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La conferma del programma di Lavori Forzati e Campi di Prigionia per i Civili negli USA

Articolo del 11/05/2012

"Prima che la guerra in Medio Oriente si allarghi e diventi un conflitto mondiale, per il quale saremo ritenuti responsabili, o prima che le libertà degli Americani vengano soppresse al punto che non saremo più in grado di resistere, c'è molto da fare. Il tempo è poco ma la direzione delle nostre azioni dovrebbe essere chiara. Dobbiamo resistere all'illegale e incostituzionale usurpazione dei nostri diritti. - l'educazione, l'azione politica convenzionale, o anche la disobbedienza civile pacifica - per portare ai cambiamenti necessari" (On. Ron Paul, Camera Usa, 22 Maggio 2007).

Congresso degli Stati Uniti
Camera dei Rappresentanti
Washington, DC 20515-3308

24 marzo 1997

Sig. Zell Setzer

P.O. Box 4198

Salisbury, NC 28145

Gentile sig. Setzer,

Allegate potrete trovare le informazioni che avete richiesto riguardo alla politica ed alle linee guida dell’esercito in merito all’istituzione di un programma di lavoro carcerario per civili e di campi di prigionia civili in installazioni militari. Queste informazioni non sono ancora state pubblicate (sono in corso di stampa), comunque, questi programmi sono stati finanziati, hanno ottenuto l’assegnazione del relativo personale e riflettono l’attuale politica dell’esercito. Spero che troverete queste informazioni utili,

Cordiali saluti,

Sinceramente vostro

BILL HEFNER

Membro del Congresso

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Come dimostra questo documento già dal 1997 gli USA stanno costruendo campi di prigionia per i civili e ora sono più di 800 sparsi nel territorio degli Stati Uniti.

Nel 1982, su impulso del presidente Reagan, l’Agenzia per le Emergenze Federali (Fema) mise a punto un piano di “Continuità del Governo” da attuare in caso di gravi disordini scatenati da un’eventuale invasione americana del Nicaragua, che prevedeva la “sospensione della Costituzione”, la “dichiarazione della legge marziale” e il ricorso a campi di prigionia per i dissidenti. La notizia fu rivelata cinque anni dopo da un articolo del Miami Herald
Nel 1984, la Fema e l’esercito, in collaborazione con Cia e Fbi, hanno svolto una simulazione chiamata ‘Rex 84’ (Readiness Exercise ‘84) per ‘provare’ l’arresto in massa di cittadini sovversivi, il loro trasporto in treni speciali notturni e il loro internamento in campi di detenzione.

Rex 84 è l’abbreviazione di “Readiness Exercise 1984”, un programma di addestramento statunitense che, in seguito alla proclamazione dello stato di emergenza da parte del presidente, prevede la sospensione della Costituzione degli Stati Uniti, la dichiarazione della legge marziale, l’assegnazione dei governi statali e locali a comandanti dell’esercito e la detenzione di migliaia di cittadini americani giudicati una minaccia per la sicurezza nazionale, nel caso che il Presidente dichiari lo "Stato di Emergenza Nazionale".

Fu ideato da Oliver North assieme a John Brinkerhoff e Louis Giuffrida legati alla Federal Emergency Management Agency (FEMA), sulla base di uno scenario precedente che contemplava l’internamento di 21 milioni di afro-americani in caso di rivolte a sfondo razziale (“Reagan aides and the secret government”, The Miami Herald, 5 luglio 1987). Questo precedente piano, del 1968, prendeva il nome di “Operation Garden Plot”. Fu richiesto dal generale Ralph E. Haines Jr. per definire le linee d’azione nell’eventualità dell’esplosione dei ghetti in conseguenza della possibile uccisione di Martin Luther King.

Come se ancora tutto questo non bastasse nel mese di agosto di quest'anno (2007) una TV privata americana ha rivelato, in una sua inchiesta shock, che:«Il governo federale americano sta addestrando segretamente i pastori e i responsabili delle chiese americane su come "attenuare il dissenso" nel caso venisse dichiarata la legge marziale. Dovranno usare citazioni bibliche (in particolare Romani 13) per convincere la gente ad ubbidire»

