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U.S. Defense Act 2012: guerra senza limiti

Intervista a Scott Horton, avvocato di New York, noto per il suo lavoro sui mercati emergenti e sul diritto internazionale, esperto in diritto dei conflitti armati, redattore alla rivista Harper, dove si occupa di questioni legali e di sicurezza nazionale e scrive No Comment, un blog a larga diffusione sui diritti umani e sul diritto internazionale. Insegna anche alla Columbia Law School ed è co-fondatore dell’Università americana in Asia centrale.

JR – Sono John Robles. Sto parlando con Scott Horton, avvocato di New York noto per il suo lavoro nei mercati emergenti e del diritto internazionale, in particolare sui diritti umani e sul diritto dei conflitti armati. E’ docente presso la Columbia Law School.
Salve, Mr. Horton. E’ bello parlare con lei e grazie per aver accettato di fare questa intervista.

SH – E’ grande essere da voi.

JR – Vorrei farle alcune domande riguardanti il National Defense Authorization Act per il 2012. Perché è un provvedimento che consentirebbe la detenzione a tempo indeterminato, anche di cittadini americani, attraverso questo disegno di legge?

SH – Questa è un’ottima domanda. In effetti, l’amministrazione Obama ha celebrato il successo degli sforzi militari in Iraq e in Afghanistan. Alcuni dei consiglieri anziani del presidente parlano di una vittoria su Al-Qaeda, dicono che il numero dei combattenti terroristi è stato ridotto a centinaia. Ma i repubblicani al Senato si erano spinti, abbastanza aggressivamente, per una misura, volta a dichiarare una guerra perpetua, in pratica una guerra che non avesse fine, e a designare il territorio americano in sé come parte del campo di battaglia e in tale contesto entrambe le cose sono un po’ controverse, ma è in connessione con questo sforzo che avevano introdotto anche sezioni (del disegno di legge) progettate per fornire agli Stati Uniti una base legale al potere del presidente al fine di detenere cittadini americani e penso che abbia avuto una certa  reazione negativa negli Stati Uniti, sia tra i conservatori che tra i liberali.

JR – Perché gli USA vogliono una guerra senza limiti?

SH – Non c’è alcuna ragione militare per questo e in effetti la maggior parte dei generali del Pentagono ritengono che ciò non sia molto intelligente. Naturalmente, preferirebbero definire una guerra in termini nei quali possa piuttosto essere vinta, nei quali essi possano rivendicare la vittoria. Quindi, questo è puramente un esercizio di partigianeria politica, che è stato guidato in gran parte dai repubblicani e in questo caso penso che essi abbiano un certo numero di punti diversi: uno è quello di evitare che l’amministrazione canti vittoria nel conflitto in corso, ma un altro è quello di forzare Barack Obama a tenere aperta Guantanamo per sempre, per impedirgli di portare a termine il suo impegno elettorale di chiudere Guantanamo. Ci sono serie di disposizioni volte a farlo.

JR – Chi è che beneficia da questa guerra infinita al terrore?

SH – La linea di fondo qui è la gente che spinge un’idea: un potere esecutivo illimitato e un’autorità a scapito delle libertà civili si afferma, perché queste misure sostanzialmente minano la Carta dei Diritti e le garanzie della Carta dei Diritti, elevando il ruolo della legge militare e il ruolo dei militari nel sistema della giustizia penale in modo che i disegni di legge producano una presidenza molto più potente e indeboliscano la posizione della magistratura e la normale amministrazione della giustizia civile.

JR – Come sfida l’Habeas Corpus: il 4° emendamento per quanto riguarda il sequestro irragionevole, il 5° emendamento che vieta la privazione della libertà, il 6° emendamento, la dichiarazione universale dei diritti umani, ecc.?

SH – E’ tutto fondamentalmente progettato per stabilire la prevalenza del diritto militare, che è legge di guerra, del diritto dei conflitti, sulle libertà civili, in particolare sulle libertà civili che si trovano nel Bill of Rights, ma anche sulle dottrine internazionali, sui Governi internazionali e sul diritto internazionale consuetudinario.

JR – Che cosa sta realmente accadendo qui?

