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Albert Einstein

Albert Einstein è oggigiorno riverito quale «Padre della Scienza Moderna». La sua faccia rugosa e la sua capigliatura selvaggia sono diventate simbolo di genio scientifico e la ‘sua’ famosa equazione E=mc^2 è utilizzata ripetutamente quale simbolo per qualsiasi cosa di scientifico ed intellettuale. Eppure da anni esiste un numero crescente di prove che questo «Padre della Scienza Moderna» non abbia tutto il merito che gli è stato dato in quanto ha attinto a studi ed idee di altri studiosi e scienziati che non ha menzionato.

L’equazione E=mc^2, che è da sempre collegata ad Einstein ed alla ‘sua’ teoria delle Relatività, non fu pubblicata in origine da Einstein. Secondo Umberto Bartocci – professore dell’Università di Perugia e storico della matematica -questa famosa equazione fu pubblicata per la prima volta da Olindo De Pretto due anni prima della pubblicazione da parte di Einstein!
Nel 1903 De Pretto pubblicò la sua equazione sulla rivista scientifica «Atte» e nel 1904 fu ripubblicata dall’Istituto Reale di Scienze del Veneto e la ricerca di Einstein non fu pubblicata fino al 1905.

Nessuno potrà mai sapere se Einstein fu a conoscenza del lavoro di De Prettoma le prove suggeriscono che egli possa aver fatto proprio questo: Einstein era ben ferrato in italiano e per un breve periodo aveva fin vissuto nel nord Italia, ed aveva familiarità con il lavoro di molti scienziati italiani, studiando le loro credenze e teorie e lui molto probabilmente conosceva entrambe le riviste che hanno pubblicato equazione di De Pretto. Con tutto quello che è stato detto, potete trarre le vostre conclusioni, teorie e ipotesi su chi è veramente l'uomo che ha teorizzato la formula E=mc2. 

Fu un divo creato dal potere mediatico sionista e in quanto ebreo gli assegnarono il premio Nobel per la spiegazione dell'effetto fotoelettrico nel 1921 mentre era in viaggio in Giappone e in quello stesso anno l’ing. Olinto De Pretto fu ucciso con una coltellata da una donna.
I De Pretto sono contitolari della joint-venture italo-svizzera De Pretto Escher Wyss che da più di un secolo costruisce a Schio (Vicenza) turbine idrauliche e a gas.
Nel Museo dell’ebraismo a Tel Aviv sono stati recentemente depositati i manoscritti dell’ebreo Einstein riguardanti la teoria della relatività. Gli ebrei cioè mettono le mani avanti nel loro delirio razziale anche se Einstein è più famoso per i suoi aforismi e affermazioni politiche della cui paternità è lecito ancora una volta dubitare.

Non si è mai sentito che venga ignorato l’inventore originale di una equazione per attribuirla ad un’altra persona e pubblicargliela, benchè quest’ultimo dichiari di averla ricavata DA TALE equazione. L’ equazione «E=mc^2″ dovrebbe essere denominata l’«equazione di De Pretto» e non l’«equazione di Einstein».

Tutto ciò fa nascere la domanda: Che razza di individuo era Einstein? Ci sono prove che fosse dedito a comportamenti non etici?

Einstein era ben lontano dall’essere un marito ideale. Un anno prima di sposarsi, Mileva Maric diede alla luce una bambina – Lieserl – mentre Einstein era via. Il destino della piccola è ignoto – si presume sia stata data in adozione – forse su pressione dello stesso Einstein, che si ritiene quindi non abbia mai visto la sua primogenita.

Dopo il matrimonio, Mileva diede alla luce due figli, ma la famiglia non era destinata a stare unita. Einstein, mentre era in trasferta a Berlino nel 1912, iniziò una relazione con la cugina Elsa Lowenthal, per abbandonare moglie e figli due anni dopo.

Dopo il divorzio, vide ben poco i suoi figli. Hans Albert, il più grande , disse successivamente: «Probabilmente io sono l’unico suo progetto che ha abbandonato». Ad Eduard, il più giovane, fu diagnosticata la schizofrenia e morì in manicomio.