La Kellog Brown & Root (Kbr), azienda di costruzioni sussidiaria della famosa Halliburton, ha ricevuto nel 2006 dal Dipartimento Usa per la Homeland Security (il ministero per la sicurezza interna creato dopo l'11 settembre) un appalto da 385 milioni di dollari per la costruzione in territorio statunitense di un numero imprecisato di centri di detenzione, da 5 mila posti l’uno, da utilizzare in caso di “emergenze nazionali legate a straordinari flussi d’immigrazione, disastri naturali o per supportare il rapido sviluppo di nuovi programmi che richiedono spazi di detenzione addizionali”. La notizia – risalente al 24 gennaio e diffusa dal New York Times il 4 febbraio – è passata completamente inosservata, suscitando però l’allarme di chi negli Usa teme l’avvento di uno Stato di polizia con il pretesto della lotta al terrorismo. Il 6 febbraio, il segretario alla sicurezza nazionale Michael Chertoff ha annunciato che il budget federale per l'anno fiscale 2007 avrebbe allocato oltre 400 milioni di dollari per aggiungere 6.700 letti di detenzione (un aumento del 32 % dal 2006). Questo stanziamento da 400 milioni di dollari è un aumento di oltre 4 volte sul budget dell'anno fiscale 2007, che forniva solo 90 milioni di dollari per lo stesso proposito.

Quali sono i “nuovi programmi”? Dietro questo progetto ci sono scopi diversi da quelli annunciati, che tra l’altro sono ben poco credibili. L’ipotesi di un’invasione di immigrati negli Usa, tale da scatenare un’emergenza nazionale, è infatti a dir poco irrealistica e di certo non giustifica un simile investimento. Per non parlare dei disastri naturali: non si capisce a cosa servano dei campi di prigionia in caso di terremoti o alluvioni.

Secondo Daniel Ellsberg, ex analista militare del Dipartimento della Difesa e oggi ricercatore del Centro Studi Internazionali del prestigioso Massachusetts Institute of Technology, queste strutture verranno usate come campi d’internamento da usare in occasione dei “rastrellamenti di mediorientali, musulmani e dissidenti che avverranno dopo il prossimo attacco in stile 11 settembre”.

Peter Dale Scott, scrittore e giornalista indipendente e pacifista, sostiene che questi centri “verranno usati per imprigionare cittadini americani nel caso il presidente dichiari la legge marziale”.

I Campi di prigionia non sono una novità. Nel 1942, dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor, 120 mila cittadini americani di origine giapponese vennero rinchiusi in decine di campi d’internamento.

Nell’ottobre 2003 l’Fbi dirama un ordine alle polizie di tutti gli Stati Uniti affinché inizino a spiare gli attivisti pacifisti che protestano contro la guerra in Iraq. La notizia è riportata dal New York Times.   

Nell’agosto 2004 a New York 1.200 manifestanti che protestano contro la convention nazionale del Partito Repubblicano vengono arrestati e rinchiusi in un centro di detenzione allestito in una ex rimessa di autobus al Molo 57. I giornali titolano: "Una Guantanamo sul fiume Hudson".

Nel gennaio 2005, il capo di stato maggiore dell’esercito Usa, generale Peter Schoomaker, ha emesso un regolamento interno (il n. 210-35) per la creazione di “campi di lavoro e di prigionia per detenuti civili all’interno di installazioni militari”.

Nel giugno 2005, un documento del Pentagono afferma che “le forze armate inizieranno a svolgere missioni di difesa nazionale anche all’interno del territorio nazionale”. 

Nel settembre 2005, in occasione dei disordini seguiti all’uragano Katrina, il consigliere della Casa Bianca, Carl Rove, ha proposto l’imposizione della legge marziale a New Orleans.

Nel corso dell’inchiesta Iran-Contra si tenne un’udienza presso una commissione congiunta del Congresso americano:

[Membro del Congresso Jack] Brooks: “Colonnello North, nell’ambito del vostro lavoro al National Security Council, non vi hanno assegnato ad un certo momento alla pianificazione per la continuità di governo in caso di grave calamità?”

Brendan Sullivan [consigliere di North, nervosamente]: “Signor Presidente?”

[senatore Daniel] Inouye: “Credo che questa domanda riguardi un argomento estremamente delicato e riservato, perciò posso chiedere che non venga toccato?”

Brooks: “Ero particolarmente preoccupato, Signor Presidente, perché ho letto nei giornali di Miami e in molti altri che era stato sviluppato un piano, dalla stessa agenzia, un piano di contingenza in caso di emergenza, che sospenderebbe la Costituzione Americana. Ne sono stato profondamente turbato e mi sono chiesto se questo era un settore in cui aveva lavorato. Credo lo sia e vorrei averne conferma”.

Inouye: “Con tutto il rispetto, posso chiedervi di non toccare la questione a questo punto? Se vogliamo affrontarla, sono sicuro che possono essere fatti degli accordi per una sessione esecutiva”.

Per approfondire: FEMA.

Fonti:  

http://en.wikipedia.org/wiki/Rex_84

http://www.informarexresistere.fr/2012/05/11/amerika/#ixzz1uaF0aalm

http://www.comedonchisciotte.net/modules.php?name=News&file=article&sid=498

http://it.peacereporter.net/articolo/5492/Campi+di+prigionia+negli+Stati+Uniti

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