stanno per arrivare in tutto il mondo – Scotland Yard ha intenzione di utilizzarli durante le Olimpiadi di quest’estate a Londra.

I primi di Febbraio, il presidente americano Barack Obama ha ammesso per la prima volta pubblicamente l’esistenza del programma militare condotto con velivoli senza pilota (droni) per colpire presunti terroristi nell’area tribale del Pakistan. L’ammissione, tutt’altro che casuale, è avvenuta nel corso di un’intervista virtuale organizzata lunedì scorso dal social network Google+ e, a ben vedere, risulta estremamente rivelatoria della strategia che Washington intende perseguire negli anni a venire per difendere i propri interessi imperialistici in Asia centrale e altrove.

L’uscita di Obama rappresenta una vera e propria difesa pubblica di un discusso programma che ha causato finora migliaia di vittime civili e sul quale lo stesso presidente ha fatto affidamento in maniera sempre più massiccia fin dal suo ingresso alla Casa Bianca nel gennaio 2009.

La politica del governo americano sui droni dispiegati in Pakistan era tradizionalmente quella di mantenere il massimo riserbo. Questo programma, diretto dalla CIA, ufficialmente sembrava non esistere, anche se la stampa riporta in genere ogni singola incursione effettuata non solo in territorio pakistano, ma anche in altri paesi come Yemen e Somalia. 

Voglio che la gente comprenda che in realtà i droni non hanno causato un gran numero di vittime civili”, ha affermato Obama nella sua replica. “Nella maggior parte dei casi, i droni sono risultati molto precisi nel colpire membri di Al-Qaeda e i loro affiliati”.

Per l’inquilino della Casa Bianca quello dei droni è “uno sforzo rivolto contro persone che sono su una lista di terroristi attivi, i quali cercano di colpire cittadini, strutture e basi degli Stati Uniti”. 

Oltre alla più che dubbia legalità di assassini mirati entro i confini di un paese sovrano che non è in guerra con gli Stati Uniti e contro individui finiti sulla lista nera di Washington senza alcuno scrutinio pubblico o intervento di un’autorità giudiziaria, le operazioni dei droni non appaiono nemmeno particolarmente precise.

Il numero totale delle vittime dei droni in Pakistan dall’inizio del 2008, pur essendo impossibile da stabilire in maniera ufficiale, è stata stimata tra i 1.109 e i 1.734 da due ricercatori di New American Foundation. In questi attacchi, sarebbero stati uccisi solo 66 esponenti di spicco di Al-Qaeda (NDR:i supposti terroristi) o di altri gruppi fondamentalisti. Per il “Bureau of Investigative Journalism”, fino all’agosto 2011 i bambini assassinati dai droni sono stati almeno 168, mentre proprio due giorni fa la stessa organizzazione londinese ha pubblicato una nuova ricerca che ha evidenziato come gli americani colpiscano ripetutamente anche i soccorritori che giungono sui luoghi dove avvengono le incursioni, così come i funerali delle vittime. Ancora più inquietante è infine lo studio fatto dall’influente think tank di Washington, Brookings Institution, secondo il quale un incursione dei droni nell’area tribale pakistana miete in media dieci vittime civili per ogni presunto terrorista ucciso.

Le dichiarazioni del presidente "democratico" fanno parte di una strategia propagandistica tesa a far accettare all’opinione pubblica occidentale come normali i metodi criminali utilizzati dall’establishment militare e dell’intelligence a stelle e strisce in nome della guerra al terrore.

Forse non a caso, inoltre, l’uscita di Obama è giunta a quasi un mese esatto di stanza dalla sua firma posta su un provvedimento approvato dal Congresso che ha sancito la legalità delle detenzioni a tempo indefinito presso l’autorità militare per quei cittadini americani e stranieri accusati dalla Casa Bianca di avere legami con il terrorismo, anche senza prove né processo o accuse formali.


Fonti: 

http://www.linkiesta.it/droni-polizia#ixzz1nW1eUDVX

http://www.altrenotizie.org/esteri/4658-i-droni-di-obama.html

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