Mileva Maric, studentessa e scienziata molto più brillante di Einstein e che si sospetta avesse scritto la gran parte dei primi scritti di Einstein stesso e moglie dello stesso, resta avvolta da un grande mistero, tale che non è stato ancora possibile capire quanto Mileva abbia influito sul lavoro scientifico di Einstein e sulla stessa teoria della relatività. I documenti che dimostrano la sua esistenza e il suo contributo nella collettività scientifica, sono stati custoditi e salvati dall'oblio da tanti studiosi ed intellettuali, mentre l'indifferenza dei politici ha causato il suo lento logorio.

Dopo il divorzio con Mileva, sembrava che Einstein volesse nascondere tutte le prove che hanno ricondotto il suo passato a lei, tale che solo pochi documenti della loro vita insieme sono stati conservati. Forse proprio per non far cadere il mito del genio di Einstein, rivelando che dietro alle sue scoperte vi è stato il duro lavoro della moglie, che l’esistenza e il contributo di Mileva sono caduti nell’oblio.

I documenti dell’appartamento di Zurigo di Mileva, sono misteriosamente scomparsi e in tutte le biografie mancavano i dati che per anni sono stati conservati segretamente nell’archivio di Einstein a Gerusalemme. Questi sono stati portati alla luce solo nel 1987, a seguito di una protesta della comunità scientifica, anche se non nella loro totalità.

Radmila Milentijevic, professoressa di storia europea presso l’Università di New York, è stata tra i pochi fortunati a poter consultare quell’archivio, chiuso al pubblico dallo Stato di Israele per oltre 30 anni. Dopo averlo visionato è arrivata alla conclusione che il contributo di Mileva alla teoria della relatività e ad altre scoperte di Einstein è stato enorme ma dimenticato per anni, affermando in particolare che l’ambizioso fisico si sia impossessato del lavoro di Mileva.

Una domanda che rimane abbastanza controversa è quanto Einstein , nel formulare la teoria della relatività speciale, abbia pescato nel lavoro di Hendrik Lorentz ed Henri Poincare. Elementi delle pubblicazione di Einstein del 1905 ricalcano una pubblicazione di Lorentz del 1904 ed una analoga contemporanea di Poincare. Benchè Einstein avesse letto tali scritti precedenti, affermò di non aver visto i loro più recenti lavori prima del suo scritto del 1905. Ma un fatto dannatamente indiscutibile è che lo scritto di Einstein del 1905 sulla relatività speciale è privo di riferimenti, il che suggerisce che Einstein stesse consapevolmente nascondendo le sue fonti.

David Hilbert inviò un articolo contenente le corrette equazioni di campo per la relatività generale 5 giorni prima di Einstein. Einstein presentò il suo scritto il 25 novembre del 1915 a Berlino, mentre Hilbert aveva presentato il proprio il 20 novembre a Göttingen. Il 18 novembre Hilbert ricevette una lettera da Einstein che lo ringraziava di avergli spedito una bozza del trattato che avrebbe reso noto il 20 dello stesso mese. Dunque, in effetti, Hilbert aveva spedito ad Einstein una copia del proprio lavoro almeno due settimane prima che i due rendessero pubbliche le proprie ricerche, ma Einstein non aveva inviato ad Hilbert in anteprima una copia del suo lavoro.

L’idea che la luce avesse una velocità finita era stata teorizzata decenni prima di Einstein da Michelson e Morley. Hendrik Lorentz aveva determinato le equazioni che mostravano le contrazione relativistiche nello spazio-tempo, che diventano significative all’avvicinarsi della velocità della luce.

H. Poincare aveva già completamente risolto il problema del tempo parecchi anni prima dell’apparizione del primo lavoro di Einstein (1905 ) e Sir Edmund Whittaker nel suo dettagliato compendio ‘A History of the Theories of Aether and Electricity, Volume II, (1953)’ , includeva un capitolo intitolato ‘La Teoria della Relatività di Poincare e Lorentz’.

Whittaker ha estesamente documentato lo svilupparsi della teoria, la storia autentica, ed ha dimostrato tramite riferimenti alle fonti primarie, che Einstein non detiene alcun primato sulla parte teoria. Einstein, non ha fornito nessuna contro-argomentazione al famoso testo di Whittaker.

Einstein diede un contributo minore di quello che solitamente si ritiene alla teoria della relatività che si basa su due principi che vengono definiti UNIVERSALI:

1) La velocità della luce è c per qualunque osservatore ed è una costante della natura
2) Le leggi della fisica mantengono la stessa forma in ogni sistema di riferimento

La legge numero 1 come abbiamo detto fu teorizzata decenni prima da Michelson e Morley. La legge numero 2 sfrutta pesantemente gli studi di Poincarè e Lorentz.

