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Latticini

L'uomo
è l'unico essere vivente che assume latte dopo lo svezzamento,
è l'unico essere vivente che assume il latte di un altro mammifero.
Perchè l'uomo beve il latte vaccino?

In questo articolo cercheremo di mettere in evidenza le contraddizioni che accompagnano il consumo di uno degli alimenti più amati e diffusi al mondo e dei derivati dell'industria casearia. Ci serviremo di passaggi logici e intuitivi, di dati oggettivi e di argomentazioni ancora troppo poco diffuse.

COS'E' IL LATTE?
La Natura ha dotato i mammiferi di ghiandole mammarie in grado di secernere e fornire ai propri cuccioli un liquido, il latte, necessario a garantire al 'lattante' tutte le sostanze nutritive di cui ha bisogno nella primissima parte della propria vita.

La stessa Natura, sapientemente, ha assemblato per ogni specie una specifica formulazione di questo super-alimento.
Il latte dei primati è prevalentemente acquoso e povero di grassi e proteine; un alimento adatto alla relazione di stretta dipendenza madre-neonato e a poppate molto frequenti e di modesta entità.
Il latte di tutti gli altri mammiferi è caratterizato da una densità alta e un contenuto proteico e lipidico molto elevato; questo trova spiegazione col fatto che le mamme si distaccano immediatamente dal cucciolo e passano la maggior parte del tempo distanti.
Per cui nei brevi intervalli in cui si ricongiungono con il neonato devono erogare molta energia (che faccia anche da riserva) e saziarli in breve tempo.
Dopo lo svezzamento le ghiandole mammarie cessano naturalmente di produrre latte e il piccolo può cominciare progressivamente ad assumere gli alimenti adatti biologicamente alla propria specie.
Con l'interruzione dell'allattamento si riduce notevolmente anche la produzione di lattasi, enzima che consente di digerire il lattosio contenuto nell'alimento. La 'lattasi-insufficienza' è quindi responsabile della elevata quantità di intolleranze al lattosio.

Nessun mammifero in Natura prosegue a bere latte dopo lo svezzamento, tantomeno quello di altre specie.
Nessuno tranne l'uomo!
Il quale, oltre a continuare ad alimentarsi con una sostanza da neonati, lo fa consumando in abbondanza latte di mucca e formaggi, alimenti caratterizzati da una composizione sbilanciata per le necessità umane: in eccesso di proteine, grassi saturi, calcio, sali minerali e con rapporti svantaggiosi tra qualità di proteine e calcio/fosforo.
Non a caso il latte vaccino è destinato a far sviluppare un vitello fino al peso di 300 kg in pochi mesi!


Il LATTE FA BENE ALLE OSSA?
Una delle leggende metropolitane sul latte più radicate e dure a morire è quella secondo cui il latte (e i formaggi, grana padano o parmigiano in testa) sia necessario all'alimentazione umana perchè '"fa bene alle ossa".
Consigliatissimo ai bambini per crescere bene, agli adulti per prevenire l'osteoporosi, a chiunque perchè si tratta di un alimento 'completo'!
Vediamo ora perchè le cose non stanno esattamente così.

Si tratta, nel solco della miglior tradizione manipolatoria, del classico esempio di sovvertimento della realtà.
Il latte contiene, come una miriade di altri alimenti, buone quantità di calcio. Ora, uno dei più importanti fattori nella perdita di calcio sono le diete sbilanciate sulle proteine (in particolare di origine animale), di cui il latte è ricco: il metabolismo delle proteine del latte determina infatti il 'sequestro' di quantità di calcio dalle ossa superiori a quelle apportate.

Questa dinamica elementare spiega perchè in paesi dove il consumo di latte è modesto o assente non si conoscono malattie come l'osteoporosi mentre nei paesi dove se ne fa largo uso l'osteoporosi colpisca con incidenza elevata.

Vari studi, tra i quali l’Harvard Nurses Health Study (oltre 75.000 donne seguite clinicamente per dodici anni), mostrano che l’aumentato consumo di latticini è associato ad uun piùelevato rischio fratture).

