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Afghanistan: Il Regno della Droga

Articolo del 01/04/2012

A tre anni dalla caduta dei talebani, il paese è più che mai regno della droga. Il papavero da oppio viene sempre più estesamente coltivato perché è l'unica merce in grado di garantire ai contadini un guadagno sicuro e la sopravvivenza, mentre la povertà è cronica e le alternative sono inesistenti. Così i signori della droga sfruttano la disperazione postbellica per costringere i contadini ad alimentare l'economia dell'oppio. 

Sono passati più di tre anni dalla vittoria degli Stati uniti contro i talebani, ma in Afghanistan la produzione di oppio ed eroina continua a crescere. Secondo i dati dell'Unodc (l'agenzia Onu sulla droga ed il crimine), nel 2004 l'87% dell'intera produzione mondiale di oppiacei proveniva dall'Afghanistan: una percentuale spaventosamente alta. Ciò indica inequivocabilmente che l'insediamento del governo Karzai non ha portato un miglioramento delle condizioni di vita degli afghani. I contadini, infatti, continuano a coltivare il papavero da oppio perché questa è l'unica merce capace di garantire loro un guadagno sicuro. Le alternative sono inesistenti, la povertà è ormai cronica ed i signori della droga sfruttano la disperazione della gente, costringendo i contadini a coltivare l'oppio. Durante la conferenza di Berlino del gennaio 2002, incui si sono decise le linee-guida per la ricostruzione del paese, i leader delle maggiori potenze avevano fatto grandi proclami di solidarietà verso il popolo afghano. Purtroppo alle parole non sono seguiti i fatti ed il bilancio di questi tre anni di «impegno» della comunità internazionale nella ricostruzione dell'Afghanistan è rimasto molto al di sotto delle promesse. È mancata una strategia generale per la rinascita economica del paese ed i finanziamenti hanno riguardato per lo più interventi su scala ridotta. Non è stata ancora avviata la ricostruzione delle vie di comunicazione, né c'è un progetto di riforma agraria su scala nazionale.
Se non si creeranno le condizioni una solida ricostruzione economica, sarà impossibile arginare il potere dei «signori della droga».

L'economia dell'oppio
In Afghanistan si è cominciato a coltivare il papavero da oppio su larga scala durante gli anni `80, quando il paese era sotto occupazione sovietica. Da quel momento, di pari passo con il perpetuarsi della situazione di instabilità politica, l'estensione delle coltivazioni non ha mai smesso di crescere. Secondo i dati dell'Unodc, nel 1980 la produzione afghana di oppio ammontava a 200 tonnellate. Nel 1990 aveva raggiunto le 1500 tonnellate, nel 2004 le 4200 tonnellate.
Le sventure degli afghani sono cominciate nel 1978, con il golpe che ha messo fine al regime di Daud e portato al potere il generale Taraki. Sono seguiti quasi dieci anni di occupazione militare dell'Armata rossa. Poi una fase di transizione, dal `90 al `96, caratterizzata da sanguinose lotte all'interno del fronte dei mujaheddin. Infine l'avvento del regime dei talebani, con il suo retaggio di violenza e intolleranza.

Il principale risultato di questi 23 anni di guerra è stato il drammatico peggioramento delle condizioni di vita della popolazione. Fino agli anni `70 l'economia era fondata sull'agricoltura ed il paese era autosufficiente dal punto di vista della produzione alimentare. Anzi, l'agricoltura rappresentava anche il 30% delle esportazioni. Poi, con la guerra, molti terreni coltivabili sono stati bombardati o minati, il sistema di canali di irrigazione è andato distrutto e molti contadini sono stati costretti ad abbandonare le loro terre. Di conseguenza la resa agricola è diminuita drammaticamente: nel 2000, la produzione pro-capite di cereali si era ridotta del 45% rispetto al 1978. Ora, per soddisfare i bisogni alimentari interni, bisogna ricorrere alle importazioni. Ed è proprio la produzione di oppio ed eroina, che fornisce le risorse necessarie per importare i prodotti agricoli. Povertà, guerra e droga formano, quindi, un circolo vizioso, le cui vittime sono i contadini afghani, i quali, se vogliono garantire un minimo sostentamento alle proprie famiglie, sono costretti a coltivare il papavero.