Neutrini Iperveloci e Crollo della Relatività

Viene Incrinata in modo serio ed irreparabile la famosa Teoria della Relatività di Albert Einstein dalle recenti  scoperte sui neutrini massivi e superluminali; pur possedendo massa queste particelle sono risultate addirittura più veloci della luce.

La relatività, indicata da oltre vent'anni come superata e per alcuni aspetti incongruente e contradditoria dal presente studio sulla realtà delle onde elettro-gravitazionali, viene così violata per ben quattro volte. La prima è che esistono forme di energia più veloci della luce, possibilità esclusa categoricamente da tale teoria, anzi questo è un assioma portante per Einstein, un postulato. La seconda è che anche la materia, come le onde, può viaggiare alla stessa velocità del fotone ma anche questo accadimento era negato dalla Relatività; terzo:  non si incorre  nel presupposto relativistico che la  massa diventi ingovernabile se ci si avvicina alla velocità della luce. Quarto: la materia può superare addirittura il fotone e viaggiare così oltre il limite luminale.
La Royal Swedish Academy of Science il 4 ottobre 2011 ha assegnato  il Premio Nobel per la Fisica 2012   agli statunitensi Saul Perlmutter,  Adam Riess e  Brian Schmidt per la scoperta dell’espansione accelerata dell’universo attraverso l’osservazione dell’esplosione di stelle lontanissime.
Dimostrando così che l'universo si espande in modo sempre più veloce e ad un ritmo  sempre più rapido e questo diventa  una conferma ulteriore al  dinamismo superluminale della massa .
Tutto questo diciamo che era già accaduto in gran parte prima del discusso risultato del settembre del 2011 e confermato a prova di errore il 18 novembre 2011 sempre dal CERN di Ginevra, perchè  ancora dieci anni fa si era dimostrato che il neutrino  oltre a viaggiare alla velocità della luce possedeva  anche massa; questo risultato è in netto conflitto con la Relatività, infatti a velocità prossime a quella del fotone secondo Einstein la massa diventerebbe ingovernabile perchè tenderebbe all'infinito secondo la formula

                 M0
M = ______________
                   V2
    (1 - __________ )1/2
                   c2

M  rappresenta la massa relativistica, M0  è la massa inerziale, V la velocità e c è la velocita della luce

La formula dice che ad alte velocità, cioè quando i valori sono prossimi a c, la massa aumenta in modo rilevante e quando V = c, M diventa infinito.  Ma di fronte alla prova di laboratorio si è preferito non turbare i sogni dei tantissimi relativisti. O meglio, pur di fronte all'evidenza si è preferito infilare la testa sotto la sabbia del silenzio. Eppure tanti insigni scienziati hanno sempre previsto l'incosistenza della teoria di Einstein (tra cui Nikola Tesla).
L'esperimento del CERN-Gran Sasso del settembre 2011 ha scatenato, come era prevedibile, numerose e diverse reazioni: tra chi rimane incredulo, perchè attaccato tenacemente alla Relatività quasi come a una forma di idolatria scientifica a chi invece se l'aspettava come ineluttabile conclusione di una teoria volutamante dogmatica e in parte irrazionale. Poi ci sono coloro che vogliono salvare i nuovi risultati come integrazione particolare della vecchia teoria di Einstein. E qui si tirano in ballo Ettore Majorana che aveva anche previsto l'"incidente subnucleare" e anche qualche emerito insegnante universitario. E infine ci sono coloro che resistono attaccandosi ai risultati dimostrativi della Relatività ( pochi e sempre parziali e in ogni caso i risultati relativistici si possono benissimo spiegare con la fisica classica compresi i sistemi satellitari GPS ). Infatti W. Pauli per argomentare la presenza di spin nell'elettrone si servì esclusivamente della fisica classica e soprattutto di quella quantistica ed escludendo la Relatività. Bisogna ricordare che Einstein non accettò la meccanica quantistica.