Questa del sequestro del calcio è una caratteristica peculiare connessa all'assimilazione di proteine di origine animale e pertanto va associata anche al consumo di carne e pesce.

Come un usuraio, il latte presta un pò di calcio, chiedendone per essere smaltito, più di quello offerto. Le proteine del latte, sommate a quelle provenienti da carne e pesce, costringono l’organismo a sottrarre calcio all’osso così da poter provvedere al loro smaltimento.
Infatti, la salute dell’osso dipende molto più da quei fattori che impediscono le perdite di calcio dall’organismo che dalla semplice quantità di calcio assunta. Quasi tutto il calcio dell’organismo è contenuto nello scheletro, una vera e propria banca del calcio. Il calcio viene perso continuamente attraverso le urine, le feci e il sudore: queste perdite vengono reintegrate attingendo ai depositi di calcio nell’osso, costretto a cedere calcio in continuazione. Il calcio immagazzinato nell’osso viene poi reintegrato con quello alimentare.
Esiste dunque quello che viene chiamato “bilancio del calcio”: bisogna che il calcio assunto con la dieta sia maggiore di quello perso, altrimenti il bilancio è negativo e si va incontro all’osteoporosi.
In generale, nelle popolazioni che consumano molto latte, l’incidenza di osteoporosi è maggiore; è invece rara nei paesi dove non si beve latte. É noto che tra gli esquimesi, che assumono oltre 2.000 mg di calcio al giorno, l’osteoporosi dilaga.

E così, ancora una volta, si rivela molto più importante evitare le 'dispersioni' piuttosto che aumentare l'apporto di calcio.

Si può quindi dedurre che il mantra che abbiamo sentito ripetere infinite volte, secondo cui "il latte fa bene alle ossa", si rivela quantomeno azzardato. Numerosi studi (in calce all'articolo una significativa bibliografia) lo confermano nonostante sul 'fronte' medico accademico continui a perdurare un assordante e colpevole silenzio in materia.

Tornando al nostro funzionamento, il 'debito' generato quotidianamente dall'assunzione di proteine animali può esserre compensato fino all'incirca ai 35-40 anni di età dal metabolismo. A partire da questa età però la quantità di calcio richiesta dall'organismo dall'esterno è maggiore ed è necessario limitarne il più possibile le perdite.

Una vita sana, il movimento fisico regolare e un' alimentazione naturale equilibrata garantiscono il mantenimento dello stato di salute e un'eccellente prevenzione contro l'osteoporosi.

Ma se elimino il latte, da quali alimenti lo prendo il calcio?

Le erbe officinali sono ricchissime di calcio (salvia, rosmarino, basilico). Cereali e pane integrali, verdura e legumi, semi oleosi contengono mediamente più calcio di quanto ne contenga il latte!

Del calcio (così come delle vitamine) bisogna preoccuparsi esclusivamente se si è soliti consumare regolarmente proteine di origine animale: latticini, carne e pesce.

C'è anche da sottolineare che un organismo sano è in grado di mantenere in equilibrio la concentrazione di calcio indipendentemente da quanto se ne assume.

Per alcuni ricercatori esiste concretamente la possibilità di una sintesi, o meglio, di una trasmutazione grazie alla quale si produrrebbe la trasformazione di un elemento tra quelli disponibili in calcio.
A questo proposito si legga l'interessantissimo articolo pubblicato su Disinformazione, Louis Kervran: storie di ordinaria...rimozione; si tratta in ogni caso di evidenze che la 'scienza' non può ne vuole ancora prendere in considerazione.

IL LATTE E' UN ALIMENTO DIGERIBILE?

Il 'cucciolo' d'uomo dal momento dello svezzamento smette di produrre lattasi, l'enzima necessario alla digestione del latte. Il lattosio, zucchero del latte, per essere utilizzato dal nostro organismo deve essere previamente idrolizzato per mezzo di un’enzima chiamato lactasi, che sparisce lentamente quando cominciano a crescere i denti.