SH – Coloro che difendono la legge dicono che non stanno facendo nulla di nuovo, che tutto quello che stanno facendo è affermare una legge che già esiste e che il presidente ha il potere di arrestare cittadini americani che lottano per il nemico. In tempo di guerra, naturalmente, durante la seconda guerra mondiale, infatti, c’erano americani che combattevano dalla parte dei tedeschi e degli italiani durante la guerra, che sono stati catturati e tenuti come prigionieri di guerra. Penso che essi (i difensori) siano corretti al riguardo, ma la preoccupazione che abbiamo è che questa guerra sia in realtà definita piuttosto vagamente, è una guerra contro terroristi, gruppi terroristici; i gruppi che sono associati con loro sono il nemico e la definizione di chi dovrebbe essere il nemico cambia in ogni momento, quindi penso che abbiamo un sacco di casi limite nei quali, per motivi politici, delle organizzazioni sono descritte improvvisamente come nemiche e persone che avevano qualcosa a che fare con loro sono descritte come fornissero loro supporto materiale e possano essere trattate come un nemico in questo sensoQuindi, penso che la definizione mutevole [di nemico], l’allontanamento dalle tradizionali leggi di guerra sono ciò che causano qui la vera preoccupazione.

JR – Quindi, voglio dire, fondamentalmente, potrebbero venire con i carri armati e semplicemente prendere il controllo di una città, se volessero?

SH – Questa è una delle principali preoccupazioni che attivisti delle libertà civili hanno sollevato su questa normativa, perché alla fine della guerra civile americana fu emesso uno statuto, il Posse Comitatus Act, che bandì l’uso delle forze armate come forza di polizia interna negli Stati Uniti.

E credo che queste misure sembrino minare il Posse Comitatus Act, sembrano aprire la porta per l’impiego dei militari per fini di polizia sul territorio degli Stati Uniti. Questa è una grande preoccupazione. E penso che lo siano molte delle procedure che vediamo: dei cittadini americani sotto processo e altri sotto processo davanti ai tribunali militari.
Se guardiamo gli esempi in tutto il mondo in cui società democratiche si sono deteriorate in dittature – in America Latina, anche in Europa tra le due guerre, e nel Sud-Est asiatico e in altri luoghi – segue costantemente un modello come questo, quando vediamo una revoca o una sospensione della giustizia civile e vediamo l’introduzione di procedure di giustizia militare, per questo motivo ciò che è stato fatto nello statuto è agghiacciante.

JR – Siamo quasi fuori tempo massimo, mi dispiace. Così, il presidente Obama ha inizialmente minacciato di porre il veto a questo disegno di legge, poi a quanto pare ha cambiato idea. Ha contestato le limitazioni alla sua autorità di comandante in capo. Ci sono anche questioni sollevate su alcuni dei temi delle libertà civili.

SH – Ma la linea di fondo è che questo è un disegno di legge di appropriazione che contiene lo stipendio per gli ufficiali dell’esercito, le loro pensioni – queste domande hanno fatto su Obama molta pressione perchè si trovasse un modo per accoglierlo e ci aspettiamo, penso, nei prossimi due giorni di vedere una dichiarazione firmata, rilasciata dal Presidente, che vada ad affermare come lui lo interpreta, e penso che molti di noi ora si aspettino che egli cercerà di affrontare alcune delle preoccupazioni nell’area delle libertà civili vincendo su aspetti della legislazione. Se così non fosse, ci sarà una grande delusione tra i suoi seguaci. La considerazione molto importante qui è Guantanamo: che cosa sta per accadere a questa struttura di Guantanamo. Noi potremmo chiamare questo statuto il Guantanamo Forever Act che sembra progettato per forzare l’amministrazione a tener aperta Guantanamo per sempre e inviare lì nuove persone, cosa che penso sia molto sgradevole per Barack Obama che, naturalmente, si era impegnato a chiuderlo ma sembra si stiano facilitando gli obiettivi politici dei repubblicani.

JR – La ringrazio molto, signore. Apprezzo molto parlare con voi.

SH – Buona fortuna e felice anno nuovo.

Fonte: http://www.informarexresistere.fr

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