''La struttura a doppietto degli spettri alcalini, così come la deviazione dal teorema di Larmor, è dovuta a una particolare ''two-valuedness'' delle proprietà quantistiche dell'elettrone, che non può essere descritta dal punto di vista classico.'' Queste parole furono scritte da Pauli nel 1924 prima ancora che fosse introdotta la nozione di spin. Si trattò sicuramente di una felice intuizione, e senz'altro il monito a fare riferimento alla meccanica quantistica, piuttosto che a quella classica, caratterizzò i lavori successivi di Pauli stesso e di altri celebri studiosi. E i risultati di questi loro sforzi culminarono in elaborazioni fortemente formali e astratte, come in particolare la teoria dell'''elettrone magnetico'' di Pauli del 1927......  Gli autori di questi lavori, inoltre, come pure lo stesso Pauli, ricorsero ripetutamente a ragionamenti o ipotesi stilate in analogia con forme  caratteristiche della meccanica classica. Tali esigenze e tali analogie sono il segno della difficoltà che si incontrò a riconoscere il carattere intrinseco della ''nuova'' variabile. ( Dalida Monti )

La verità è che c'è stata e ancora resiste, una sorta di sudditanza psicologica verso la Relatività e ciò ha permesso che pur di fronte a prove schiaccianti  come la presenza di spin nell'elettrone ( lo stesso W. Pauli nel dare la notizia era titubante per il timore di violare la relatività ristretta), la caduta dei gravi di massa diversa con accelerazione diversa ( principio di equivalenza ), il mancato annullamento della forza di gravità in un corpo in caduta libera per la presenza delle forze di marea e la presenza di massa nei neutrini, fin'ora considerati particelle luminali, malgrado tutto questo  non si è  riusciti, anche in presenza di prove inconfutabili a spazzare via questa teoria che ora - in gran parte -  rimane tale. Tutte cose, quelle sopra riportate, che scardinano dalle fondamenta le Relatività; compresa anche la famosa formula E=mc^2. La prova della velocità superluminale del neutrino è ovviamente troppo evidente. Ma già secoli fa si parlava di velocità oltre la luce e nella teoria gravitazionale newtoniana la velocità di fuga dipende dalla massa del corpo in moto nel campo di gravità. Nel 1783 lo scienziato inglese, che precedette Cavendsch negli esperimenti sulla forza di massa, John Michell, affermò che la velocità di fuga di un corpo celeste poteva risultare superiore alla velocità della luce, dando luogo a quella che egli chiamò una dark star e nel 1795  Pierre-Simon de Laplace riportò quest'idea nella prima edizione del suo trattato “Mécanique céleste”.
L’osservazione fin dal 1998 di alcune supernove lontane in costante accelerazione aveva posto, in astrofisica, il problema del Big Strip, ovvero di porre un limite alla velocità dell’espansione dell’Universo pena l’impossibilità dell’osservazione dei corpi celesti lontanissimi e la possibile violazione del limite della velocità della luce come prevede la Relatività ristretta. La costante perciò di Einstein tolta per errore manifesto era in parte rientrata per frenare l’eccesso di velocità dell’espansione del cosmo. Einstein infatti non accettò inizialmente l’idea di un universo in continua espansione e inserì nelle sue formule una costante arbitraria per renderlo statico. Ma quando le prove risultarono schiaccianti lui stesso ammise l’errore. Alla luce dei recenti risultati del neutrino superluminale possiamo tranquillamente ipotizzare che le lontane galassie del nostro universo stanno viaggiando ad una velocità superiore a quella della luce e che molti neutrini ormai sfuggono anche alla possibile analisi di una loro presenza.