Nella razza bianca la lactasi resta per più tempo che nella razza negra. Nella maggior parte delle persone che non producono lactasi, o lo producono a livelli molto bassi, il lattosio non idrolizzato passa all’intestino dove viene attaccato dai batteri generando fermentazione, meteorismo, coliche, diarrea, etc. oltre che irritazione delle pareti intestinali, micro-ferite con perdite di sangue che possono provocare carenza di ferro.

Inoltre il lattosio può favorire l’assimilazione dei metalli pesanti come il cadmio, il mercurio e il ferro ed altre sostanze tossiche. 

Questo dato di fatto è alla base di molti disturbi connessi al consumo di latte: coliti, disbiosi intestinali (e conseguente malassorbimento dei nutrienti e depressione del sistema immunitario), intolleranze e allergie.

Si stima che più di 2/3 della popolazione mondiale (c'è chi dice anche 3/4) sia intollerante a questo 'non alimento' e una proporzione anche più elevata presenti problemi di salute riconducibili al consumo di latte.

In base alla dieta del gruppo sanguigno gli individui con gruppo sanguigno B sono quelli che producono più lactasi e quindi in grado di digerire latte e latticini.

IL LATTE FA BENE ALLA SALUTE?

Detto delle ossa, del calcio e dell'osteoporosi poco sopra, elenchiamo brevemente altri problemi di salute riconducibili al consumo abituale di latte.

Carenze di ferro: il latte è responsabile di perdite ematiche nel sistema digerente.
Grassi Saturi: il latte contiene grassi saturi difficili da smaltire e colesterolo che affaticano le funzionalità di fegato, cistifellea, cuore. Può quindi favorire l'insorgenza di arteriosclerosi, eczemi, otiti, sinusiti, perdite vaginali, catarro, muco, cellulite e cisti.
Coliche addominali, diarrea e stitichezza: responsabili di malassorbimento dei nutrienti presenti nel cibo che mangiamo, disidratazione e astenia, asma e problemi cutanei.
Disbiosi intestinale: frequente nelle diete ad elevato tenore di proteine animali, inficia notevolmente le capacità di difesa del sistema immunitario.
Allergie: il latte è uno dei più diffusi allergeni rilasciando durante la digestione quantità elevatissime di antigeni responsabili di allergie.
Diabete: anticorpi contro proteine del latte vaccino sono responsabili della distruzione di cellule beta pancreatiche che producono l'insulina.
Cancro: la presenza dell'ormone della crescita IGF-1 sembra essere in relazione con l'accrescimento rapido di masse tumorali.
Acidosi metabolica: un'alimentazione ricca di proteine animali predispone a questa condizione dannosa per tutte le funzioni vitali; un 'terreno' acido predispone all'insorgenza di patologie acute, croniche e degenerative. Anche un eccesso di proteine vegetali è responsabile di stati di acidosi.

E tutte le sostanze nocive contenute nel latte hanno un effetto negativo sul nostro organismo.

Le mucche, negli allevamenti, sono costrette a produrre una quantità di latte pari a 10 volte l'ammontare di quello che sarebbe necessario, in natura, per nutrire il proprio vitello. Le mammelle enormi, quando in piena attività, possono produrre più di 40 litri di latte al giorno. Sono tese, pesanti, dolenti. Non sorprende che ogni anno un terzo delle mucche sfruttate nei caseifici soffra di mastite (una dolorosa infiammazione delle mammelle, che viene curata con antibiotici).

Ma non solo di questo soffrono le mucche: tutti gli animali d'allevamento sono animali poco sani, in quanto tenuti in condizioni di sofferenza, e matenuti "in salute" (si fa per dire) solo grazie alla gran quantita' di farmaci e antibiotici mescolata ai mangimi. Il latte di mucca, quindi, e' un liquido ben poco sano, che contiene:

- farmaci di vario genere, che sono addizionati al mangime, e che si accumulano nelle loro carni, e nel loro latte;
- erbicidi, pesticidi, usati per coltivare i mangimi per gli animali; anche questi si accumulano nel corpo degli animali;
- sangue, pus, feci, batteri, virus.