Il sistema di sfruttamento che i trafficanti di droga mettono in pratica nei confronti dei contadini è abbastanza semplice. Al momento della semina, forniscono semi, fertilizzanti e diserbanti, oltre ad una somma di denaro, che viene utilizzata dai contadini per coltivare i campi, per il consumo interno alle famiglie e per altre piccole esigenze. Questo sistema di prestiti, derivante dalla pratica coranica del salaam, prevede che, a raccolto ultimato, i contadini ne consegnino una parte, concordata in precedenza, ai trafficanti. Se un anno il raccolto non è sufficientemente abbondante, il contadino risulta indebitato e quindi l'anno successivo è costretto a piantare più oppio. È questa una delle cause principali del costante aumento dell'estensione delle coltivazioni.
I dati sulla distribuzione regionale delle coltivazione mostrano che, mentre fino a poco tempo fa l'oppio veniva coltivato quasi esclusivamente in alcune zone del paese (le provincie del sud-ovest di Helmand e Kandahar, la provincia di Nangarhar ad est di Kabul e la provincia del Badakhshan all'estremo nord-est sono le zone in cui dagli anni `80 si coltiva su larga scala), ora quasi tutte le regioni sono coinvolte da questo fenomeno. La causa di ciò va ricercata nel tipo di lavorazione richiesta dal papavero da oppio. Se per la fase della semina e della coltivazione il lavoro è diviso tra i componenti del nucleo familiare, per il raccolto è necessaria altra manodopera. Per l'estrazione dell'oppio poi, operazione che richiede molta precisione ed esperienza, viene ingaggiata manodopera specializzata che in molti casi proviene da altre zone del paese. Questi lavoratori che potremmo definire stagionali o itineranti, con l'esperienza, acquisiscono competenze, know how, che possono poi sfruttare anche decidendo di coltivare in proprio il papavero nelle regioni di provenienza.

L'Unodc ha stimato che, nel 2003, le rendite collegate a coltivazione, produzione e trasporto della droga ammontassero a 2,3 milioni di dollari, ovvero al 53% del prodotto interno lordo dell'Afghanistan. Si tratta di una percentuale altissima, soprattutto se paragonata a quella degli altri paesi, in cui si coltiva droga su larga scala. In Laos, per esempio, le rendite legate al narcotraffico equivalevano, sempre nel 2003, al 7,72% del Pil, in Bolivia al 3,29. L'Afghanistan è lo stato, al mondo, che più dipende dalle rendite legate alla droga.

Le rotte della droga
Sono due i principali percorsi della droga, dall'Afghanistan verso l'Europa: la rotta balcanica e la nuova via della seta. Il primo attraversa l'Iran e la Turchia per poi giungere nei Balcani. Il secondo percorso invece si dirige attraverso il territorio ex-sovietico: gli stati dell'Asia centrale sono il punto di entrata, l'Ucraina e la Moldavia quello di uscita. Fino alla metà degli anni `90 la rotta balcanica era il percorso più battuto. Poi, però, sempre più droga ha iniziato a transitare attraverso la nuova via della seta. L'apertura delle frontiere sovietiche, fino ad allora blindate, la diffusione della corruzione, l'inadeguatezza dei controlli frontalieri tra gli stati nati dopo il'91, l'aumento del consumo interno in Russia e nelle altre repubbliche, oltre che il miglioramento delle capacità di interdizione antidroga in alcuni stati lungo la rotta balcanica, hanno portato all'intensificarsi del flusso di droga a nord del mar Caspio e del mar Nero. Il trasporto di oppiacei è diventato, di conseguenza, una dei business più redditizi per le mafie dei paesi dell'ex-Urss.
Inoltre, come indicano chiaramente i dati sui sequestri effettuati sui confini dell'Afghanistan, negli ultimi anni circola più eroina che oppio. Mentre nel 1995 la droga sequestrata era 50% eroina e 50% oppio, nel 2002 la percentuale di eroina aveva raggiunto l'80% (nelle repubbliche dell'Asia centrale addirittura il 95%). Ciò significa che ora anche la fase della raffinazione si svolge in Afghanistan, ossia che la produzione di droga si è evoluta per rispondere meglio alle esigenze del mercato, producendo altresì maggiori profitti.

Le responsabilità americane
Fin dagli anni `80 gli Usa sono sospettati di aver favorito l'espansione della produzione di oppio in Afghanistan. La Cia appoggiava e proteggeva i trafficanti. Con la droga venivano pagate le armi dei mujaheddin. Il centro di smercio era Peshawar, città del Pakistan nord-occidentale che, in quegli anni, era anche la base di Osama bin Laden.

Fonte: http://www.zappingrivista.it/primo/stampa.php?nn=278

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