La scoperta della presenza di massa nei neutrini ipotizzata da Bruno Pontecorvo nel 1969 è stata confermata sia in Italia, sempre nel laboratorio sotterraneo del Gran Sasso a partire dal 2006, come pure in Giappone, nel 1998, dove esiste il rilevatore di neutrini più grande del mondo, il SuperKamiokande. Il solo fatto che una particella materiale potesse viaggiare alla velocità della luce era più che sufficiente per mettere in passato la relatività, ma bisogna considerare che quasi tutti i fisici delle ultime due generazioni sono stati "imbottiti" di relatività e perciò è ragionevole capire la loro riluttanza.
L'esperimento con i neutrini che al Cern ha superato la velocità della luce, venne tentato lo scorso anno anche al Fermilab di Chicago e anche allora furono rilevati scostamenti dalla teoria della relativita'. Ma, a differenza del programma Opera, vennero interpretati nell'ambito di un normale margine di errore. Probabilmente tocchera' al Fermilab di Chicago fare ulteriori misurazioni dell'esperimento del Gran Sasso: "Se questo si rivelasse corretto, ha spiegato Jenny Thomas, docente del laboratorio americano, "sarebbe di enorme impatto e muterebbe tutto cio' che sappiamo sulla relativita' e la velocita' della luce". Bisogna aggiungere che non occorre che i neutrini siano più veloci della luce per mettere in discussione la relatività; basta il solo fatto che la materia possa viaggiare alla velocità c. La prova sicura dell'esistenza di una massa per i neutrini è la scoperta che essi non restano stabili nei tre tipi esistenti in natura, neutrini tau(i meno rilavabili), elettronici e muonici, ma che durante la loro esistenza oscillano fra un tipo e l'altro.
In meccanica quantistica l’oscillazione è dimostrativa della presenza di massa.
La presenza di massa nei neutrini ha praticamente fatto cadere uno dei pilastri portanti della relatività, quello di far viaggiare la massa alla velocità della luce. Il fatto non previsto che addirittura questa evanescente particella superi la velocità della luce apre un capitolo nuovo della fisica.
Dalla presenza di materia in queste elusive particelle subatomiche nasce una speculazione scientifica di un certo interesse. Potrebbero essere proprio i neutrini i candidati a far diventare il nostro universo da espansivo ad implosivo. L’implosione o Big Crunch potrebbe essere causata proprio dall’apporto di massa dei neutrini fin’ora a torto considerati solo da un punto di vista ondulatorio. Insomma la famosa massa mancante potrebbe essere situata proprio nei neutrini. Il problema però, come spesso capita in fisica, è duplice, nel senso: da una parte i neutrini contribuiscono alla massa mancante ma dall’altro essendo superluminali sfuggono alla stessa gravità. A meno che essi stessi siano implicati nella determinazione della forza di gravità. E qui si aprirebbe uno scenario : le galassie lontanissime che viaggiano a velocità superluminali non sono in grado di sentire la forza gravitazionale delle masse che stanno alle loro spalle e di conseguenza sono destinate alla morte termica nello spazio
infinito.Diventerebbe impossibile il Big Crunch.
Altra considerazione è che i neutrini si dimostrano superluminali nell'attraversare la materia e si comportano come se la massa dei pianeti o delle stelle quasi non esistesse; un comportamento questo che ricorda la forza di gravità.
Viene messa in discussione pure la celebre formula poincariana
E=MC2
fatta propria da Einstein e a lui erroneamente attribuita e che adesso non può indicare la velocità della luce come costante. Nel 1900 Poincaré, riferendosi al fatto che nell'etere il momento elettromagnetico è di 1/c^2 volte il flusso energetico di Poynting, suggerì che tale energia poteva possedere una massa pari a 1/c^2 la densità dell'energia stessa,  cioè appunto  E=MC2 .
Fizeau nel 1851 con un interferometro molto sensibile misurò la variazione di propagazione della luce nell'acqua e notò che il fotone si muoveva a velocità maggiore nella direzione del moto e a velocità minore nella direzione opposta. Lo stesso Maxwell nel 1879 riteneva il fenomeno ben lontano dall'essere risolto. Come dire che non risulta vero che la luce si muove con velocità costante.

Se aggiungiamo, come dicevamo prima, che anche il principio di equivalenza non è totalmente dimostrato e che la gravità non si annulla del tutto nei corpi in caduta libera e che non è neppure costante l'accelerazione sui corpi di massa diversi in caduta libera come dimostra la caduta sul pianeta Giove della cometa Shoemaker-Levy avvenuta dal 16 al 20 luglio del 1994, possiamo concludere che resta ben poco della tanto conclamata relatività einsteniana.
Finiscono così, anche se tristemente, tutte le supposizioni del tempo che si accorciava e si dilatava in rapporto alla velocità come pure tutte le disanime sullo spazio che si curvava per la presenza di masse e del tempo che variava in base alla gravità. Perdono di senso le affermazioni tipo " increspature della trama spazio-tempo" oppure " oscillazioni  spazio-temporali ".