Il pus passa nel latte assieme alle altre sostanze ed e' stata stabilita una normativa comunitaria che definisce quanto pus può essere ammesso nel latte senza, secondo loro, avere danni alla salute. Secondo la direttiva, in un millilitro possono esserci fino a 400.000 "cellule somatiche" - il nome scientifico per indicare quello che comunemente e' chiamato "pus" - e un tenore di germi fino a 100.000. In un litro quindi ci possono essere 400 milioni di cellule di pus e 100 milioni di germi.

Questi limiti sono indicati nella Direttiva Europea 92/46/CEE recepita dal DPR 14.01.1997 N. 54

Tornando all'allevamento, in queste condizioni di stress la vita media di una mucca da latte non supera i 6 anni di età, la stessa mucca al pascolo vivrebbe intorno ai 20 anni.

Un altro aspetto agghiacciante è quello relativo al destino dei vitelli, strappati letteralmente al seno della propria madre per evitare che ne sugga il latte e costretti a vivere in gabbie strettissime e ad alimentarsi con una dieta insufficiente in modo da renderli anemici e ottenere così carni più chiare e sfibrate (tenere...), tanto richieste e amate dai consumatori.

Uno sguardo disincantato sul processo produttivo del latte, affermatosi anche in Italia nella seconda metà del '900 sulla base dell'esempio degli allevamenti intensivi americani e ben lontano dalle immagini distorte della pubblicità in cui si propinano immagini di felici bovini al pascolo.

ALLORA, PERCHE' L'UOMO BEVE LATTE DI MUCCA?

Nell'immediato dopoguerra un'imponente, continua, assillante campagna mediatica ha reso il latte vaccino il prodotto che conosciamo oggi.

Fino ad allora veniva consumato saltuariamente e i formaggi erano prevalentemente ovini.
L'importazione del modello di allevamento intensivo dagli Stati Uniti d'America fece intravedere guadagni prima impensabili ai produttori e determinò la necessità di 'creare' un popolo di consumatori. Si fece così una propaganda senza precedenti a favore di un alimento coinvolgendo i mezzi di comunicazione e la classe medica, che fu indottrinata a dovere.

Ancora oggi molti medici, noncuranti del progresso compiuto dalle ricerche che ribaltano tutti i dogmi calati dall'alto, sono soliti suggerire per piccoli e adulti l'assunzione regolare di latticini come base di un'alimentazione corretta. Il caso dell'osteoporosi è persino imbarazzante e sintomatico di un modello di formazione obsoleto e di un'attitudine presuntuosa (o, siamo sempre li, interessata: più malati più soldi).

Oggi l'industria del latte è un carrozzone che fatica a mantenersi in piedi, specialmente in Italia, per il sovradimensionamento e la contemporanea presenza delle quote latte. Succede così che, paradossalmente, importiamo latte da altri paesi. La qualità è sempre più scadente, e non potrebbe essere altrimenti. Inoltre consapevolezze come quelle che state leggendo in questo articolo sono sempre più diffuse e prese in considerazione.
Ma gli interessi economici di un'industria così importante non guardano in faccia a niente, tanto meno alla salute e al benessere dei consumatori. La 'baracca' deve andare avanti e ingenti somme di denaro pubblico vengono periodicamente sottratte alle casse dello stato per finanziare questo mercato.

Da non sottovalutare l'aspetto 'dipendenza'. Questo è dovuto alla presenza di polipeptidi in grado di stimolare la produzione di endorfine in grado di indurre una sensazione di benessere.
Esiste inoltre un importante aspetto affettivo di dipendenza alimentato dallo stesso fatto di prolungare oltre l'età neonatale l'assunzione di 'liquido materno'. Il non saper fare a meno di latte in età adulta influisce anche a livello psichico ad alimentare forme di dipendenza.

Principali riferimenti bibliografici

Visto che l'argomento è molto delicato e che mettere in dicsussione il latte è atto ai limiti dell'eresia, visto che potrà capitare di ricevere sberleffi se non addirittura insulti... Dovrete rendere conto di quanto affermate e dovete, in fin dei conti, anche a voi stessi un minimo di verifica e di supporto scientifico.
Chiudiamo quindi con una breve ma significativa carrellata di riferimenti bibliografici.
La fonte è uno dei nostri riferimenti assoluti, PubMed, una delle librerie più fornite e autorevoli di pubblicazioni in ambito bio-medico a livello mondiale.

- Sellmeyer DE, Stone KL, Sebastian A, Cummings SR A high ratio of dietary animal to vegetable protein increases the rate of bone loss and the risk of fracture in postmenopausal women. Study of Osteoporotic Fractures Research Group, Am J Clin Nutr 2001 Jan; 73(1):118-22
- Feskanich D, Willett WC, Stampfer MJ, Colditz GA Protein consumption and bone fractures in women, Am J Epidemiol. 1996 Mar 1;143(5):472-9
- Feskanich D, Willett WC, Stampfer MJ, Colditz GA Milk, dietary calcium, and bone fractures in women: a 12-year prospective study, Am J Public Health 1997 Jun; 87(6):992-7
- Kanis JA, Johansson H, Oden A, De Laet C, Johnell O, Eisman JA, McCloskey E, Mellstrom D, Pols H, Reeve J, Silman A, Tenenhouse A A meta-analysis of milk intake and fracture risk: low utility for case finding, Osteoporos Int. 2004 Oct 21; [Epub ahead of print]
- Frassetto LA, Todd KM, Morris RC Jr, Sebastian A. Worldwide incidence of hip fracture in elderly women: relation to consumption of animal and vegetable foods, 2000 Oct;55(10):M585-92.
- Hegsted DM. Fractures, calcium, and the modern diet, Am J Clin Nutr. 2001 Nov;74(5):571-3
- Abelow BJ, Holford TR, Insogna KL. Cross-cultural association between dietary animal protein and hip fracture: a hypothesis, Calcif Tissue Int. 1992 Jan;50(1):14-8.
- Zemel MB, Schuette SA, Hegsted M, Linkswiler HM Role of the sulfur-containing amino acids in protein-induced hypercalciuria in men, J Nutr 1981 Mar;111(3):545-52.
- Hegsted M, Schuette SA, Zemel MB, Linkswiler HM Urinary calcium and calcium balance in young men as affected by level of protein and phosphorus intake, J Nutr 1981 Mar;111(3):553-62.
- Zemel MB: Calcium utilization: Effect of varying level and source of dietary protein.Am J Clin Nutr 1988; 48: 880-883. -Linkswiler HM, Zemel MB, Hegsted M, Schuette S: Protein-induced hypercalciuria. Fed Proc 1981; 40: 2429-2433.

Fonti: 

http://www.ilsentiero.net/

http://www.infolatte.it/salute/latte_pus.html

La pastorizzazione e omogeneizzazione

La maggior parte delle mucche da allevamento sono nutrite con farina di soia arricchita di proteine e ormoni della crescita per aumentare la produzione di latte.

Entrambe aumentano il rischio per la mucca di sviluppare la mastite, problemi al fegato e problemi alla ghiandola pituitaria, portando gli allevatori ad utilizzare dosi massicce di antibiotici (che poi ci beviamo).

Chiaramente, l’esposizione regolare a ormoni sintetici della crescita e residui di antibiotici non è congruente con uno stato di salute ottimale.

Il latte è quasi tutto pastorizzato con un processo che lo espone ad alte temperature e che porta ai risultati seguenti:

- La denaturazione delle proteine del latte, rendendole meno utilizzabili e anche dannose per il corpo umano.

 - Distruzione degli enzimi, come i fosfatasi, una classe di enzimi che aiutano l’organismo ad assorbire il calcio correttamente.

- Distruzione di vitamine B12, B6 e C

- Distruzione di batteri amici

Alcune persone hanno anche problemi a digerire la caseina, una proteina importante nel latte. Un eccesso di caseina non correttamente digerita è stato collegato ad otiti croniche, congestioni nasali, acne, eczema, una varietà di malattie autoimmuni, e persino il cancro alla prostata e alla mammella.

Il formaggio è un concentrato di caseina e quindi va evitato a maggior ragione.