Diventeranno un lontano ricordo le speculazioni scientifiche-filosofiche sul tempo dei gemelli: il primo invecchiava perchè statico e rimasto sulla Terra, mentre  per quello che viaggiava a velocità prossime alla luce il tempo scorreva lentamente quasi a fornire il dono della giovinezza. Finisce l'ossessionante esperimento dell'uomo nel vagone ferroviario che sparava un raggio di luce dentro il treno e che veniva visto diversamente nel tempo dall'osservatore in stazione.

Tutte cose comunque già sostanzialmente anticipate da emeriti scienziati come Liebiniz, Tesla e Mach e altri e da anni riproposti da questo studio sulle onde gravitazionali che adesso, svincolato dall'idea che la gravità poteva essere una forza misteriosa capace di curvare lo spazio e influire sul tempo, ancor più dimostra che le onde gravitazionali esistono e sono di natura ellettromagnetica. Finisce quindi l'epoca dello spazio dinamico-intelligente e del tempo personale legato al dinamismo e diverso da un  altro.
L’annuncio della scoperta dei neutrini superluminali è stato dato, intenzionalmente in anticipo e come assodato, dal prof. Antonino Zichichi, emerito Presidente dei fisici europei e promotore del laboratorio del Gran sasso, nel settembre del 2011 su esperimenti compiuti tra il CERN di Ginevra e il laboratorio sotterraneo del Gran Sasso in Italia ed è stata confermata ufficialmente da Antonio Ereditato che guida il numeroso gruppo di scienziati internazionali, da tre anni impegnato nella continua verifica dell'esperimento. La scoperta è stata verificata tantissime volte prima di essere annunciata poi. L'avvenimento scientifico attuale fa seguito a quello di qualche anno fa quando fu riscontrato - come dicevamo sopra -  nei neutrini la presenza di una massa. Ciò emerse dal fatto che un neutrino mutante - oscillante è passato dallo stato muonico a quello tau sempre nei laboratori del CERN. A suo tempo il fisico italiano Bruno Pontecorvo, del gruppo dei ragazzi di via Panisperna di Enrico Fermi a Roma, aveva ipotizzato verso la metà del secolo scorso, la possibilità di trasformazione dei neutrini mentre nel modello standard i neutrini non hanno una massa. Anche il modello standard perciò è da riconsiderare.
Diventa di sostegno storico, a questa scoperta, l'esplosione della Supernova 1987° che fu osservata sulla Terra in luce visibile il 23 febbraio 1987, i fotoni avevano impiegato 160.000 anni per giungere fino a noi dalla Grande Nube di Magellano. Nell'esaminare le registrazioni , si constatò che un impulso di neutrini era pervenuto sulla Terra prima della luce della supernova. Le particelle furono identificate come neutrini emessi dalla stella morente nel momento del collasso del suo nucleo, circa tre ore prima che l'energia sprigionata dal collasso stesso spazzasse via gli strati esterni della stella liberando l'intenso fulgore della luce visibile. I neutrini non sarebbero perciò partiti prima come si è fin'ora ipotizzato, ma avrebbero percorso lo spazio con una velocità maggiore dei fotoni, oppure essendo queste particelle simili per alcuni aspetti enrgetici alle onde gravitazionali e capaci perciò di penetrare facilmente la materia, aver percorso una traettoria rettilinea rispetto a quella dei fotoni e quindi arrivare primi. Ma l'esperimento CERN Gran Sasso definito Opera e che utilizza un enorme rivelatore di 4 mila tonnellate dimostra che anche se di poco i neutrini sono più veloci. Bisogna sgomberare il campo da tutte le fantasiose immaginazioni che portano a ipotizzare che si può adesso invertire la casualità degli avvenimenti. Semplicemente vedremo con i neutrini prima quello che era successo allo stesso istante. Un pò come quando vediamo sfrecciare un aereo supersonico e poi alla sua scomparsa sentire il rombo dei suoi motori.

Bibliografia

 

 

Olindo De Pretto

 

 

 

Mileva Maric

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Large Hadron Collider: è l'acceleratore di particelle del laboratorio del CERN di Ginevra ed è stato usato per sparare i neutrini a 450 km di distanza nel laboratorio del Gran Sasso dove sono stati rilevati arrivare con una velocità maggiore di quella della luce. Gli scienziati increduli al primo tentativo, hanno ripetuto l'esperimento una seconda volta. Ancora più sconcertati del fatto che la teoria della relatività stesse cadendo hanno ripetuto il test 20 volte con lo stesso risultato. Dopo 6 mesi l'annuncio ufficiale.