Oltre al processo di pastorizzazione, c’è un altro dannoso trattamento che viene fatto al latte prima di essere messo in vendita. Si tratta dell’omogeneizzazione.

L’omogeneizzazione è un processo di più recente invenzione, ed è la peggior cosa che abbia fatto l’uomo sulla produzione del latte. Durante il processo il latte è spinto attraverso un filtro molto fine a pressioni altissime. In questo processo, i globuli di grasso diventano più piccoli di dieci volte o più. Queste molecole di grasso si spargono uniformemente per tutto il liquido. Quando è omogeneizzato, il latte rilascia i suoi ormoni molto più velocemente, e bypassa così i normali processi digestivi, fornendo al corpo umano un eccesso di ormoni proteici. Le proteine che normalmente sarebbero digerite nello stomaco non sono ripartite e vengono invece immesse direttamente nel flusso sanguigno. Il processo di omogeneizzazione rompe un enzima nel latte, che nel suo stato più piccolo può poi entrare nel flusso sanguigno e reagire contro le pareti arteriose. In questo caso il corpo protegge la zona formando uno strato di colesterolo e del muco attorno alle ghiandole. A volte le proteine del latte omogeneizzato assomigliano ad una proteina umana e può diventare l’innesco per le malattie autoimmuni come il diabete o la sclerosi multipla. Due cardiologi del Connecticut hanno dimostrato che le proteine del latte omogeneizzato hanno la capacità di sopravvivere alla digestione.

E’ stata dimostrata essere la causa principale degli attacchi cardiaci di 300 persone sul totale di quelli avvenuti negli USA in 5 anni. Anche i bambini piccoli negli Stati Uniti mostrano segni di indurimento delle arterie.

Fonte: http://scienzanewthought.wordpress.com

Mucche transgeniche producono latte umano

Il Sunday Telegraph di Londra ha messo la notizia in prima pagina: 300 mucche-balie transgeniche capaci di produrre latte “umano”, buono per i neonati, sono già state allevate in Cina come fornitrici dell’alternativa perfetta al latte materno e a quello artificiale. Le hanno “create” – è questo il termine appropriato – alcuni scienziati cinesi, appunto, introducendo nei bovini specifici geni umani e forse tra una decina d’anni il prodotto delle straordinarie mammelle di questo tipo di mucche potrebbe giungere addirittura negli scaffali dei supermercati di tutto il mondo. Ma gli oppositori dei cibi transgenici gridano allo scandalo in Gran Bretagna: come se il famoso mostro Frankenstein fosse rinato, stavolta nella stalla, per fini alimentari. E promettono battaglia per fermare questa nuova frontiera delle modifiche genetiche. Continua a leggere

 

 

Acne e consumo di latte

L'acne si manifesta quando gli steroidi (ormoni androgeni) stimolano le ghiandole sebacee della pelle. Queste ghiandole creano una sostanza oleosa chiamata sebo.

Quando sebo, batteri e cellule della pelle morta si accumulano sulla pelle, i pori si bloccano creando i brufoli. Che cosa vi aspettavate? Quando gli adolescenti combinano gli ormoni della crescita con grassi saturi animali, colesterolo, steroidi, cellule del sangue morte e pus nella loro dieta, e' naturale che crescano i brufoli. C'e pero' una buona notizia: la cura e' semplicemente evitare il latte. Continua a leggere

Latte Contaminato: Nestlè e Tetrapak Condannate

L’INCHIOSTRO DI STAMPA APPLICATO ALLE CONFEZIONI AVEVA CONTAMINATO IL LATTE CONTENUTO ALL’INTERNO

Adesso le due multinazionali vengono condannate al pagamento dei danni a favore di due genitori. Accertato un danno di natura non solo alimentare ma psicologica. Secondo Altroconsumo la contaminazione era presente anche in altri prodotti.l giudice di pace di Giarre ha condannato la Nestlé Italiana e la Tetra pack international, al pagamento dei danni a favore dei genitori che avevano utilizzato latte Nidina per le loro due figlie. Continua a leggere